Quest’oggi volevo affrontare un tema di rilevanza globale, che scommetto ci ha colpito un po’ tutti quanti nel profondo.

Dunque, la settimana scorsa stavo leggendo La maschera e le tenebre, di Jacqueline Carey, il romanzo conclusivo della trilogia di Phèdre. Ci scriverò una recensione più approfondita in seguito, tendenzialmente settimana prossima, ma per il momento vi basti sapere che mi è piaciuto. Mi è piaciuto quel tanto che basta per decidere di acquistare il seguito, ovvero il primo romanzo di una nuova trilogia avente come protagonista un personaggio introdotto in La maschera e le tenebre. E quando dico “primo romanzo” intendo in realtà i primi due romanzi, perché in Italia l’Editrice Nord ha ben pensato di dividere in due i tre libri della serie (che, uniti, avrebbero formato un romanzo lungo circa 800 pagine, ossia le stesse identiche dimensioni di quelli della prima trilogia).

Ma, no, questo post non è una lamentela sulla pratica antipatica e truffaldina di dividere a metà un romanzo quando non vi è alcun motivo ragionevole per farlo.

Niente affatto. Il tema di questo post è: perché i due libri in cui è diviso il primo romanzo della nuova serie di Jacqueline Carey hanno delle copertine improponibili?

Voglio dire, mirate:

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Io questi libri devo leggerli sui mezzi pubblici, dove la gente può vedermi e giudicarmi. Perché devo espormi al pubblico ludibrio con copertine che sarebbero fuori luogo appiccicate al più becero dei romanzi rosa?

Posso capire che il target ideale di lettori per i romanzi della Carey siano le donne, e che la prima trilogia sia stata spacciata per fantasy erotico quando ciò è vero solo in parte (Phèdre è sempre un’anguissette, una praticante di prostituzione rituale, ma l’erotismo in sé va via via smorzandosi fino a sparire quasi del tutto nel terzo libro – cosa di cui parleremo, nel caso, in occasione della recensione). Posso anche capire che questi due libri siano stati pubblicati nel pieno dell’epoca Twilight (ricordate Twilight?) quando tutti i romanzi dedicati anche solo minimamente a un pubblico femminile dovevano avere in copertina un’immagine, meglio se semplice o romantica o sensuale, contrapposta a un pesante sfondo nero. Oppure i classici della letteratura dovevano avere in copertina uno gnokko (beh, neanche sempre), ma questa è un’altra storia.

La cosa che mi fa sorgere delle perplessità è che il protagonista della trilogia non è nemmeno più una donna, come accadeva per Il dardo e la rosa e i suoi seguiti. In questa seconda trilogia (o esalogia) il protagonista è Imriel de la Courcel, che non solo è maschio e non è un praticante di prostituzione rituale come Phèdre, ma è anche un twinkino quindicenne al momento dell’inizio della sua storia. Avete mai visto un quindicenne? Sono orribili. Per questo le uniche che se li cagano sono le quindicenni. E, almeno stando a quanto ho letto sull’internèt, di erotismo ce ne dovrebbe essere ben poco, se paragonato alla saga di Phèdre (e tanta grazia, avete presente un quindicenne arrapato? Una volta lo sono stato e, credetemi, non volete leggere un romanzo che dettagli le mie peripezie amatorie del tempo).

E, sì, posso ammettere che in parte è la mia fragile mascolinità a parlare — la stessa fragile mascolinità che non ci vede quasi niente di male a sfoggiare sui mezzi pubblici romanzi con in copertina draghi ruggenti e cavalieri con spada e armatura — ma, per quanto mi riguarda, quelle due copertine sono improponibili. Ma si tratta anche di un discorso più generale, che mi porta a interrogarmi sul cosa spinga una casa editrice a scegliere una determinata copertina in luogo di un’altra. O a rubarla, nel caso di Fazi.

Ad esempio, qualche mesetto fa avevo menzionato l’acquisto di The Builders di Daniel Polansky. Ebbene, The Builders sarà pubblicato anche in italiano da Acheron Books. Una buona notizia: finalmente una casa editrice che porta in italia una novella che è un po’ diversa da tutto quel fantasy dozzinale che infesta i cataloghi degli editori italiani. Il problema è che hanno deciso qualche settiana fa di rivelare la copertina dell’edizione italiana, che, a essere generosi, non mi ha convinto del tutto, specialmente se raffrontata all’originale americana.

O vogliamo parlare della povertà assoluta della cover che la vecchia Gargoyle apppioppò a Un altro mondo di Jo Walton, in luogo della cover originale?

Ecco, io sono una persona semplice, dalla mente semplice, ed ero rimasto che lo scopo della copertina di un romanzo fosse quello di intrigare il lettore, catturando la sua attenzione tra una vasta gamma di alternative. Non di essere talmente generica, bruttina e pure improponibile da costringerlo all’acquisto supplementare di una sovracoperta.

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