Perdonatemi. In genere non vi infliggerei un’immagine di copertina del genere, in grado di urtare la sensibilità di grandi e piccini. Giuro, volevo usare una bella foto di Daenerys e Jon alla Roccia del drago, ma non ho davvero potuto farne a meno. Perché, a visione ultimata, è stato un po’ il mio solo pensiero: Daenerys Targaryen è la Hillary Clinton di Game of Thrones.

Ce lo dimostra questo terzo episodio, intitolato The Queen’s Justice.

Cominciamo con una lunga sequenza ambientata alla Roccia del Drago che si apre con l’arrivo di Jon sull’isola. Arrivo in scialuppa perché Stannis prima di partire alla volta della Barriera ha avuto cura di smantellare e portarsi dietro il porto.

Ad accoglierli ci sono Missandei e Tyrion, primo cavaliere di Daenerys. E visto che Jon si è portato dietro Davos – e anche che la battaglia della baia delle Acque Nere viene nominata, così come l’apporto dato da Tyrion alla vittoria dei Lannister – fa parecchio strano che Davos non provi risentimento nei confronti del Folletto. Che, lo ricordo, è stata la mente dietro all’uso dell’altofuoco. Altofuoco che ha distrutto la flotta di Stannis, uccidendo, tra gli altri, anche Dale, Allard, Matthos e Meric, ossia quattro dei figli di Davos (che nella serie tv sono stati condensati in uno). Ora, Davos è un uomo stoico, e anche nei libri la perdita dei figli non sembra colpirlo più di tanto, però almeno una menzione di passaggio no?

A guardare a distanza lo sbarco del re del Nord ci sono Varys e Melly Sanders, in una scena che non sapevo di aver bisogno di vedere. Melly annuncia la sua intenzione di volersene andare da Westeros e fare ritorno a Volantis, decisione che Varys appoggia caldamente. Ma la donna in rosso profetizza anche il proprio ritorno nei Sette Regni, luogo in cui troverà la morte (così come accadrà a Varys). Ora, che Melly Sanders se ne vada è un gran peccato perché Carice Van Houten è una dei pochi veramente in gamba che Game of Thrones possa vantare (e che dopo questo episodio sono ancora di meno). Ma mi lascia perplesso anche che non sia avvenuto l’incontro che Melly stessa ha profetizzato ad Arya nel corso della terza stagione, e che a questo punto avverrà forse nella prossima e finale stagione. Sempre ammesso che avverrà del tutto, perché D&D hanno già dato prova di aver dimenticato cose relative alla terza stagione, tipo le cugine di Margaery Tyrell, che morti lei, Loras e Mace avrebbero più diritto ad Alto Giardino che non Olenna Redwyne.

Anyway.

Nella Rocca, finalmente ha luogo uno dei momenti che tanta gente sta aspettando da oltre vent’anni, il primo incontro tra Jon Snow e Daenerys Targaryen. Come è lecito aspettarsi, i due autoproclamatisi sovrani non vanno subito d’amore e d’accordo, con Jon che rifiuta di giurare fedeltà a Daenerys e Daenerys che rifiuta di aiutare Jon a combattere la minaccia degli Estranei se prima lui non si sarà inginocchiato al suo cospetto.

La cosa principale che mi sono portato dietro da questo incontro è la diversità tra Jon e Daenerys quando si va alla radice del potere che entrambi esercitano. Tra le varie cose, è bene ricordarlo, le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco sono una disamina del potere e dell’effetto che esso ha sugli uomini. Inoltre, per chi non se ne fosse accorto, George R.R. Martin, è un po’ un hippie. Tenete da parte queste due informazioni perché ci serviranno in seguito.

Speculazione sul finale della serie incoming. Jon e Daenerys sono entrambi diventati sovrani, dopo aver sormontato una serie di enormi difficoltà, ma tra di loro esiste un’estrema differenza. Daenerys è sempre stata spinta a riconquistare Westeros perché i Sette Regni le appartengono di diritto. Jon è re del Nord perché è stato scelto dai suoi sudditi. La differenza risuona ancora di più se ripensiamo che Daenerys era sì diventata regina per acclamazione, ma di Mereen – città che poi ha abbandonato per fare ritorno a Westeros. Ora, che Game of Thrones risulti un po’ la sagra del femminismo da due soldi è ormai cosa nota e risaputa, YASS QUEEN! GIRL POWER! e tutte quelle cose lì, ma la storia che Martin sta scrivendo, pur presentando toni nettamente femministi, è la storia di come l’ordine feudale basato sul potere per virtù di sangue e non per merito stia collassando. Se alla fine della fiera a uscirne vincitrice sarà Daenerys, si tratterebbe di un controsenso rispetto al messaggio della serie. Certo, anche Jon è un Targaryen (se diamo per assodato che L+R=J) ma uno è pur sempre un figlio illegittimo, il che lo squalifica dall’ordine di successione, e due qualora dovesse risultare re dei Sette Regni (o di quello che ne rimarrà dopo la guerra contro gli Estranei) non sarà per ripristinare il suo diritto dinastico.

Ma torniamo all’episodio, e a Varys che interrompe Daenerys e Jon portando notizie della distruzione della flotta Greyjoy. Rivediamo brevemente anche Theon, ripescato da dei Greyjoy ma che onestamente non ho capito se al soldo di Euron o Daenerys, ma siccome Alfie Allen è troppo un bravo attore per Game of Thrones la sua scena dura il momento di una scureggina.

Il che ci porta ad Approdo del Re e all’entrata trionfale di Euron Greyjoy in città, con Ellaria e Asha prigioniere.

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Ora, e questa è una cosa piuttosto importante, per cui prestatemi orecchio. Perché la gente tira verdura buona a Ellaria e Asha? Da come ero rimasto io il popolino era alla fame a causa della guerra, e non vedo come le defezioni di Ditocorto prima e dei Tyrell dopo abbiano migliorato la situazione. Da cui sprecare lattuga e pomodori buoni per farci una fresca insalatina paleo-vegana mi sembra un errore bello grosso.

Comunque, penso si possa apprezzare tutti quanti Euron Greyjoy, e sono curioso di vedere come reagirà ora che Cersei si è messa a temporeggiare sul loro matrimonio. Resterà alleato con lei pur avendo al suo comando una flotta in grado di piegare lo spaziotempo? O si solleverà e diventerà davvero il jolly che merita di essere?

Vorrei anche indirizzare l’attenzione su un dettaglio sul quale la serie ha deciso di glissare. Ser Robert Strong. Che in Game of Thrones nemmeno esiste, visto che tutti lo chiamano candidamente Ser Gregor e accettano che Gregor Clegane sia ora uno zombi.

Nei libri il fatto che Qyburn abbia usato chissà quale tecnologia per rianimare Gregor Clegane è un elemento molto importante, e non solo perché introduce un inquietante aspetto di magia nera nella storia e ci porta a interrogarci sulle reali lealtà di Qyburn. Ma anche perché i Lannister, per placare i Martell, hanno dovuto inviare un teschio a Lancia del Sole, asserendo che si tratti di quello dell’uomo che ha ucciso Oberyn. È un dettaglio abbastanza importante, perché i Martell hanno Myrcella Baratheon (o almeno così pare) e scoprire che Ser Gregor è “vivo” farebbe di Cersei qualcuno che rompe la propria parola, ecco perché si sono inventati la storia di Ser Robert Strong, che ha fatto voto di silenzio finché la regina madre non sarà vendicata. Naturalmente nella serie tv tutto questo non ha più importanza, Myrcella, Doran e Trystane sono morti, Arianne non è mai esistita e apparentemente a nessuno importa che la gente infranga la propria parola. Oh beh.

L’elaborata esecuzione di Tayene Sand arrapa Cersei al punto di spingerla tra le braccia di Jaime, il quale però alle avance della sorella risponde con un timido “No”.

Oh signore già mi immagino l’oltraggio su Tumblr, ancora una volta Game of Thrones si è macchiato del reato capitale di mostrare un atto sessuale ai danni di una persona non consenziente costretta ad assoggettarsi al volere del suo stupratore perché questi ricopre una posizione di poter—

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No? Niente?

Oh, beh. In tal caso mi limiterà a passare oltre e ad assegnare +10 punti per culo e tette di Lena Headey. Mentre niente per Jaime che ha l’abbronzatura da magutt.

Dieci punti che però sono subito costretto a levare per la cosa idiota che Jaime è preoccupato se la servetta li vede a letto insieme, mentre il fatto che tutti, incluso un fornaio in una taverna nelle terre dei fiumi, sa che Cersei ha fatto esplodere il tempio di Baelor uccidendo l’Alto Septon, la regina e un bordello di altra gente ricca e famosa, non lo scalfisce nemmeno.

Cersei intanto incontra il banchiere della Banca di Ferro di Braavos che Mace Tyrell era andato a placare qualche stagione fa. Donandoci il più bel momento musicale nella storia della televisione. Cersei promette di ripagare il debito contratto con la banca e sostiene che per la Banca del Ferro sarebbe meglio allearsi con lei piuttosto che con Daenerys, perché Daenerys ha completamente smantellato la tratta di schiavi arrecando loro un grave contraccolpo economico.

Il che è completamente ridicolo perché ok che le banche sono cattive in quanto rappresentazione dei Poteri Forti™, ma la Banca del Ferro è un’istituzione braavosiana, dove la tratta di schiavi è vietata. E sapete perché? Perché la Repubblica di Braavos è stata fondata da schiavi fuggiti dall’antica Valyria. Le repubbliche a ovest di Essos chiamano letteralmente le Città Libere perché vietano la schiavitù, a differenza di Mereen, Astapor, Yunkai e compagnia.

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Intanto, alla Roccia del Drago Tyrion e Jon hanno un’altra delle loro conversazioni in scenari panoramici (seriamente, quel posto è spettacolare – non molto adatto a essere la brulla Roccia del Drago, forse, ma senza dubbio mozzafiato). Insieme, il bastardo e il folletto convincono Daenerys a consentire l’estrazione di vetro di drago, mentre Daenerys sembra essere più interessata alle parole che Ser Davos quasi si è fatto scappare sulla risurrezione di Jon. Una cosa folle per volta, Ser Davos, suvvia.

A Grande Inverno, Sansa ci viene mostrata come un’abile governante. Talmente abile che riesce anche a saperne più lunga di un fabbro sul giusto modo di foderare corazze per l’inverno.

Ditocorto è sul più bello del suo monologo quando arriva la notizia che è ritornato Bran, il legittimo erede al Nord e di Grande Inverno. Bran però non vuole tornare a occupare il posto che gli spetta di diritto perché ora ha una vocazione più grande. È diventato il dottor Manhattan Corvo a tre occhi, ovvero colui che è in grado di vedere tutto ciò che avviene nel presente, ciò che è avvenuto nel passato, e ciò che avverrà nel futuro. La conversazione tra i due fratelli va più o meno così:

SANSA: Bran, sei il legittimo re del Nord.
BRAN: No, sono il corvo a tre occhi.
S: Che sarebbe?
B: Colui che è in grado di vedere tutto ciò che avviene nel presente, ciò che è avvenuto nel passato, e ciò che avverrà nel futuro.
S: Non capisco…
B: È complicato, ti farò un esempio.
S: Ok, spara.
B: Hai presente quella volta che Ramsay ti ha stuprato? Ecco, io l’ho visto. Era una bella notte, cadeva una bella neve, il tuo vestito da sposa era bello. Tutto molto bello. Stupro a parte. Ricordi Sansa?
S: Uhhh… non è che hai per caso visto anche qualcos’altro? Tipo che qualcuno che magari per puro caso è qui presente a Grande Inverno e alla mia mercé più totale è in realtà non solo il grande ispiratore della guerra che ha decimato il regno e la nostra famiglia, ma è anche stato il traditore che ha fatto sì che Joffrey uccidesse nostro padre? Magari e per caso, eh.
B: No, sorri sis. Solo stupro.

E, consentitemi di essere la solita persona orribile. Sarà stata l’illuminazione, sarà stata l’acconciatura, ma gesù santo la pubertà ha investito il povero Isaac Hampsead Wright come un autotreno. Non è nemmeno la pubertà normale, che già in genere fa danni, ma quella inglese, che il tipo di pubertà al massimo settaggio di difficoltà.

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Ok, saltiamo alla Cittadella, dove contrariamente alle mie previsioni Sam è riuscito in una notte a curare il morbo grigio di Jorah. In una notte e con un rimedio che in pratica consiste nel togliere le crosticine e spalmare sulla bua un po’ d’olio, Sam è riuscito a eliminare una forma estesa di morbo grigio. Riflettiamoci un attimo su.

Sta di fatto che ora Jorah è libero di ricongiungersi con Kelly C. e Sam può continuare a tracopiare vecchie pergamene (no, non quelle vecchie pergamene). Troverà conoscenze nascoste su draghi, Estranei o sarcazzo cosa? Chi può dirlo. Io pensavo che il dettaglio sul vetro di drago dai magici poteri curativi fosse importante, ma a quanto pare mi sbagliavo.

E concludiamo con quello che dovrebbe essere il riscatto di Daenerys. Dopo aver appreso della perdita della flotta Greyjoy, Daenerys intrattiene l’idea di attaccare da sola, con i tre draghi, la flotta di Euron. Qui mi preme sottolineare che non può farlo: una persona non può comandare più di un drago e i draghi di Daenerys hanno dato già in passato la prova di obbedire agli ordini quando e come piace a loro.

Intanto, però, Daenerys procede con il pianificato attacco a Castel Granito. Ho apprezzato che l’orgoglio di Tywin Lannister l’abbia tradito anche dopo la morte, perché è grazie a passaggi segreti costruiti al livello delle fogne da Tyrion che gli Immacolati riescono a espugnare la dimora ancestrale dei Lannister. Ma… PLOT TWIST! Non tutti Lannister sono a Castel Granito.

Ricordate quando Cersei ha promesso di ripagare il debito alla Banca del Ferro e tutti abbiamo pensato si trattasse di una delle sue solite spacconate da lunatica? Beh, non è esattamente così, perché l’oro per ripagare la banca c’è, il problema è che bisogna prenderlo dai Tyrell. Così Jaime, con ciò che rimane dei diecimila uomini Lannister (incluso Ed Sheeran?), accompagnato da Ramsay e Dickon Tarly e insieme a un redivivo Bronn, espugna Alto Giardino.

La caduta della nobile casa Tyrell ci regala anche una delle scene più memorabili della serie, la morte di Olenna Tyrell, che anche prima di morire non rinuncia ad avere l’ultima parola e a perseguitare Cersei e i Lannister. Diana Rigg è stata una grande aggiunta al cast di Game of Thrones e, come fu per Charles Dance, della sua presenza (al di là delle situazioni in cui l’hanno costretta idiozie di sceneggiatura) si sentirà la mancanza.

In buona sostanza ho trovato The Queen’s Justice un episodio abbastanza decente, in cui finalmente qualcosa di concreto manda avanti la trama e i fili narrativi che, per ragioni di tempo, spazio e capacità intellettuale di D&D hanno dovuto essere accorciati lo sono stati tutto sommato con grazia. Ho assolutamente adorato gran parte delle inquadrature alla Roccia del Drago ed è stato bello vedere Castel Granito (imponente, ma meno di come me l’aspettavo avendo letto Il mondo del Ghiaccio e del Fuoco) e Alto Giardino (caruccio, anche se decisamente deludente se raffrontato alle illustrazioni ufficiali). L’unico vero neo dell’episodio è stata la totale assenza di alchimia tra Jon e Daenerys.

E ora eccomi a spiegare la ragione dell’immagine di copertina, nel caso servisse. Daenerys aveva cominciato la stagione con tre draghi, i dothraki, gli Immacolati, la flotta Greyjoy, l’oro e gli uomini dei Tyrell e l’esercito di Dorne. E in tre episodi ha perso quasi del tutto il suo enorme vantaggio, con Dorne, l’Altopiano e la flotta perduti e gli Immacolati prigionieri a Castel Granito. E questo mi pare sufficiente per accostarla a Hillary Clinton. Il che, tra l’altro, farebbe di Cersei Donald Trump e mi pare che mai paragone fu più azzeccato.

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