Quando ho deciso di leggermi tutti i duecento e passa libri della serie Cosmo Oro pubblicata nei bei tempi che furono dall’Editrice Nord, sapevo che sarei incappato in qualche libro che non mi sarebbe piaciuto. Non pensavo accadesse così presto nel percorso e con così tanta frequenza.

Purtroppo le vecchie storie di fantascienza hanno la tendenza a invecchiare piuttosto maluccio e, a mio avviso, Slan di A.E. van Vogt è una di queste.

Slan ci racconta le avventure del giovane Jommy Cross, che fa parte di una razza sovrumana, gli Slan, per l’appunto. Gli Slan sono in grado di leggere la mente e sono anche in possesso di poteri telepatici e superforza. Dopo una guerra che li ha contrapposti al genere umano, e le continue accuse di violenze e atrocità, gli Slan sono considerati un pericolo pubblico e cacciati a vista. Così incontriamo Jommy intento a scappare dalle forze di polizia di Centropolis, dopo l’uccisione della made e del padre, e lo seguiamo durante la sua lunga fuga, mentre tenterà non solo di salvare sé stesso, ma anche di portare a compimento la missione di una vita.

Questo romanzo è parecchio improntato all’azione, com’è lecito aspettarsi da una storia di fantascienza pulp degli anni Quaranta. La vita di Jommy è divisa tra un’infanzia di fughe e sotterfugi, trascorsa alla mercé della terribile Nonnina (una vecchia ubriacona dedita alle peggiori attività immaginabili), e una giovinezza di invenzioni una più strabilianti dell’altra e prodigi scientifici.

Inoltre la storia ci offre un punto di vista (troppo breve, a mio avviso) in quella che è la società distopica e più o meno dittatoriale di Centropolis, guidata da Kier Gray, che ha giurato di sterminare la minaccia degli Slan. Kathleen, anche lei una Slan più o meno dell’età di Jommy, è prigioniera di Kier Gray e vive, a dispetto dei suoi poteri, costantemente sotto minaccia.

Slan ha molti spunti da offrire al lettore. Dal razzismo alla diversità, dal genocidio alla dittatura, non si può dire che questo libro non dia spunti. Il problema è che la storia non li sviluppa mai per bene, preferendo incanalarsi nei binari dell’avventura più pura. Che non è male, ma è senz’altro uno spreco. Basti vedere in tutte le storie di quegli anni (Aarn Munro il gioviano e Furia, per citare due predecessori di questo romanzo) in cui la reazione media del protagonista all’idea di commettere un genocidio è: “Um, perché no? Dopotutto non ho impegni questo sabato”. Ecco qui il genocidio Jommy vuole prevenirlo, pensa un po’!

A mio avviso il problema principale di Slan, però, è che è datato. Sono più che sicuro che la traduzione italiana non abbia aiutato, ma l’ho trovato molto poco scorrevole e, in ultima analisi, non in grado di tenere il mio interesse. Voglio dire, il minimo che un romanzo improntato all’azione pura, perché questo è Slan, dovrebbe fare è tenere vivo l’interesse di chi legge. Invece vi confesso di aver praticato, soprattutto nella seconda metà del romanzo, il salto del paragrafo con una certa disinvoltura. E me ne vogliano i fan della fantascienza che, da generazioni, amano questo romanzo. Sorry, per me è no.

La prossima volta, verosimilmente l’anno prossimo, sarà il turno di un vero e proprio caposaldo della fantascienza (che ho già letto quindici/vent’anni fa, ma di cui non ricordo una cippa), ovvero il monumentale Dune di Frank Herbert.