Nel 2013 un giovane e innocente book blogger cercava di riempire l’attesa di The Winds of Winter, il sesto romanzo di A Song of Ice and Fire di George R.R. Martin, cominciando a leggere una serie di romanzi fantasy scritta da Daniel Abraham, che di George R.R. Martin è il protetto.

Quasi alla fine del 2016 quello stesso book blogger, ora smaliziato e disincantato, ha ultimato la lettura del quinto e ultimo romanzo della serie di Daniel Abraham. E ha un po’ le palle girate. Con George R.R. Martin, perché ancora non si è deciso a cavare fuori The Winds of Winter – che a questo punto sarebbe bastato scrivere una pagina al giorno per avere il libro bello che completo –, ma anche con Daniel Abraham. E, con quest’ultimo, proprio a causa della serie-riempitivo.

The Spider’s War è l’atto finale di The Dagger and the Coin, pentalogia cominciata con The Dragon’s Path, originariamente pubblicato nel 2011, e incentrata su una guerra, fomentata da un antico culto religioso, che contrappone il regno di Antea, guidato dal Reggente Geder Palliako durante la minore età del re Aster, a una serie di personaggi che comprendono Marcus Wester, ex soldato e mercenario, Cithrin Bel Sarcour, che da giovane orfana mezzosangue è finita per dirigere la filiale di Porte Oliva della Medean Bank, la baronessa Clara Kalliam, nobile anteana caduta in disgrazia, e una compagnia di attori itineranti.

In The Spider’s War tutte le carte sono definitivamente scoperte, e Marcus, Cithrin, Clara e i loro alleati devono arrestare una volta per tutte l’espansione di Antea e, insieme a essa, il culto della dea ragno, con i suoi preti in grado di piegare le menti di chi ascolta le loro voci e individuare chi sta mentendo loro. E mentre Marcus, Cithrin e Clara radunano i loro alleati per la battaglia finale, ad Antea anche Geder comincia ad avere dei dubbi sul suo operato da lord reggente e sull’influenza che Barsahip e i preti della dea ragno stanno avendo sul regno e sul continente intero.

Sto leggendo The Dagger and the Coin dal 2013 e ora che l’ho conclusa posso confermare che, a mio avviso, si tratta di una grossa delusione. Un’occasione mancata. La serie in sé non è mai riuscita a realizzare il potenziale che esprimeva in The Dragons’ Path. Già recensendo The Tyrant’s Law e The Widow’s House lamentavo questo calo qualitativo, ma ho continuato a darle il beneficio del dubbio perché, chissà, magari il finale è davvero esplosivo.

Beh, non lo è stato. Ora che l’ho finita per intero, posso dire che The Dagger and the Coin si è rivelata una delusione. Dopo un inizio convincente la serie si è infilata in una spirale discendente dalla quale non è più uscita. The Spider’s War ne è un eccellente esempio. Si tratta di un romanzo scolastico, prevedibile e – cosa abbastanza grave per quello che dovrebbe essere l’epico finale di una saga in cinque volumi – dimenticabile.

La storia si risolve senza che niente di veramente eclatante sia successo nelle sue quasi cinquecento pagine. Ha una risoluzione, e si tratta di una risoluzione che, sì, risponde ad alcuni interrogativi ancora aperti e sistema ordinatamente le pedine dal tavolo di gioco alla loro scatola, da riporre poi nell’armadio a prendere polvere, ma le manca una scintilla, un momento a effetto in grado di far dire al lettore ehi, sono contento di aver seguito questa serie per tutti questi anni.

Il motivo per cui ho sempre considerato The Dragon’s Path un romanzo ben riuscito e un ottimo inizio di serie è stato (e se state leggendo questa recensione posso presumere che abbiate già letto The Dragon’s Path per cui non si tratta di uno spoiler) la distruzione di Vanai a opera di Geder Palliako. Quello è il momento in cui tra me e la serie è scattato qualcosa. La distruzione di Vanai non solo è stata un evento brutale, ma il personaggio che l’ha perpetrata fino a quel momento sembrava il classico bravo ragazzo un po’ timido e impacciato senza un solo grammo di cattiveria in corpo. Ho letto i quattro seguiti di The Dragon’s Path aspettandomi un altro momento simile, a livello di impatto drammatico, alla distruzione di Vanai, purtroppo invano.

In effetti, tutto ciò che segue The Dragon’s Path diventa talmente scolastico e impostato che, a lettura ultimata, non capisco la necessità di dividere la serie in cinque romanzi. Voglio dire, qualunque scrittore, anche mediocre, sarebbe riuscito a dire le stesse cose di Abraham in una trilogia, o magari anche meno. Ho come l’impressione di aver letto, dal 2013 a oggi, tante pagine di filler. E la cosa mi preoccupa, perché ho recentemente comprato i primi tre romanzi dell’Expanse, sempre scritto da Abraham, che tutti mi dicono sia figo ma ora sono un po’ titubante all’idea di leggere perché, sul serio, qui ridendo e scherzando i libri sono nove e nove libri di filler me li evito più che volentieri.

Inoltre, in The Spider’s War, e specialmente nel finale, la struttura di capitoli divisi per POV tutti lunghi più o meno lo stesso numero di parole mostra tutte le sue debolezze e rende la lettura un attimino più irritante, anche se questo è niente a confronto dell’irritazione suscitatami dalla moscezza del finale.

Il che è un gran peccato, perché The Dagger and the Coin aveva davvero il potenziale per essere qualcosa di speciale.

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