Se siete lettori di vecchio corso, magari vi ricordate che ho fatto una lista simile a quella che mi accingo a proporvi anche tre anni fa, con i film del 2013. Poi non so perché ma ho trascurato quella che aveva il potenziale per diventare una tutto sommato interessante rubrichetta annuale.

Questa volta cerchiamo di riprendere la tradizione. Ogni anno, lo sapete, l’Academy of Motion Pictures, Arts and Science consegna i suoi prestigiosi Academy Awards (Oscar, per gli amici) alle eccellenze nei vari campi del processo cinematografico, dagli attori, ai registi, agli sceneggiatori, a tutti quegli aspetti tecnici che rendono memorabile un film senza che magari lo spettatore se ne accorga. Quest’anno, la cerimonia avrà luogo questa domenica e siccome sono un adulto e devo lavorare, non riuscirò a guardarla live tramite stream come facevo ai gloriosi tempi dell’università.

Ovviamente, il premio più ambito è quello che sancisce il miglior film dell’anno, per ottenere il quale produttori e distributori si affrontano in una guerra pubblicitaria senza risparmiare danari. Il che spesso riduce i film papabili a una serie di soliti noti che hanno “materiale da Oscar” scritto in fronte già al momento della pre-produzione.

Con questo non voglio mettere in discussione il merito dei film nominati a, o che vincono l’Oscar. Quest’anno, ad esempio, i due favoriti, La La Land e Moonlight, sono entrambi gran bei film (anche se il mio preferito in assoluto è forse Manchester by the Sea — e mannaggia a me non ho ancora visto Arrival). Eppure ogni anno di film belli ce ne sono a dozzine. Molti sono magari indipendenti, o stranieri, e passano sotto il radar della più grande manifestazione cinematografica del mondo. E questo è un peccato.

Questa lista, quindi, raccoglie una decina di film che a me personalmente sono piaciuti, ma che non fanno parte del club di quelli che hanno ricevuto una candidatura agli Oscar.

Nel caso vi interessi, il film che avrebbe occupato il primo posto nella lista relativa al 2014 sarebbe stato Gett: The Trial of Viviane Amsalem (Viviane), mentre nel 2015 Me and Earl and the Dying Girl (Quel fantastico peggiore anno della mia vita).

10) Weiner

Il primo film in lista è un documentario sul politico statunitense Anthony Weiner, uno che non le manda a dire e che era considerato da più parti l’astro nascente del partito democratico. Fino a che non ha twittato a una tizia la foto del suo uccello. Segue umiliazione pubblica e caduta in disgrazia. Mesi dopo, però, Weiner ha deciso che, fanculo tutto, si sarebbe candidato a sindaco di New York.

Il film segue Weiner durante la campagna elettorale per le primarie democratiche e, se detto così sembra noioso, è perché non avete molta dimestichezza con l’assoluto delirio che può essere una campagna elettorale murikana.

Weiner, infatti, parte da una premessa semplice per diventare una disamina dello stato della politica statunitense e del potere stesso. A ripensarci adesso, poteva essere quasi un campanello d’allarme che tentava di mettere in guardia sui Donald Trump del futuro.

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9) Little Men

Little Men racconta una storia semplice: due ragazzini diventano amici, ma la loro amicizia entra in crisi perché le rispettive famiglie sono impelagate in un contenzioso economico. Si tratta di una storia semplice, narrata per momenti, che fa dell’estrema onestà delle interpretazioni, soprattutto quelle dei giovani attori, il suo punto di forza.

Personalmente mi aspettavo qualcosa di simile a una piccola commedia indipendente stile Little Miss Sunshine, quando invece Little Men punta più sull’umanità dei suoi personaggi e sulla sensazione di malinconia – malinconia, non depressione – che lo percorre.

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8) Slash

Sapete cos’è la slash fiction, vero? È il genere più esecrabile di fanfiction, quello in cui l’autore prende due personaggi e li fa zompare come conigli per qualche migliaio di parole o giù di lì.

In Slash, il protagonista Neil è un ragazzo che scrive slash fiction su un personaggio che si chiama Vanguard, e un giorno incontra una ragazza un po’ più grande di lui che lo spinge a pubblicare online le sue storie. Slash è una parte storia d’amore tra personaggi atipici e fuori dall’ordinario, e una parte un film sul trovare sé stessi grazie all’arte. È anche un film in cui la bisessualità non viene trattata come un momento di passaggio tra il fingere di essere eterosessuali a causa della pressione sociale e l’accettare di essere omosessuali, il che è abbastanza innovativo, per lo meno per Hollywood.

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7) 10 Cloverfield Lane

Tra i film in questa lista (dato che ho deciso di omettere Batman v. Superman, che pure mi è piaciuto un bordello ma che, lo ammetto, ciò potrebbe essere dovuto più al fatto che sono un fanboy democristiano che ai meriti di Snyder) 10 Cloverfield Lane dovrebbe essere il più conosciuto.

Una donna, Michelle, è vittima di un incidente stradale e, quando si risveglia, scopre di essere chiusa in un rifugio antiatomico appartenente a Howard, che rifiuta di farla uscire perché, dice, qualcosa di terribile è successo nel mondo esterno. Questa la storia in breve, se vi interessa saperne di più vi rimando alla mia recensione.

Nel cercare di spiegarmi perché 10 Cloverfield Lane si trovi nella lista dei miei film preferiti del 2016, sono giunto alla conclusione che sia tutto per merito di John Goodman. John Goodman che siamo abituati a vedere nei panni del bonaccione, o magari dell’executive senza scrupoli. John Goodman che qui è terrificante. A mio avviso una delle migliori interpretazioni dell’anno.

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6) Train to Busan (Busanhaeng)

E a proposito di horror, forse avete sentito parlare di Train to Busan.

Si tratta di un film coreano che segue le vicissitudini di un gruppo di passeggeri del treno che percorre la tratta Seoul-Busan nel bel mezzo di un’epidemia zombie. Train to Busan è un film di zombie che, seppure non aggiungendo nulla di nuovo al genere (e grazie a dio, perché di gente che vuole aggiungere qualcosa di nuovo al genere zombie è pieno il dimenticatoio) riesce a confezionare un prodotto classico, ad alto tasso di intrattenimento, con momenti di adrenalina, paura, e perfino umorismo. Può essere anche letto come una critica alla moderna società coreana (dopotutto è sia un film di zombie sia un film asiatico, per cui una spolveratina di critica sociale è d’obbligo) ma la “morale” non viene martellata in testa a chi guarda e, se si ha voglia, si può benissimo ignorare e focalizzarsi sugli zombie.

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5) Closet Monster

L’anno scorso ho visto la serie televisiva American Crime (non la cafonata di Ryan Murphy su O.J. Simpson, quella con Felicity Huffman), e devo dire che ne sono rimasto favorevolmente impressionato. Si tratta di una serie antologica in cui, ad ogni stagione, un crimine viene esaminato attraverso i punti di vista delle persone che ne sono toccate. La prima stagione era ok. La seconda semplicemente stratosferica. Non solo ha avuto le palle di affrontare il tema dello stupro in cui la vittima è un uomo, ma lo ha fatto aggiungendo a un cast già di per sé fantastico (ho finito i superlativi per spiegarvi quanto bravi sono Felicity Huffman, Timothy Hutton, Regina King e Lili Taylor) un gruppo di giovani attori che nulla ha da invidiare al cast adulto. Tra di loro mi ha impressionato parecchio Connor Jessup, che della stagione due era praticamente il protagonista.

Per cui quando ho appreso dell’esistenza di questo piccolo film chiamato Closet Monster, in cui Connor Jessup interpretava la parte dell’adolescente gay represso e Isabella Rossellini doppiava un criceto mi sono detto “perché no?” (ai tempi avevo già visto Swiss Army Man, per cui nessuna premessa bizzarra riusciva più a scalfirmi).

Il film è la storia di un ragazzo, Oscar, che deve venire a patti con la sua sessualità e con che cosa vuole fare della sua vita, mentre si confronta con i tre grandi “mostri” che lo perseguitano, quello che vive in casa con lui, il padre, quello che vive in lui, ossia il ricordo di un evento traumatico a cui ha assistito da bambino, e quello nell’armadio, ossia gli abiti della madre che ha abbandonato la famiglia anni prima. C’è anche un criceto, doppiato da Isabella Rossellini, per cui non è tutto dramma e piagnistei. Si tratta di un buon film, con alcune scene dal fortissimo impatto e un crescendo emozionale nel finale che ha saputo tenermi incollato allo schermo per l’ultimo terzo del film neanche stessi guardando un film d’azione.

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4) Tickled

Il secondo documentario della lista. Come il già menzionato Weiner, Tickled parte da una premessa che, di primo impatto, non sembra poi così interessante. In questo caso si tratta di un’indagine, da parte di una coppia di documentaristi australiani, su un campionato di “solletico competitivo”.

Dietro a quella che può sembrare una premessa grottesca, voyeuristica e in fin dei conti non così interessante, si cela però un mistero. E mano a mano che l’indagine dei due documentaristi va avanti, la storia diventa sempre più inquietante e pericolosa.

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3) Sing Street

Mentre mezzo mondo va in estasi per La La Land, eccomi qua a dirvi che Sing Street è il miglior musical dell’anno. Perché? Perché è una dichiarazione d’amore nei confronti della musica, di chi la suona, di chi la crea, di chi l’ascolta, e anche perché è uno di quei film che si guarda con il sorriso sulle labbra.

È la storia di un ragazzo, Conor, che nella poverissima e cattolicissima Dublino degli anni ‘80 cerca di impressionare la ragazza che gli piace offrendole il ruolo di protagonista nel video della sua band. Piccolo dettaglio: non c’è nessun video. Né nessuna band. Conor deve quindi arrabattare in fretta e furia un gruppo con i suoi amici, e il resto… è new wave.

In realtà sono molto sorpreso che Sing Street non abbia ricevuto nessuna nomination all’Oscar, perché per lo meno una o due canzoni (“Drive It Like You Stole It” e “To Find You”) avrebbero meritato di essere prese in considerazione. Ma vabbè.

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2) Everybody Wants Some!!

Richard Linklater è uno dei miei registi preferiti ed è raro che uno dei suoi film non pi piaccia. Considero Boyhood un capolavoro, e la Before Trilogy è quasi sicuramente la più bella storia d’amore mai raccontata sul grande schermo. Ciò detto, ammetto di non essere stato fin da subito interessato al suo ultimo lavoro, Everyboy Wants Some!!

Il film segue un gruppo di giovani giocatori di baseball nella settimana che va dal loro arrivo al college all’inizio delle lezioni, sette giorni in cui sono liberi di sperimentare tutte le libertà della vita da giovani adulti, senza doversi farsi carico delle responsabilità che essa implica. Everybody Wants Some (in italiano Tutti vogliono qualcosa) è considerato il sequel spirituale di Dazed and Confused (ossia La vita è un sogno) e, come molti film di Linklater, mi ha colpito per l’estrema genuinità dei personaggi che lo inabitano e delle situazioni che si trovano a vivere. Everybody Wants Some!! Offre, tra le righe dei discorsi dei suoi personaggi (primo tra tutti il filosofico Finnegan), qualche meditazione su temi come la libertà e la competitività, ma è anche e soprattutto la trasposizione cinematografica di una fetta di vita che, ed è questo il punto forte di Linklater, scorre con talmente tanta naturalezza che viene quasi difficile credere ci siano dietro lavori di regia e sceneggiatura.

E, giusto per la cronaca, Everybody Wants Some!! è il secondo film in questa lista in cui compare un attore di Teen Wolf (l’altro era Slash), per cui non dite che non guardo televisione di qualità.

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1) Swiss Army Man

Proprio così, gentillettori e lettrici, il mio film preferito dell’anno cinematografico appena trascorso (e ciò include anche i summenzionati La La Land, Moonlight, Manchester by the Sea e Batman v. Superman), è quello in cui Daniel Radcliff interpreta un cadavere scoreggione. Sì, lo so che può suonare infantile (e, a tratti, lo è), ma Swiss Army Man è anche uno dei film più creativi e brillanti che mi sia mai capitato di vedere da qualche anno a questa parte.

La storia è quella di un naufrago, Hank, che è sul punto di suicidarsi quando vede emergere dalle acque un corpo. Scoperto però che si tratta di un cadavere, Hank torna a farsi prendere dallo sconforto, fino a quando non scopre che il cadavere in questione è in grado di riportarlo sulla terraferma. Segue un lungo viaggio in cui non solo Hank e Manny (il cadavere) cercano di fare ritorno alla civiltà, ma si conoscono e fanno il punto delle rispettive vite, per cercare di capire che cosa hanno sbagliato per arrivare nel punto in cui si trovano in quel momento.

La cosa fantastica di Swiss Army Man, al di là della premessa, dell’esecuzione, e della colonna sonora, è che si tratta senza dubbio di un film un po’ hipster, ma che ha anche le palle per dire che la morale di molte delle commedie romantiche per hipster a cui potrebbe essere accostato sono un po’ tutte stronzate. Ad esempio, non è romantico fare foto a una ragazza carina sull’autobus, è da ordine restrittivo.

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