Dunque, ecco come stanno le cose: questo è il primo degli ultimi tre post per il 2016, dopodiché, salvo ragioni straordinarie, mi prenderò una pausetta fino a gennaio. Spero di usare il tempo per scrivere un po’, ma conoscendomi è meglio non metterci la mano sul fuoco.

Quest’oggi, in ogni caso, parliamo un pochetto di quelli che sono anche gli ultimi acquisti librari dell’anno. Si tratta di due romanzi, uno sul quale volevo mettere le mani da parecchio tempo senza mai trovare l’occasione giusta, e l’altro è un esordio non solo di un autore ma, per certi versi, di una casa editrice.

Il primo romanzo che va ad aggiungersi allo scaffale della vergogna è The Years of Rice and Salt di Kim Stanley Robinson.

Partendo dal presupposto che la storia alternativa è un genere sempre affascinante, non sto a dirvi che due coglioni quando il punto di divergenza con il nostro continuum temporale ha a che fare con i nazisti, la seconda guerra mondiale o, in maniera minore, la guerra civile murikana. Per cui un romanzo come The Years of Rice and Salt, in cui il punto di divergenza è l’epidemia di peste bubbonica del quattordicesimo secolo, che invece di sterminare il 30-60% della popolazione europea, ne elimina invece il 99%, non può che essere una gradita curiosità. Si tratta quasi di un romanzo storiografico, che si dipana dagli anni immediatamente successivi all’epidemia, fino al ventunesimo secolo, e racconta le varie trasformazioni di un mondo non più europacentrico ma influenzato dall’islam e dal buddismo.

Ecco la sinossi presa da Goodreads:

2723It is the fourteenth century and one of the most apocalyptic events in human history is set to occur – the coming of the Black Death.

History teaches us that a third of Europe’s population was destroyed. But what if? What if the plague killed 99 percent of the population instead? How would the world have changed?

This is a look at the history that could have been: a history that stretches across centuries, a history that sees dynasties and nations rise and crumble, a history that spans horrible famine and magnificent innovation. These are the years of rice and salt.

Mi dicono dalla regia che il libro esiste anche tradotto in italiano, si intitola Gli anni del riso e del sale ed è stato pubblicato dalla Newton Compton, ma siccome non è più stato ristampato, ho optato per l’edizione in lingua originale.

Il secondo romanzo che ho comprato è Ultima Oasi di Alfonso Zarbo. A motivare l’acquisto, se devo essere spassionatamente onesto, è stato più l’interesse per la casa editrice che non per l’opera o il suo autore. Sì, ho scelto il libro perché la trama suona abbastanza interessante per un’avventura disimpegnata, ma la relatà è che questo è uno dei primi due romanzi pubblicati dalla nuova Gargoyle. Ora, la vecchia Gargoyle a me piaceva, perché ha portato in Italia alcuni fantasy di buona qualità, da Abercrombie a Jo Walton, oltre a pubblicare alcuni autori italiani (di qualità decisamente inferiore alle loro controparti estere, almeno per quello che ho avuto modo di leggere). Non so per quale motivo preciso sia fallita, forse per i titoli troppo di nicchia che costavano più della media, forse per il cocciuto rifiuto di distribuire anche in formato digitale, forse perché c’era crisi. Non lo so. Sta di fatto che ora la Gargoyle è risorta dalle fiamme e voglio vedere di che pasta è fatta.

In ogni caso, la sinossi:

33239019Il sole rischia di esplodere. Per la prima volta, nel mondo, è la luce a fare paura. Il caldo s’insinua negli stracci dei poveri e nelle corazze dei cavalieri, distrugge i raccolti, prosciuga mari e oceani. Ultima Oasi, però, sopravvive. Ma il suo destino, e quello del mondo intero, è nelle mani di due ragazzi.

Arkan è un sedicenne. Vive nel deserto. In esilio. Non ricorda nulla della sua infanzia da principe a Ultima Oasi, non ha nemmeno avuto il tempo di viverla. Il suo obiettivo è difendere i confini dell’ultimo impero dai predoni. Alla morte del suo tutore, parte per Ultima Oasi: intende chiedere rinforzi e provviste a suo padre. Ad accompagnarlo, un tuareg dal muso lungo, una schiava giunta dal nulla e una tigre che lo segue ovunque. Ma tutti e tre nascondono un segreto.

Dhaki ha sempre avuto quello che gli agi e l’influenza del padre potevano offrirgli: erede legittimo di Ultima Oasi, soldato addestrato e, presto, capitano nelle forze elette dell’impero. Ma qualcosa va storto. Forze ignote e intrighi di potere lo spingono a dubitare, a indagare. Ciò che scopre cambierà drasticamente la sua vita e quella di chi gli è vicino.

In un impero circondato dal vuoto, un assassino con un passato da principe e un principe con un passato da assassino dovranno affidarsi all’intuito e alla spada. Prima che sia troppo tardi, per tutti.

E voi avete fatto acquisti questa settimana? Oppure avete approfittato del ponte dell’Immacolata e siete partiti per la settimana a Cadore, da bravi impiegati del catasto? O siete ancora in coda per andare a fare le consultazioni con Mattarella?