Ogni volta che Guy Gavriel Kay se ne esce con un nuovo romanzo è per me occasione di gran giubilo. Se poi il romanzo in questione è una delle sue riletture del medioevo/rinascimento europeo, il mio entusiasmo è ancora maggiore, e le mie aspettative ancora più alte. Non per niente The Lions of Al-Rassan è uno dei miei romanzi preferiti.

I romanzi di GGK si possono dividere in due serie, ciascuno corrispondente a uno specifico universo narrativo. Anche se, in realtà, parlare di serie non è del tutto esatto perché, salvo alcune specifiche eccezioni, i romanzi sono tutti a sé stanti e hanno in comune solo l’ambientazione.

Da una parte abbiamo l’universo di Fionavar, che parte con la Fionavar Tapestry (trilogia di Fionavar in italiano) composta da The Summer Tree (La strada dei re), The Wandering Fire (La via del fuoco) e The Darkest Road (Il sentiero della notte). Ambientati nello stesso contesto, ma non direttamente collegati alla trilogia abbiamo Tigana (Il paese delle due lune), che è anche considerato uno dei migliori punti di inizio per affacciarsi a Kay, A Song for Arbonne e Ysabel.

Dall’altra parte ci sono quei romanzi ambientati in un Europa alternativa, che in ordine di lettura (non di pubblicazione) sono: la duologia The Sarantine Mosaic, composta da Sailing to Sarantium e Lord of Emperors, ispirati dalla Costantinopoli di Giustiniano I; The Last Light of the Sun, ispirato alle invasioni vichinge durante il regno di Alfredo il Grande; The Lions of Al-Rassan, ambientato durante un periodo equivalente alla Reconquista spagnola; e infine il qui presente Children of Earth and Sky. Ci sarebbero poi anche i due romanzi ambientati in un analogo della Cina medievale, Under Heaven e River of Stars, che sono abbastanza convinto siano parte dell’universo.

In ogni caso, Children of Earth and Sky.

Sono passati trent’anni da quando Gurçu il Distruttore ha espugnato Sarantium e ha fatto di lei Asharias, capitale del suo nuovo impero. Il resto del continente è in subbuglio, con il Sacro Impero Jaddita impegnato ad arginare l’avanzata degli ashariti in Sauradia. Tra le potenze in guerra, le piccole ma potenti repubbliche di Seressa e Dubrava, acerrime rivali, sopravvivono impiegando in egual misura diplomazia, denaro e spionaggio.

Pero Villani è un artista di buon talento ma scarsa fama che, con sua grande sorpresa, riceve un incarico importante direttamente dal duca di Seressa. Dovrà lasciare immediatamente la repubblica per raggiungere Asharias, dove dipingerà il gran califfo asharita alla maniera dell’occidente. Si tratta di un incarico estremamente pericoloso (a prescindere dai pirati che affollano il mare seressini, una parola sbagliata in presenza del califfo può significare la morte anche per un ospite proveniente dall’estero) ma anche l’occasione che potrebbe fare di lui un grande artista, conteso dalle corti di mezzo continente. Assieme a Pero Villani viaggiano Jacopo Miucci, un medico, e sua moglie, Leonora Valeri, una nobildonna di Mylasia (un medico sposato con una nobildonna – non sentite anche voi odore di bruciato?) che sono diretti a Dubrava dove Miucci eserciterà la sua professione.

Danica Gradek è rimasta sola al mondo, dopo che gli ashariti hanno distrutto il suo villaggio e ucciso la sua famiglia. Ancora giovane, e animata dal bisogno di vendicarsi, si unisce a un gruppo di pirati che hanno la loro base a Senjan, un piccolo villaggio in Sauradia.

A Mulkar, un ragazzino di nome Damaz, si addestra per entrare a tutti gli effetti nel corpo dei djanni, la temibile fanteria del gran califfo.

E le vite di Pero Villani, Leonora Valeri, Danica Gradek, Damaz e tanti altri personaggi sono destinate a incrociarsi quando il gran califfo Gurçu decide che è giunto il momento di inviare una grossa armata a nord, per espugnare la città di Worberg e guadagnare un punto d’accesso al cuore del Sacro Impero Jaddita.

Come tutti i romanzi di Guy Gavriel Kay, Children of Earth and Sky è nello stesso tempo semplice in apparenza eppure complicato. Presenta un cast piuttosto largo di protagonisti, coprimari e comparse, nonché una vasta quantità di luoghi e situazioni. Se da un lato tutto ciò può sembrare troppo, Kay è bravo a ridurre quella che, in mano altrui, avrebbe potuto trasformarsi in una narrativa enorme, a quelli che sono i suoi momenti essenziali, sia dal punto di vista della trama, sia da quello dell’evoluzione psicologica dei personaggi.

Proprio perché Children of Earth and Sky è un romanzo ambizioso, che in 560 pagine racconta una storia che avrebbe potuto riempire una trilogia, all’inizio si può avere l’impressione che i protagonisti si muovano senza una vera e propria direzione. In realtà si tratta di un aspetto della storia che sono arrivato ad apprezzare dopo averci riflettuto un po’ sopra: sì, è vero che i protagonisti si ritrovino a reagire ad eventi più grandi di loro, più che a essere il motore dell’azione, ma sono convinto che sia qualcosa di voluto. Children of Earth and Sky, in fin dei conti, è tanto una storia che parla tanto del rapporto di poteri tra alcuni regni e repubbliche in un’Europa rinascimentale alternativa, quanto una parabola su come il fato degli uomini dipenda dai capricci e dai desideri di coloro che li comandano, senza possibilità di influire sulle decisioni di questi ultimi. Pero, Danica, Leonora e tanti altri hanno in comune la caratteristica fondamentale di essere costretti a sottostare a un volere più grande, e non appartenente a loro. Sono pedine nel gioco di qualcun altro. La forza del romanzo è che, più avanti, alcuni di loro riusciranno a rompere questo squilibrio e prendere il controllo della loro vita, ma si tratta di un punto di arrivo, più che di una costante che guida il loro viaggio.

Nonostante Children of Earth and Sky mi sia piuttosto piaciuto, c’è un aspetto che mi è suonato stridente. I romanzi che Kay ambienta nella sua Europa alternativa sono fantasy senza magia. Genere che, lo sapete, a me piace un sacco. In Children of Earth and Sky, in realtà, qualcosa di soprannaturale c’è. E ho un po’ l’impressione che Kay se ne sia servito per dare una giustificazione a un evento, che accade nella seconda metà del libro, che in un mondo senza soprannaturale non si sarebbe mai risolto come è avvenuto nel libro. Sono supervago perché non voglio spoilerare niente, ma se leggerete il romanzo vi sarà chiaro fin da subito di cosa sto parlando. È un vero e proprio deus ex machina che mi ha fatto piacere un po’ meno il romanzo – ma si tratta, d’altra parte, dell’unica critica negativa che posso muovergli.

Se volete un grande affresco politico e umano, Children of Earth and Sky è il romanzo che fa per voi. Se volete personaggi multisfaccettati che evolvono in maniera organica, Children of Earth and Sky è il romanzo che fa per voi. Se volete personaggi femminili forti e indipendenti, ma anche coerenti con l’ambientazione storica in cui il romanzo ha luogo, Children of Earth and Sky è il romanzo che fa per voi. Se volete leggere un fantasy che offra qualcosa di più e che non suoni come la novellizzazione di una campagna di Sotterranei & Viverne o di un cartone animato giapponese, Children of Earth and Sky è il romanzo che fa per voi.

Non ho molto altro da aggiungere. Come sempre Guy Gavriel Kay si è dimostrato non solo all’altezza delle mie aspettative, ma anche e soprattutto uno dei migliori (e tristemente più ignorati) autori fantasy in attività.