Da quando l’anno scorso mia sorella ha spawnato l’umano di livello 1 sono alle prese con il dilemma di come essere lo zio figo senza per questo lasciare che il sopracitato umano di livello 1 ristagni al livello culturale neanderthaliano che accomuna i giovani di adesso, e temo proprio accomunerà anche quelli dei prossimi dieci-quindici anni.

La soluzione che ho trovato è semplice e passivo-aggressiva allo stesso tempo. Ogni volta che c’è da regalargli qualcosa, quando sarà più avanti con l’età, gli regalerò (in aggiunta al regalo da zio figo) anche un libro. Anche se non avrà voglia di leggerli di primo acchito, ogni volta che passerà loro davanti si ricorderà di me e di quanto mi sta deludendo, e alla fine si costringerà a prenderne in mano uno perché il senso di colpa è troppo forte.

Ho ancora qualche anno per decidere di preciso quali libri cominciare a propinargli (partendo dal presupposto che mia sorella ha già stabilito di educarlo a pane e Harry Potter), ma penso che la trilogia degli Eliminatori di Brandon Sanderson possa essere un buon candidato.

Scostandosi per un attimo dal genere fantasy che principalmente lo contraddistingue, Sanderson ha prodotto una serie supereroistica ambientata in un mondo cupo e distopico.

Steelheart, il primo romanzo della trilogia, è ambientato in un presente alternativo in cui Calamity, un misterioso bagliore nel cielo simile a una stella, fa la sua comparsa e dona a uomini e donne poteri sovrumani, trasformandoli in veri e propri supereroi che vengono chiamati Epici. Il romanzo ha inizio quando il più potente degli Epici di Chicago, Steelheart appunto, decide di prendere il controllo sulla città e diventarne il signore e padrone. Il suo primo atto di tirannia è attaccare e distruggere un’affollata banca cittadina. David è l’unico superstite di questo attacco, nel quale ha perso suo padre, e giura a sé stesso di vendicarsi di Steelheart a qualsiasi costo. Perché, per quanto potente e invincibile possa sembrare Steelheart, David quel giorno lo ha visto sanguinare, e quindi sa che perfino lui ha un punto debole.

David passa i seguenti otto anni a sopravvivere per le strade di Newcago, la città trasformata dai poteri di Steelheart. Non ha dimenticato i suoi propositi di vendetta, ma sa anche che lanciarsi in un’impresa del genere senza prima essere preparati equivale a una morte certa. Il che significa studiare gli Epici della corte di Steelheart, per cercare di capire i loro poteri e imparare i loro punti deboli. E proprio durante una delle due ricerche, David si imbatte negli Eliminatori, i leggendari guerriglieri che si oppongono al regime di Steelheart e che hanno fatto dell’uccidere Epici il loro punto forte.

Con l’aiuto degli Eliminatori, e grazie alle sue ricerche sugli Epici e i loro punti deboli, forse David potrà finalmente colpire Steelheart. E vederlo sanguinare di nuovo.

Non ho mai capito perché il genere supereroistico non sia maggiormente diffuso, specialmente visto che negli ultimi anni siamo letteralmente sommersi di film con supereroi. In realtà i romanzi di tale genere sono poco diffusi e, per la maggior parte, di scarso successo. Steelheart si dimostra un’eccezione alla regola. E non solo perché dietro la tastiera c’è uno scrittore affermato e di gran seguito.

Steelheart è un’avventura molto classica, in cui abbondano i colpi di scena e scene d’azione intense e frenetiche. È sostenuto da un’ambientazione che, come spesso accade nei romanzi di Sanderson, ha carattere e personalità, anche se qui passa in secondo piano rispetto a quello che è il worldbuilding di un fantasy epico. Insomma, la perfetta definizione di un buon libro per una lettura spensierata e senza pretese.

Come sempre accade con Sanderson (io di libri suoi ne ho letti due, e in entrambi ho riscontrato questo problema – e ho sentito dire di non essere l’unico ad averlo fatto) il punto debole del romanzo sono i personaggi. Li ho trovati abbastanza piatti, monodimensionali quando non addirittura monocaratteristica. Sanderson ha fatto del suo meglio per dare a ognuno di essi una propria voce (e ho trovato abbastanza divertenti alcuni di questi escamotage, tipo che David ha la tendenza a sparare similitudini e metafore che non stanno né in cielo né in terra) ma non ho avuto l’impressione che sia riuscito a caratterizzarli con efficacia al di là di quello che è il ruolo narrativo che ricoprono. In effetti, come il sarcasmo imbarazzante e raccapricciante di Shallan in La via dei re, alcuni tentativi di caratterizzazione presenti in questo romanzo mi hanno cavato uno yuck! per niente impressionato. Magari Sanderson non è un grande caratterizzatore, che vi devo dire.

Direi che tutto sommato Steelheart non è il romanzo più sofisticato di Sanderson, né il più cervellotico, né quello con i plot twist più sconvolgenti. Non ha la sofisticatezza di storie di supereroi che si possono leggere nei fumetti (ad esempio Injustice: Gods Among Us ha una trama più o meno simile ma, in fin dei conti, è una storia migliore, così come lo è Kingdom Come di Mark Waid e Alex Ross) Ma nello stesso tempo non posso negare di essermi goduto ogni singola pagina e di averlo letteralmente divorato come non mi accadeva da parecchio. Per cui il mio consiglio è se state cercando una lettura divertente e rapida, che abbia il sapore di un blockbuster estivo formato libro, Steelheart è una scelta più che valida.

Per quanto mi riguarda leggerò i sequel il prima possibile, incluso il racconto Mitosis che ho, ehm… reperito nella forma di una traduzione amatoriale.