Mi rendo conto ogni volta che, anche se è una cosa che idealmente mi piacerebbe fare con una certa regolarità, leggo pochi romanzi/racconti/novellette di autori italiani autopubblicati. Per le solite ragioni: anche se non sembra sono estremamente schizzinoso con le mie letture e non sempre è facile trovare qualcosa che mi interessi nell’enormità dell’offerta self. Ma ogni tanto trovo qualcosa di interessante.

Qualche giorno fa mi ero impelagato in Memories of Ice (la parte immediatamente successiva all’assedio di Capustan è stata un po’ difficile da superare) e ho sentito la necessità di staccare un attimo dallo stile di Erikson e leggere qualcosa che speravo fosse rapido e soddisfacente. Mi sono ricordato che nel Kindle avevo una copia di Amsora di Marco Siena, acquistata quest’estate, che ancora dovevo leggere, così mi sono detto perché no e, vi dirò, è stata una buona idea.

Amsora è un horror, una sorta di slasher all’italiana ambientato nella provincia modenese, in una calda estate degli anni Ottanta. Lucio, il protagonista, e i suoi amici sono dei capelloni che in paese, il minuscolo Pioppeto d’Argine, sono considerati un po’ degli strambi perché, in un era di paninari, loro ascoltano gente come Ramones, Alice in Chains e Pearl Jam. E non solo la ascoltano, la suonano pure, dato che hanno formato un loro piccolo gruppo musicale che, proprio nella notte di Ferragosto, è stato ingaggiato per suonare a una festa che si terrà in un luogo top secret nel pioppeto che circonda il paese.

Ma, nella notte della festa, circola anche una vecchia leggenda, una di quelle storie folkloristiche tramandate di bocca in bocca che ogni paese possiede, che fa da catalizzatore per un orrore brutale che si risveglia nelle terre al di là dell’argine e con cui Lucio e i suoi amici dovranno misurarsi, per riuscire a rivedere il mattino.

La storia, che è una novelletta, mi è abbastanza piaciuta. È marcatamente divisa in due parti, con la prima che presenta Lucio e compagnia e introduce gli eventi della serata, e la seconda che racconta la terribile notte di Ferragosto. C’è uno spostamento tonale non indifferente tra la prima e la seconda parte, che hanno lunghezza abbastanza simile, tanto che ho letto la prima in qualcosa come un’oretta e la seconda in meno di un quarto d’ora. Quando la storia entra nel vivo dà il meglio di sé. Il ritmo è eccellente, la tensione palpabile e la suspense che si genera al momento del climax ti costringe quasi a fiondarti sulla pagina successiva.

Mi è anche piaciuto che Marco Siena abbia dedicato una parte non breve del testo all’introduzione dei personaggi (nonché dell’atmosfera della provincia italiana negli anni Ottanta, che magari non tutti ricordano/hanno vissuto – io ad esempio ero un poppante ai tempi). Spesso e volentieri capita, negli horror sia cinematografici che letterari, che i protagonisti e, più spesso, i coprotagonisti, siano solo delle macchiette o prive di personalità o che si limitano ad aderire a un ruolo stereotipato o alle richieste della trama. Prendersi del tempo per caratterizzare un personaggio è sempre una buona idea, specialmente se poi si suppone che io sia in ansia per il sopracitato personaggio.

Ciò detto, Amsora non è perfetto. Soffre un po’ della sua brevità, nel senso che è ho trovato, in fin dei conti, la storia un po’ troppo sbilanciata. La prima parte, benché utile, come ho detto sopra, è anche un po’ troppo lunga rispetto al resto della storia, e forse sarebbe stato meglio scorciarla in qualche punto a beneficio dell’azione (dopotutto questo è uno slasher, no?).

Tutto sommato, però, si tratta di una storia veloce e piacevole, che ha svolto la sua funzione di diversivo alla perfezione. Mi è anche servita per conoscere un autore italiano di cui non avevo letto niente fino a qualche giorno fa e che invece ha un catalogo di romanzi e racconti piuttosto interessanti su Amazon. Per esempio, non escludo di leggere in futuro Il nodo della strega che, già dalla presentazione che ho letto in coda ad Amsora ha catturato la mia curiosità.