Udite udite quest’anno dopo svariati tentativi sono riuscito a completare la mia prima Goodreads Reading Challenge. Bravo me. E l’ho fatto concludendo la lettura di The Spider’s War, quinto e ultimo romanzo della pentalogia The Dagger and the Coin di Daniel Abraham (recensione settimana prossima). Terminare la lettura di una serie è qualcosa che dà sempre una certa soddisfazione, e che dovrei fare più spesso, visto che il più delle volte ci metto veri e propri secoli.

Ma visto che, per l’appunto, la Reading Challenge del 2016 è terminata e bisogna già cominciare a pensare a quella del 2017, perché non focalizzarsi su quelle serie che ho cominciato in passato e di cui mi piacerebbe concludere la lettura nel corso del prossimo anno?

broken-empire-series-mark-lawrenceMark Lawrence – The Broken Empire

In realtà più che finire la trilogia che racconta le gesta del principe sociopatico Jorg Ancarth dovrei ricominciarla daccapo. In italiano. Per mia fortuna ho approfittato dell’edizione omnibus dell’Editrice Nord e di un buono Feltrinelli.

Ammesso di volersi portare in giro un tomone di novecento e passa pagine, agile e maneggevole quanto un codice di procedura penale (che poi tutto è relativo: l’altro giorno ho visto in metropolitana un tizio che leggeva con nonchalance Il mondo del ghiaccio e del fuoco, per cui…) non dovrei avere problemi a fare ritorno nel mondo fantasy-forse-postapocalittico-decisamente-grimdark di Mark Lawrence.

cixin-liu-remembrance-earths-pastCixin Liu – Remembrance of Earth’s Past

La storia di The Three-Body Problem, sebbene non così stratosferica da farmi esplodere il cervello di meraviglia, alla fine della fiera l’ho trovata abbastanza interessante. I due seguiti del romanzo premio Hugo dell’autore cinese Cixin Liu proseguono le vicende cominciate in The Three-Body Problem, allargando il respiro della storia e trasformando quella che era, in fin dei conti, una fantascienza alquanto “bassa” nella sua evoluzione naturale. E comprendo di suonare estremamente vago, ma sto cercando di evitare il più possibile di fare spoiler.

Se lo volete, al massimo, potete leggervi la recensione.

soldariver-900x450Robert Jackson Bennett – The Divine Cities

Non credo di essermi lasciato scappare un’occasione che sia una per ribadire quanto mi è piaciuto City of Stairs di Robert Jackson Bennett, con il suo mondo fatto di imperi conquistati e città segnate dalla morte degli dèi che un tempo le controllavano. L’unica cosa che ho omesso di fare è una recensione vera e propria (cosa sulla quale continuerò, con buona probabilità, a soprassedere).

Niente paura, però, perché City of Stairs ha due seguiti: il primo, City of Blades, è uscito quest’anno e già si trova in mio possesso. Il secondo, invece, che si intitola City of Miracles, è previsto che veda le stampe l’anno prossimo. E qui c’è da stare attenti, perché se i sequel sono all’altezza dell’originale c’è davvero il rischio di trovarci tra le mani una delle migliori serie fantasy degli ultimi anni.

the2bdragonbone2bchairTad Williams – Ciclo delle spade

Nonostante Il trono del drago non mi abbia fatto impazzire, con la sua estrema derivatività (che non so se sia una parola che esiste o meno, ma fate finta che lo sia), il Ciclo delle spade di Tad Williams si merita comunque un posto nella mia cinquina per un semplice motivo. No, non che è un classico del fantasy che andrebbe letto più per cultura che per altro.

La vera ragione è un’altra: ho già comprato i due seguiti, uno dei quali è spezzato in due a dire il vero, e mi secca tenerli lì, sullo scaffale della vergogna, a prendere polvere.

wiagb4Steven Erikson – Libro Malazan dei caduti

Qui siamo più nel campo del whishful thinking che della realtà, ma l’anno prossimo vorrei portarmi avanti nella lettura di Malazan quel tanto che basta per superare lo scoglio di Midnight Tides. Il che significa anche leggere House of Chains, che non sarà una passeggiata, ahimè.

C’è da dire che Memories of Ice, l’ultimo libro di Malazan scritto da Erikson che ho letto fin’ora, è anche quello che mi è piaciuto di più, soprattutto perché, finalmente, ci si prende del tempo per spiegare al lettore che cosa cavolo sta succedendo e vengono rivelati un paio di retroscena che aiutano a far combaciare i pezzi. Per cui magari non tutto è perduto. Certo, non conterei di ritrovarmi qui, su questo blog, a dicembre dell’anno prossimo, a gongolare di aver finito in un anno la saga di Malazan. Anche all’immaginazione più sfrenata c’è un limite.