Passi che D&D, di settimana in settimana, rovinino le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco così come pensate e scritte da George R.R. Martin per farne la loro personale perversione televisiva. Ma che con un solo episodio rovinino anche il mio pluripremiato recap settimanale proprio no, non ci sto.

Avevo intenzione di cominciare il qui presente post con la parodia di un capitolo di The Winds of Winter ambientato però nella continuity della serie tv, in cui una fazione di personaggi dimenticati, guidata da Edmure Tully e Roslyn Frey al sicuro nella fortezza di Capo Tempesta, approfittava delle castronerie di sceneggiatura per conquistare i Sette Regni e sconfiggere gli Estranei. Ora però che ho visto il quinto episodio della settima stagione, intitolato Eastwatch come il castello più a Est di quelli che sorgono all’ombra della Barriera mantenuti dai Guardiani della Notte, il piano è decisamente sfumato.

E lasciatemi subito mettere le mani avanti. Non è un mistero che non sono il più grande fan di Game of Thrones e che ho pantagruelici problemi con il modo in cui specialmente le ultime due stagioni sono state scritte, ma devo dire che questo episodio, più di ogni altro finora, mi ha lasciato perplesso. Va bene che era lungo un’ora, e quindi è normale che abbia avuto degli alti e bassi. Ma mai ricordo di aver visto alti e bassi di questa magnitudine in un episodio di Game of Thrones.

Se dovessi dare un giudizio complessivo, direi che è stato un episodio adeguato di una serie fantasy – una serie fantasy che però non è Game of Thrones. Ma un giudizio così generico non rende giustizia alle molte cose interessanti che l’episodio ha offerto, e insieme a queste le scene da facepalm, il blando fan service, o le classiche brutte sequenze piagate dalla sceneggiatura a tratti indegna di gente che invece dovrebbe essere capace di fare quello che fa perché è il suo lavoro.

Ma entriamo nei dettagli, che ho cinque pagine di appunti.

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L’episodio comincia dove il precedente ci aveva lasciati. No, Jaime non è morto (duh) ma è stato ancora una volta salvato da Bronn, che ho ha riportato in superficie. Si è persa secondo me un’occasione perfetta per far spogliare, fisicamente e metaforicamente, Jaime dell’armatura della sua casa e della mano d’oro, pesi e ricchezze che abbiamo visto trascinarlo nell’abisso, per simboleggiare un ritorno “in vita” che sarebbe stato un punto di svolta per un personaggio. D’altro canto D&D hanno avuto dozzine di occasioni per far avere a Jaime quell’epifania che nei libri è arrivata prima della walk of shame di Cersei, e gli sviluppi di questo episodio mi portano a pensare che, a questo punto, non arriverà mai.

Jaime e Bronn decidono di fare ritorno il prima possibile ad Approdo del Re per portare la notizia della difatta a Cersei.

Intanto, Daenerys offre ai soldati Lannister (e presumibilmente anche dell’Altopiano, anche se si vedono solo armature Lannister) catturati la scelta di schierarsi con lei o di morire. Che è un po’ quando la suora a catechismo spiega quella cosa fighissima che è il libero arbitrio dei cristiani, per cui dio dà agli uomini la libertà di scegliere, ma se non si sceglie di avere fede in dio si finisce all’inferno.

Ora, non sto dicendo che una scelta come quella che offre Daenerys sia una cosa inaudita. I Lannister hanno perso la battaglia e giustamente sono alla mercé di chi li ha sconfitti. Fossi stato io nella posizione di Daenerys corcazzo che avrei dato l’opportunità di giurare fedeltà a uno che dieci minuti prima mi scagliava addosso frecce e quant’altro. Avrei fatto piazza pulita.

Il problema è che Daenerys offre questa “scelta” dopo essersi prodigata in un monologo su quanto sia bella e figa lei, non come la ka$ta dei vecchi lord, lei è qui per rompere la ruota. Salvo poi utilizzare gli stessi esatti metodi dei vecchi lord quando le torna comodo.

Due recap fa avevo definito Daenerys la Hillary Clinton di Westeros per la sua abilità unica nel perdere una gara in cui la sua vittoria era scontata. Però mi rendo conto di aver sbagliato. Daenerys è più simile a una forza anti establishment che appena tocca con mano lo stesso establishment che vuole spodestare ne diviene parte, comportandosi come e addirittura peggio di esso. In pratica Daenerys non è Hillary Clinton, Daenerys è il Movimento 5 Stronzi.

A sostegno del paragone c’è anche il fatto che continua a dar retta alle idee strampalate di un uomo grottesco con dei capelli improponibili e la propensione a fare battute che un tempo erano considerate sarcastiche o divertenti ma che con il passare degli anni sono solo patetiche e hanno anche francamente un po’ rotto il cazzo.

Ma non cominciamo a rantare di politica interna quando ancora non abbiamo finito di rantare per le castronerie della scena. Come diceva mia madre prima che le aquile mannare la rapissero, “lamentati di una sola cosa per volta e già che ci sei smetti di farti le seghe che non sono nata senza senso dell’olfatto”.

Randyll Tarly, assieme al figlio Dickon tra i catturati, rifiuta però di giurare fedeltà a Daenerys. Il che suona un po’ ipocrita, visto l’attitudine alla giocoleria delle fedeltà precedentemente mostrata. Tyrion difatti gli ricorda che Randyll non ci ha messo poi molto a tradire Olenna Redwyne quando ne ha avuto l’occasione (Tyrion ha però commesso uno di quegli errori che mi manda in berserk, come quando qualcuno dice che il presidente del consiglio viene eletto dal popolo, ossia definire Olenna la legittima regina di Tarly, cosa per un cazzo vera). Randyll Tarly però rinfaccia a Tyrion di essersi asservito a una conquistatrice straniera e di aver ucciso suo padre. Che, scusate, ma non mi sembra molto peggio rispetto a ciò di cui è accusata Cersei. Immaginatevi Camilla Parker-Bowles che fa saltare il Vaticano (in questo esercizio di immaginazione i sovrani inglesi sono cattolici) con dentro la regina Elisabetta, il principe Filippo, Carlo, William e Kate per poi con nonchalance incoronarsi regina al posto di qualche cugino di terzo grado. Ecco, più o meno è così che è andata la distruzione del tempio di Baelor. Senza contare che lo stesso Randyll Tarly ha minacciato di uccidere Sam in un “incidente di caccia” qualora non avesse preso il nero, remember?

Ma, niente, Randyll Tarly e suo figlio restano fedeli ai loro principi e vengono arrostiti vivi, perché altrimenti questo episodio sarebbe stato privo di morti di alto profilo. So che voleva essere una sequenza drammatica, ma tutta questa scena è stata soltanto un eccellente esempio di D&D che cercano scorciatoie per chiudere le varie trame secondarie e finiscono per far sembrare tutti i personaggi dei grandissimi ipocriti.

Intanto, Jaime si è teletrasportato ad Approdo del Re e riferisce dell’esito dell’agguato di Daenerys a Cersei.

Qui Cersei – invece di inalberarsi perché, ancora una volta, una battaglia è finita in massacro perché le parti coinvolte non hanno mai sentito parlare di “vedette” e “avanguardie” – ci conferma che l’oro di Alto Giardino, quello che le serviva per pagare il debito con la Banca del Ferro di Braavos, è arrivato sano e salvo. Quindi Daenerys è doppiamente ritardta perché ha rischiato la vita e massacrato mezzo esercito sortendo solo l’effetto di dare alle fiamme le stesse provviste di Alto Giardino di cui lamentava l’assoluta necessità per sfamare i dothraki all’inizio dello scorso episodio.

Alla Roccia del Drago, Jon assiste al ritorno di Daenerys con Drogon.

 

Ma ecco che l’arrivo di Jorah interrompe i piccioncini. Fortunatamente Daenerys non ci mette molto a ribadirgli la sua imperitura presenza nella friend zone e possiamo passare ad altro.

A Grande Inverno, nello specifico, dove Bran warga in alcuni corvi e sulle loro ali vola oltre la Barriera per sorvegliare i progressi degli Estranei. Constatato che l’orda dei non morti si trova pericolosamente vicina, Bran decide di fare l’unica cosa responsabile fatta da uno Stark negli ultimi dieci episodi e invia richieste di aiuto a destra e a manca.

Una di queste richieste finisce nelle mani degli arcimaestri della Cittadella, che sono convinti si tratti solo di una leggenda o, peggio ancora, di un trucco degli Stark, alleatisi in segreto con i Targaryen, per portare a nord le armate e lasciare il sud indifeso (non preferireste anche voi guardare un Game of Thrones dove i personaggi sono ancora in grado di elaborare un piano del genere?). Fortuna vuole (coincidenza #1) che Sam sia nei paraggi e utilizzi le proprie esperienze per dissipare in parte i dubbi degli arcimaestri.

Qui viene menzionata Jenny di Vecchie Pietre, già moglie di Duncan Targaryen, sulla quale è basata una canzone che è la preferita del Fantasma di Cuore Alto. È proprio Jenny di Vecchie pietre a profetizzare che il principe che è stato promesso sarà un discendente di Aerys il Folle e Rhaella Targaryen.

Alla Roccia del Drago, anche Varys ha ricevuto il messaggio di Bran, ma per il momento lo troviamo impegnato a sbevazzare assieme a Tyrion, ricordare il summenzionato Aerys II e a discutere della possibilità che Daenerys si trasformi in una versione femminista di suo padre.

Jon finalmente riceve il messaggio e decide di ritornare a Nord, anche se dispone di pochi uomini e Daenerys non può prestargli aiuto perché impegnata nella guerra contro Cersei.

Ed è qui che entra in gioco un altro dei mirabolanti piani di Tyrion Lannister. Il geniale Tyrion. In pratica il piano consiste nel convincere Cersei dell’esistenza degli Estranei mettendo in scena una versione più elaborata di quello che Jeor Mormont aveva mandato a fare Ser Alliser Thorne nei libri, ossia catturare un non-morto e presentarlo alla cortese attenzione dell’usurpatrice del Trono di Spade. Che è un piano difficile (e non solo perché prevede di farsi dare udienza da Cersei conservando la testa attaccata al collo) ma anche un po’ stupido, perché proprio Tyrion, che lo propone, dovrebbe sapere che nemmeno la prova materiale della minaccia degli Estranei convincerebbe la sorella Cersei ad abbandonare i suoi piani di consolidamento del potere. Tyrion pensa che l’intercessione di Jaime potrebbe essere la chiave per arrivare a Cersei, per incontrare il fratello, però, deve essere contrabbandato nella Fortezza Rossa – ed ecco che si spiega come ha fatto, tra tutti, Ser Davos Seaworth a sopravvivere alle mattanze della serie.

C’è anche il problema di come lo si cattura un non-morto, ma a questo ci pensa Jon: gita oltre la Barriera ragazzi! Yeeeeee!

A Grande Inverno, intanto, Sansa deve fare damage control quando lord Glover e lord Royce manifestano la loro irrequietezza per la prolungata assenza di Jon. Diplomaticamente, Sansa ascolta le loro rimostranze e ribadisce la propria fedeltà nei confronti di Jon.

Questo però non sembra piacere ad Arya, che insinua che Sansa voglia prendere il posto del fratello. Il che mi perplime perché le azioni di Sansa sono improntate alla diplomazia e a tenersi buoni gli uomini al servizio di Jon – specialmente i duemila guidati da Yohn Royce che, lo ricordo, non hanno alcun interesse a stare a Grande Inverno visto che Robin Arryn (il lord protettore della Valle, ricordate?) ha dato loro mandato solo di aiutare Sansa a riconquistare Grande Inverno dalle mani dei Bolton, cosa che è avvenuta una stagione fa.

Tra parentesi, ora che Arya è tornata, perché Sansa non combina un matrimonio politico con, chessò, Robin Arryn o un qualche lord delle Terre dei Fiumi (tipo i Blackwood, i Mallister, i Vance, o perfino i Darry, che pure sono lealisti Targaryen)? Perché nessuno affronta la questione che Bran è il legittimo lord di Grande Inverno e il fatto che non ne abbia voglia o che apparentemente il corvo a tre occhi lo abbia vaccinato e ora cià l’autismo non sono scusanti? Va’ a sapere.

Intanto, Tyrion e Davos raggiungono Approdo del Re. E qui Davos ricorda a Tyrion che grazie alla sua idea di usare l’altofuoco durante la battaglia della baia delle Acque Nere suo figlio Steffon è finito ucciso. Ma è solo un commento en passant, per cui suppongo sia acqua passata…?

Mentre Tyrion incontra Jaime grazie all’aiuto di Bronn, Davos ha degli affari da sistemare a Fondo delle Pulci. Ed è qui che la mia brillante, iconica e irriverente fan fiction si è arenata, perché Davos ripesca Gendry e lo recluta per la causa di Jon.

Mentre stanno per andarsene, vengono però avvicinati da due cappe dorate (la guardia cittadina di Approdo del Re) che però Davos riesce a intortare con la storia della cicci di granchio fermentata iperafrodisiaca (sarà meglio del cazzo di nano?), se non fosse che, ops, ecco arrivare Tyrion (coincidenza #2) che viene giustappunto riconosciuto. Ma dove non può arrivare la diplomazia ci pensa il martello a due mani, e con un paio di colpi Gendry risolve la situazione.

Ora, sono una persona orribile. Lo so che riportare in scena Gendry è il più becero fanservice, ma mentirei se dicessi di non aver gioito come un hipster metrosessuale in un reaction video del pub di Burbank (e se non sapete a che cosa mi sto riferendo, consideratevi fortunati). E anche se di norma depreco le coincidenze come quella di questa scena, vedere Gendry con il martello incanalare il padre Robert è 10/10.

Ok, intanto Jaime torna da Cersei a riferire dell’incontro con Tyrion. Cersei sta parlando con Qyburn e si capisce lontano un miglio nautico che è incinta, e che Qyburn le sta offrendo del tè della luna, che lei rifiuta. Jaime però è tonto e si limita a riferire dell’incontro con Tyrion. Incontro di cui – sorpresa! – Cersei era già a conoscenza e ha deciso di giocarsi questo nuovo scenario con l’astuzia del padre Tywin, di cui si considera l’unica erede.

Solo una piccola nota di colore locale. La Cersei dei libri alla notizia che Jaime si è incontrato con Tyrion nei sotterranei della Fortezza Rossa avrebbe dato di matto, dato che ha passato l’intero A Feast for Crows con la paranoia che Tyrion si nascondesse nei passaggi segreti della Fortezza Rossa e ne uscisse per tormentarla. Certo, la Cersei nei libri è decisamente folle, mentre nella serie è molto più razionale.

Per chiudere in bellezza, Cersei conferma a Jaime la propria gravidanza, cagando definitivamente in bocca alla profezia di Maggy la Rana (che già traballava per via di quella scena nella prima stagione in cui Cersei ammetteva a Catelyn di aver avuto un figlio con Robert che però era morto nella culla).

Di ritorno alla Roccia del Drago, Gendry si presenta a Jon come il figlio bastardo di Robert. E devo ammettere che ho trovato carina l’idea che Gendry e Jon creino un rapporto basato sull’amicizia dei rispettivi padri, quando in realtà il padre di Gendry ha ammazzato quello di Jon.

Così, i due nuovi best bro Gendry e Jon, accompagnati da Jorah e Davos, partono per la missione suicida oltre la Barriera. Lasciando Daenerys e, con lei, un interrogativo che ha disperatamente bisogno di una risposta: ma poi Daenerys con Theon ci ha parlato? O, come fanno tutti, si è limitata a deriderlo per la mancanza penica e ignorarlo?

Alla Cittadella, mentre Sam è intento nella stesura della prima bozza di A Game of Thrones, Gilly lo tampina di trivia. Fino a che non cala il carico da undici. No, non che in tutto il Wyoming ci sono solo due scale mobili, che la verdura ufficiale dello stato dell’Oklahoma è il cocomero, o che Detroit confina a sud con il Canada. Leggendo un libro di un maestro particolarmente puntiglioso, Gilly scopre di un principe di nome Reggar che ha fatto annullare il suo matrimonio per risposarsi in segreto a Dorne.

Ora, dato che Gilly ha imparato a leggere da poco, possiamo facilmente presumere che Reggar sia il suo modo di dire Rhaegar e che quindi il figlio di Aerys Targaryen abbia fatto annullare dal credo il suo matrimonio con Elia Martell (perché, dai, caghiamo ancora un po’ in testa ai Martell, perfino ora che l’intera dinastia è stata spazzata via) e si sia sposato con Lyanna Stark alla Torre della Gioia, il che renderebbe Jon non solo un Targaryen fatto e finito, ma anche il legittimo erede, secondo il criterio della primogenitura maschile, di Aerys II.

È senza dubbio una rivelazione epocale. Peccato che la trovi facilotta e contraria a quello che dovrebbe essere il tema della storia (break the wheel, ricordate? diventare re perché si è scelti, non perché si è “figli di”). Per il momento poco importa, però, perché Sam è troppo preso dall’impotenza di trovarsi alla Cittadella a svolgere incarichi di poco conto invece di stare là dove può fare la differenza. Sam impara che i sogni sono imperfetti e decide di lasciare Vecchia Città, con Gilly e little Sam al seguito. In tutto questo, è stato troppo impegnato per dare retta a Gilly e a capire la portata del di quanto gli ha casualmente (coincidenza #3) riferito.

E, sempre a proposito di vecchi messaggi di maestri, a Grande Inverno Ditocorto si è fatto rintracciare da maestro al-momento-mi-sfugge-il-nome un messaggio raccolto da Luwin nei suoi archivi. Imbucatasi nella stanza di Ditocorto, Arya scova il messaggio, che è la lettera che Cersei aveva costretto Sansa a scrivere dopo l’esecuzione di Eddard.

Ora, io all’inizio avevo pensato potesse trattarsi magari di qualche messaggio che riguardava Rhaegar e Lyanna che si sposavano – magari qualcosa che la stessa Lyanna aveva inviato per calmare il padre e il fratello e che era giunto a Grande Inverno troppo tardi per impedire il loro viaggio verso Approdo del Re, e che poi Eddard ha deciso di tenere segreta per evitare di incappare nella doppia furia di Robert e proteggere Jon – e la scoperta che si trattava della lettera di Sansa è… anticlimatica? Capisco che l’inquadratura finale di Ditocorto che osserva Arya uscire dalla stanza sta a significare che è tutto parte del suo piano per seminare zizzania ma 1) Sansa aveva tipo tredici anni, aveva appena visto giustiziare suo padre e massacrare l’intero contingente degli Stark, era sola e traumatizzata; 2) sempre Sansa è stata ostaggio nelle mani dei Lannister per anni e tutti ne sono a conoscenza, per cui la lettera le è stata palesemente estorta; 3) Ditocorto farebbe meglio a preoccuparsi di Bran piuttosto che di Arya, perché tra i due è il legittimo lord di Grande Inverno a rappresentare un problema.

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E per finire, Jon arriva a Eastwatch-by-the-Sea dove si ricongiunge con Tormund. Ma non solo, perché Tormund ha catturato Sandor Clegane, Berric Dondarrion e Thoros di Myr. Gendry, che è stato venduto dalla fratellanza senza vessilli a Stannis e Melly Sanders, avverte il suo nuovo best bro di non fidarsi di loro. Thoros riconosce Jorah Mormont perché insieme avevano espugnato Pyke durante la ribellione dei Greyjoy e Tormund, al sentire il nome Mormont, realizza che Jorah è il figlio del vecchio lord comandante dei Guardiani della Notte.

In pratica abbiamo un gruppo eterogeneo e male assortito di eroi improbabili che rischiano la vita in una missione potenzialmente suicida per salvare il mondo da una minaccia soprannaturale!

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È per roba del genere che dico che Eastwatch è un adeguato episodio di una serie fantasy, solo un terribile episodio di Game of Thrones. Al di là del fatto che da un episodio di un’ora intitolato Eastwatch mi aspettavo la fottuta battaglia di Eastwatch-by-the-Sea, c’è anche la questione che il gruppo male assortito di eroi improbabili che affronta terre ostili in una ricerca che li porterà a salvare il mondo è in pratica il canovaccio del 90% del fantasy post-tolkeniano. Mi aspetto una roba del genere da Dungeons & Dragons, non da un adattamento delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, una serie che è nata per sovvertire determinati luoghi comuni del fantasy post-tolkeniano.

Quindi la solfa è sempre la stessa: Game of Thrones è il più delle volte sopra la sufficienza, a patto che si accetti che con Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco non ha più nulla a che spartire.

Parentesi, il mio party ideale di personaggi (attualmente vivi) di ASOIAF sarebbe: Brienne Tarth (tank), Thoros di Myr (healer), Anguy (ranged DPS), Jaqen H’ghar (stealth DPS) e Moqorro (magic DPS). Il vostro?