Avevo annunciato un po’ di mesi fa la mia intenzione di affacciarmi al Cosmere di Brandon Sanderson, ovvero l’universo condiviso in cui hanno luogo gran parte dei suoi romanzi fantasy, da Mistborn a Le cronache della Folgoluce, con racconti, novellette e perfino fumetti nel mezzo.

Dato che avevo deciso di farne una lettura il più possibile cronologica, seguendo l’ordine interno della maxistoria così come estrapolato da forum, subreddit e wiki, si era detto di cominciare con Elantris, che guarda caso è anche il primo romanzo pubblicato — ma non il primo scritto — dallo stesso Sanderson.

Il che significa che non solo sto recensendo l’inizio di un grande universo narrativo che si dispiega in differenti luoghi e tempi, ma sto anche commentando il primo romanzo di uno scrittore esordiente. Ok, uno scrittore esordiente che ha dimostrato di avere un buon quantitativo di creatività e una prolificità che venderei i miei genitori e i miei nonni per avere anch’io, ma tant’è.

La storia di Elantris è la storia di tre personaggi e del rapporto che hanno con una città, ossia l’Elantris del titolo, che un tempo era la dimora di una razza quasi divina, e che inseguito è stata distrutta da un evento misterioso che ne ha trasformato gli abitanti in creature mostruose. Raoden è il principe di Arelon, che sorge all’ombra di ciò che resta di Elantris, e un giorno si sveglia portanto sul volto i segni dello Shaod, la maledizione che lo trasforma in una delle creature di Elantris e lo costringe all’esilio nella città maledetta. Sarene è la principessa di Teod, promessa sposa di Raoden, che arriva ad Arelon solo per scoprire che il suo futuro marito è morto e si ritrova vedova ancora prima di essersi sposata, legata a un regno e a una famiglia che provano per lei più diffidenza che altro. Hrathen, infine, è un sacerdote di una religione propensa all’espansionismo, Shu-Dereth, che arriva ad Arelon con un solo obiettivo, quello di convertire i suoi abitanti con le buone — e, all’occorrenza, un po’ di sotterfugio — prima che le armate di Wyrn (che sarebbe il papa dello Shu-Dereth) discendano sul regno per una conversione molto meno pacifica.

Fin dall’inizio il romanzo è equamente ripartito tra questi tre POV in alternanza. Con Raoden abbiamo la possibilità di guardare all’interno di ciò che resta di Elantris, e scoprire pian piano che cosa è veramente successo quando la città è collassata, Sarene ci accompagna in tutti quegli aspetti che riguardano i giochi di potere di Arelon, guidato da un re incapace e piagato da una nobiltà motivata solo dal profitto, mentre Hrathen funge da una sorta di antagonista e i suoi capitoli, spesso brevi, sono destinati più che altro al suo piano di convertire la popolazione di Arelon in maniera volontaria per salvare loro la vita.

Devo dire che, sebbene mi ci sia voluto un po’ per finirlo, Elantris non mi è affatto dispiaciuto. Se da un lato non ho ancora letto un libro di Sanderson che mi abbia fatto dire cazzo sì!, non posso non riconoscegli anche questa volta una buona dose di creatività che riesce ad adombrare i difetti che ho riscontrato. Difetti che sono un po’, e sono per la maggior parte ascrivibili al fatto che questo romanzo è del 2005 ed è il primo pubblicato da Sanderson.

In particolare, e questo a mio avviso è un problema che Sanderson si porta dietro ancora adesso, i personaggi non sono granché. Ho trovato Raoden e Sarene abbastanza monodimensionali e di scarso impatto. Due personaggi a servizio della trama, che al di là di questa mi hanno lasciato ben poco di loro. Sarene in particolare è qualsiasi personaggio femminile scritto da Sanderson, ma di questo parliamo più avanti.

Dei personaggi di Elantris, Hrathen è decisamente il più interessante. E anche, ahimè, quello che si ritrova ad avere il minor spazio tra i tre principali. Che, guarda un po’, è simile a quello che avevo detto di Szeth recensendo La via dei re. Il semplice fatto che sia un personaggio in qualche modo “antagonista”, ma che, conoscendo il suo punto di vista, il suo essere antagonista sia in realtà razionalizzato e giustificato gli conferisce un quid di complessità aggiuntiva che manca a Raoden e Sarene.

Il worldbuilding, che è da sempre il cavallo di battaglia di Sanderson, è come in altri suoi lavori molto creativo e interessante. Se fossi stato un editore nel 2005 avrei accettato di pubblicare Elantris solo in virtù della premessa innovativa e del modo origiale e brillante in cui la storia è concepita. Elantris è un fantasy che suona di stampo classico post-tolkeniano, ma che si differenzia quel tanto che basta dalla fiction di derivazione tolkeniana da essere nel contempo originale e famigliare — il che, inutile specificarlo, è una ricetta istantaneamente vincente.

Se proprio dovessi fare le pulci al worldbuilding di Elantris potrei lamentare una certa superficialità nel modo in cui sono descritte e derivate certe norme culturali. Ad esempio, perché alcuni personaggi si comportano “da medioevo” e altri, tipo Sarene, sono in tutto e per tutto personaggi dalla mentalità moderna? Ma si tratterebbe solo di minuzie che, in ultima analisi, contano poco.

Poi c’è la questione della magia. E già dovreste sapere come la penso. Per me Brandon Sanderson è il ragionier Fumagalli della magia e il sistema magico in Elantris — come, invero, ogni sistema magico che sia pesantemente regolamentato — mi ha annoiato e non c’è nulla che io possa farci al riguardo. Si tratta di un problema mio e sentitevi liberi di ignorare questa critica. Però sta di fatto che quando si parlava di Dor e Aon il mio cervello pensava a cosa cucinare per cena.

Tra l’altro la Aon è una compagnia di assicurazioni che conosco bene sia per motivi di lavoro che personali e ciò ha in parte contribuito a narcotizzarmi il cervello.

E veniamo infine all’ultimo commento, più di natura generale sulle opere di Sanderson. Avendo letto in passato La via dei re, mentre leggevo Elantris mi sono accorto che i due romanzi (e, per certi versi, anche la serie degli Eliminatori e la versione a fumetti di White Sand) presentano alcune similitudini che potremmo chiamare i “segni particolari” delle opere di Sanderson.

In particolare, come già accennavo prima, le protagonisti femminili sono o badasse dal cuore d’oro, o sono, come nel caso di Sarene e Shallan, persone competenti ma che non credono abbastanza in loro stesse, e manifestano questa mancanza di confidenza con un’estrema goffaggine. Ho notato anche che c’è sempre un personaggio che usa un intercalare nella propria lingua d’origine, o un’espressione gergale inventata, come accadeva negli Eliminatori. In Elantris abbiamo gli infiniti kolo e sule di Galladon. E infine, l’importanza dei libri per l’avanzamento della trama. In Elantris Raoden si serve delle conoscenze di Elantris per padroneggiare il Dor, mentre nelle Cronache della Folgoluce ci sono talmente tante istanze di questa particolare caratteristica che enumerarle sarebbe superfluo (e un lavoro che potrei fare solo per metà, avendo letto solo uno dei due romanzi attualmente usciti).

Che uno scrittore abbia dei segni particolari non è una cosa negativa, tutt’altro. Ma Sanderson deve fare attenzione a non dare al lettore l’idea che nel 2005 abbia azzeccato la formula vincente e per i successivi quindici anni si sia limitato a copiarla.

Il che ci riporta a Elantris, l’origine della formula vincente. E non definirei un romanzo “formula vincente” se i suoi aspetti positivi non superassero quelli negativi. Elantris è un’avventura divertente in un mondo creativo e sorprendente che riesce a essere diverso dal solito pur conservando ciò che lo rende famigliare per il lettore. Se volete leggerlo in inglese, a mio avviso potete tranquillamente farlo, perché la prosa è abbastanza semplice e diretta anche per chi non padroneggia con assoluta certezza la lingua. Se volete affrontare la lettura in inglese, tra l’altro, vi consiglio l’acquisto (solo in digitale) dell’edizione speciale per il decimo anniversario, che contiene materiale aggiuntivo e alcune correzioni minori.

Ora, stando all’ordine di lettura di qualche tempo fa, a Elantris dovrebbe far seguito la lettura di The Hope of Elantris e The Emperor’s Soul, entrambi ambientati sullo stesso pianeta (che si chiama Sel). Il primo è un racconto che ha luogo allo stesso tempo degli eventi di Elantris e alcuni dei personaggi principali del romanzo fanno la loro comparsa sullo sfondo. Il secondo è una novelletta sempre ambientata su Sel, ma in un’altra zona geografica e che con Elantris condivide solo il pianeta — e, vabbè, i legami con il resto del maxiverso. La questione è che entrambe le storie — che mi sono a dire il vero già… ehm… “procurato” — sono raccolte in Arcanum Unbounded, antologia che voglio acquistare con la forza di mille soli ma in formato pocket in edizione Tor Fantasy, per il semplice fatto che ho tutti gli altri romanzi in quel formato ed edizione e averne uno che stona mi scatenerebbe l’autismo.

D’altro canto, word of god (ossia Sanderson stesso in un commento su Reddit) ha confermato che nell’ordine di lettura che avevo così pregevolmente stilato tempo addietro c’è un errore. Sebbene sia irrilevante da un punto di vista formale, gli eventi di White Sand sono cronologicamente precedenti a quelli di Elantris, e quindi avrei dovuto leggere quelli per primi. Cosa che in realtà ho fatto — la prima delle tre parti di White Sand è uscita in formato graficanovella per la Dynamite e l’ho letto. Visto che non l’ho mai recensita sul blog, e che il volume due dovrebbe essere pubblicato a breve, potrei dedicarmi a quello in attesa che esca l’edizione corretta di Arcanum Unbounded.

Elantris stesso non ha sequel diretti. Ma solo per il momento. Visto che Sanderson scrive romanzi a macchinatta, ha già pensato a una storia ambientata dieci anni dopo gli eventi descritti nel romanzo e ha anche un’idea generale per il finale della trilogia. La trama del sequel, così come descritta sa Sanderson, sarebbe:

A book that takes place ten years after the events of Elantris. It would occur in the capitol city of Fjorden, and would star Kiin’s children as viewpoint characters along with a Seon viewpoint character. The plot of the book: Wyrn has declared that Jaddeth, the Derethi God, is going to finally return. (A new interpretation of the scriptures says that he’ll return when everyone east of the mountains converts, so they don’t have to worry about Teod and Arelon) Kiin’s family, ambassadors to the Fjordell state, has to deal with the chaos of this announcement, and investigate the truth behind the Dakhor magic.

Per quanto riguarda il finale, sempre word of god dice che deve essere scritto prima dell’Era 3 di Mistborn, ma dopo la fine della prima pentalogia delle Cronache della Folgoluce. Quindi si parla di almeno 2020, ossia poco prima di The Winds of Winter.

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