Il titolo di questo recap non è solo un pregevole giuoco di parole, ma anche una perfetta rappresentazione del disappunto che, puntuale, accompagna la visione di ogni nuovo episodio di Game of Thrones.

Perché solo una mente in stato delusionale può ascoltare l’inizio di Ice Ice Baby di Vanilla Ice, scoprire poi che non si tratta affatto di Under Pressure di Queen e David Bowie, e dire che va bene lo stesso. Perché no, non va bene. In nessun universo i Queen con David Bowie sono intercambiabili con Vanilla Ice.

Proprio come Game of Thrones di D&D non ha più molto a che spartire con le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George R.R. Martin, avendo ormai rinunciato a sottigliezze, intrighi, bizantinismi delle trame e caratterizzazione dei personaggi in favore di scene d’azione più o meno spettacolari. Il più recente episodio, il penultimo di questa breve settima stagione, intitolato Beyond the Wall, ne è un esempio lampante. Anzi, mi spingo addirittura a dire che si è trattato di un episodio bruttino, che ha cercato di nascondere con sequenze sbalorditive palesi lacune e momenti di pigrizia nella struttura della storia.

Cominciamo, come il titolo suggerisce, oltre la Barriera, dove la Suicide Squad formata da Jon Snow, Sandor Clegane, ser Beric Dondarrion, Thoros di Myr, Tormund Veleno dei Giganti, ser Jorah Mormont e Gendry, si trova in missione per catturare un non-morto da presentare a Cersei.

In occasione dello scorso recap mi è sfuggita l’ironia di fare tutta questa fatica per portare uno zombie a Cersei quando lei ha sempre sotto mano Robert Strong, a riprova del fatto che alla gente ricca non si sa mai cosa regalarci.

C’è un sacco di ciciarare in questa apertura di episodio, non abbastanza da sviluppare i personaggi, né da giustificare gli oltre sessanta minuti di durata, ma il Mastino dice “cunt” per cui thehehehehehe.

In particolare vorrei evidenziare un momento curioso: Jon che dice a Tormund che Davos gli ha assicurato che Gendry (uh, quanti che in questa frase, meno male che non mi atteggio a scrittore) è un forte guerriero. Al che la mia reazione è uh? Gendry era l’apprendista di un fabbro. Va bene che a remare per tre stagioni nella baia delle Acque Nere ti fai i bicipiti, però da lì a diventare un forte guerriero ce ne passa.

In seguito Jon si offre di rendere a Jorah Lungo Artiglio, la spada ancestrale dei Mormont che il Lord Comandante Jeor Mormont, padre di Jorah, ha affidato a Jon, ai tempi suo attendente. Che, voglio dire, apprezzo il sentimento e tutto, ma il tempismo? L’acciaio di Valyria è l’unica cosa che Jon sa di per certo essere efficace contro gli Estranei, avendolo scoperto in prima persona durante l’attacco di Aspra Dimora. Non puoi aspettare a restituire la spada in acciaio di Valyria DOPO che hai attraversato la zona che pullula di Estranei?

A Grande Inverno, intanto, si continua con questa rivalità campata per aria (no pun intended) tra Arya e Sansa. Arya mostra alla sorella il messaggio che ha sgamato nella stanza di Ditocorto (o meglio, che Ditocorto le ha lasciato sgamare) e la accusa di essere stata complice dei Lannister nella morte di Eddard Stark. Ovviamente a Sansa basterà spiegare che il messaggio le è stato estorto con l’inganno e la minaccia, e al momento Sansa era un ostaggio dei Lannister ad Approdo del Re, per cui non ha responsabilità di quelle parole, e tutto si risolverà. Una volta tornata la pace tra le donzelle Stark, Arya e Sansa potranno passare a discutere perché Ditocorto le sta mettendo l’una contro l’altra e cosa spera di ottenere così facendo.

Oppure Arya non crede che Sansa sia stata costretta a scrivere la lettera… because reasons.

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Insomma, è guerra fredda tra le sorelle Stark, con Arya che ricatta Sansa minacciando di mostrare il messaggio ai lord del Nord… anche se i lord del Nord dovrebbero già sapere che Sansa è stata per anni ostaggio dei Lannister. Voglio dire, questo arco narrativo serve chiaramente per uccidere Ditocorto, ma inventarsi qualcosa di un po’ più sensato?

Ad esempio, fare di Ditocorto fin da subito una forza a supporto di Sansa, contro Daenerys e Cersei. Un po’ come sta pianificando di fare nei libri, con la sua pronosticata “guerra delle tre regine”. Invece D&D si sono impelagati in questa sottotrama piatta e mal realizzata, che si basa da un lato sulla stupidità di Ditocorto e dall’altro sull’assenza di una personalità consistente in Arya.

Torniamo oltre la Barriera, verso una trama che ha solo un leggero briciolo di senso in più. Anche se, ora che ci penso, la zona che sta attraversando la Suicide Squad, direttamente a nord di Eastwatch, non dovrebbe essere una foresta? Non per altro, sulla mappa si chiama Foresta della Caccia, non è un nome che lascia spazio a molte interpretazioni, no? Ma, lo sappiamo, la geografia non è più importante in Game of Thrones più o meno da quando è stata abiurata l’esistenza di un certo castello chiamato Moat Cailin.

Tormund chiacchiera con Sandor a proposito di generale lo stallone che monta il mondo con Brienne, perché fan service, Beric chiacchiera con Jon a proposito di resurrezioni, e si procede in allegria finché il party non arriva alla montagna che Sandor aveva visto nella sua visione tra le fiamme. La stessa montagna ai piedi della quale Bran ha visto i Figli della Foresta nella sua visione del passato di Westeros. Inutile che vi dica che non ci sono montagne nella zona immediatamente a nord di Eastwatch, vero? L’unica catena montuosa oltre la Barriera, gli Artigli del Gelo, si trova sull’altro lato del continente, direttamente a nord della Torre delle Ombre.

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Un altro piccolo dettaglio prima di pssare alla scena successiva. Il dialogo tra Jon e Beric mi ha ricordato un’altra differenza fondamentale rispetto ai libri. Nei romanzi non solo la resurrezione ma tutta la magia è un affare brutto, sporco e doloroso, fatto di sacrifici umani, pesi e contrappesi. La nascita dei draghi ha richiesto la morte di Drogo e Mirri Maz Duur, la creatura d’ombra che ha ucciso Renly ha prosciugato una parte ingente delle forze di Stannis, perfino servirsi degli uomini senza volto implica il pagamento di somme ingenti (un uovo di drago nel caso di Euron). In tutto questo la più impressionante e terribile delle magie, riportare in vita i morti, richiede il sacrificio più grande di tutti: chi ritorna in vita è profondamente cambiato, come Lady Stonehart. Che Jon e Beric, nella serie tv, non mostrano alcun effetto collaterale legato alle loro resurrezioni. Perfino le svariate morti e resurrezioni di Buffy avevano più impatto.

Anyway. Alla Roccia del Drago Daenerys chiacchiera con Tyrion di quanto è basso Kit Harrington e, ai margini, dell’incontro con Cersei. Tyrion coglie l’occasione di farle notare che l’esecuzione dei Tarly nello scorso episodio è stata quantomeno impulsiva (e ipocrita, aggiungo io).

Daenerys però dimostra di non essere affatto ipocrita e impulsiva adirandosi quando Tyrion le menziona la questione della successione. Una discussione prematura? Forse. Ma per qualcuno il cui piano è “break the wheel”, ovvero distruggere l’ordine feudale vigente a Westeros, non fare piani in tal senso è decisamente un errore.

È tuttavia mio dovere sottolineare l’ironia di un piccolo dettaglio che ho notato. In una scena della prima o seconda stagione Joffrey suggeriva a Cersei di formare un esercito che dipendesse, anziché dai singoli lord, direttamente dalla Corona, e servirsene per schiacciare la ribellione di Robb Stark. Che è interessante, perché storicamente la centralizzazione degli eserciti è stato uno dei primi passi che ha portato alla centralizzazione degli stati e, come consequenza, alla fine di determinate strutture medievali. Il che significa anche che Joffrey Baratheon voleva, a suo modo, spezzare anche lui la ruota. Pensateci su.

A Milano a novembre, intanto, ritroviamo la Suicide Squad intenta a fare la fine di Leonardo DiCaprio in The Revenant quando viene avvistato un orso. Ma la musica suggerisce che non si tratta di un semplice orso ma di un orso zombie di ghiaccio.

RIPETO ABBIAMO UN ORSO ZOMBIE DI GHIACCIO QUESTA NON È UN’ESERCITAZIONE

Dopo aver sterminato un po’ di comparse dalla maglietta rossa e sodomizzato Thoros, Jorah uccide l’orso, che è anche il sigillo della sua nobile casa… simbolismo?

Qui mi preme più che altro aggiungere che nei libri è Thoros quello con la spada fiammeggiante e non Beric, e che la spada in questione fiammeggia perché Thoros è una fottuta primadonna e prima di utilizzarla in battaglia la cosparge di altofuoco. Qui si infiamma per volontà di R’hllor o sarcazzo cosa. Ma non è una spada magica e non ha rilevanza nei romanzi, quindi non aspettatevi che sia Lightbringer. O aspettatevelo, sarcazzo cosa decideranno di cavare fuori dal cappello a cilindro D&D per chiudere in fretta un po’ di trame in sospeso.

A Grande Inverno Ditocorto si palesa per una delle sue ultime scene prima dell’inevitabile morte per mano di Arya nel finale di stagione. Da questa scena apprendiamo due cose: uno, che Jon non si è nemmeno degnato di mandare un corvo a Sansa informandolo dell’Iniziativa Vendicatori; due, che la ruota della personalità di Arya sono due turni che è ferma su psicopatica. Il che è un doppio problema per Sansa. Che io risolverei mandando mia sorella a sposare Robin Arryn per assicurarmi l’assoluto sostegno della Valle e levarmela dai piedi. Ma, boh, io non sono la signora di Grande Inverno (finché non romperò la ruota, per lo meno) e quindi che potrò saperne, Sansa è una donna forte e indipendente e le alleanze sono al di sotto di lei.

Oltre la Barriera, Jorah e Toros chiacchierano dell’assalto al castello di Pyke, l’evento passato che li accomuna di cui vi dicevo nello scorso recap, mentre Tormund sente un rumore sospetto. Andato a controllare, avvista dei non morti. Si tratta di avanguardie, un sofisticato sistema militaresco sconosciuto ai più grandi generali di Westeros ma pratica comune tra gli zombie di ghiaccio.

La Suicide Squad tende un agguato all’avanguardia non-morta e Jon, riuscendo a uccidere con Lungo Artiglio il loro leader, disintegra anche gli altri zombie. Questo da un lato ci dà un indizio sulla possibile mossa finale della serie: per sconfiggere gli Estranei basta uccidere il Re della Notte, dal quale telepaticamente tutti gli altri non-morti dipendono. Ma è anche una sorta di controsenso se ripensiamo alla battaglia di Aspra Dimora, dove Jon fece qualcosa di simile, solo che dopo la disintegrazione di quel particolare Estraneo non è seguita quella di altri zombie.

Inoltre anche in questa scena uno dei non-morti, per mancanza di un termine migliore, rimane “vivo” e viene catturato dal gruppo. Quindi come funziona la questione del controllo? È probabile che effettivamente gli Estranei controllino gli zombie che rianimano – quindi quello che, fortuna vuole, è sopravvissuto in questa scena – era controllato da un altro Estraneo diverso da quello che guidava l’avanguardia. Che è strano, ma anche comodo ai protagonisti. Per cui boh.

È interessante notare, però, un parallelo con la gerarchia di controllo degli Estranei e il sistema feudale. Se il Re della Notte controlla un determinato numero di non-morti, i quali a loro volta controllano altri non-morti e così via in una sorta di piramide, il feudalesimo è strutturato in maniera simile, con a capo un re, dal quale dipendono dei vassalli maggiori, dai quali a loro volta dipendono vassalli più piccoli e così via. L’unica differenza è che per “spezzare la ruota” del sistema feudale di Westeros non basta eliminare chi occupa il vertice della piramide. Come a dire: spazzare via un sistema politico è più difficile di distruggere un’orda di non-morti.

Tra l’altro la “mente condivisa” degli Estranei e il controllo mentale con cui sembrano funzionare è un tema che ricorre spesso negli altri lavori (soprattutto fantascientifici di George R.R. Martin, per cui sono incline ad ammettere che ciò sarà presente anche nei romanzi, un giorno non lontano).

Ma torniamo alla Suicide Squad perché le cose si mettono maluccio. Mentre sono tutti impegnati a catturare il non-morto da impacchettare e consegnare a Cersei, Jon avvista il resto degli Estranei e ordina a Gendry di correre a Eastwatch e chiedere aiuto a Daenerys.

Braccati, Jon & Co. si ritrovano su un’isoletta nel mezzo di un lago ghiacciato, dove trovano momentaneo rifugio dai non-morti. Ora, sarebbe stato parecchio figo se questa scena del lago ghiacciato avesse contenuto un rimando alla Night Lamp Theory, popolare tra molti fan dei romanzi (uno a caso: me), invece i nostri prodi eroi si trovano bloccati in una situazione di stallo, circondati da un esercito di zombie.

Nel mentre, Gendry arriva sfiancato alla Barriera e chiede aiuto a Davos.

Jon intanto ha passato la notte braccato sull’isoletta e abbiamo la prima morte celebre dell’episodio, con Thoros che è soccombuto (che apprendo essere la forma corretta del participio passato di soccombere, anche se è usata raramente) alle sue ferite e morto nel sonno, perché farlo schiattare in maniera badassa mentre combatte gli Estranei sarebbe stato prevedibile.

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A Grande Inverno maestro Wolkan consegna a Sansa un invito da Approdo del Re – parte del piano di Cersei? Lo scopriremo la prossima puntata? – ma sansa rifiuta di partecipare e rigira la frittata mandando Brienne in sua vece. Brienne però le fa notare che così facendo rimarrebbe da sola con Ditocorto e questa volta è il turno di Sansa di girare la ruota delle personalità e replicare oltraggiata di non avere affatto bisogno di protezione. Che è una cazzata irresponsabile detta da una che doveva essere l’unico personaggio assennato rimasto ma vabbè.

Daenerys di bianco vestita (deve essere quello che a Westeros passa per tenuta mimetica) vuole affrettarsi a salvare Jon. Tyrion la esorta a ripensarci, perché è troppo importante per rischiare così la sua vita, ma Daenerys ribatte che è stanca di non fare niente e parte a dorso di drago.

La crosta di ghiaccio sul lago, intanto, si è riformata e gli Estranei passano all’attacco, anche se ormai sappiamo che Daenerys arriverà a salvare la situazione. Ma se vi dicessi che non è questo, in una mossa che spezza la tradizione di Game of Thrones in cui la cavalleria arriva per ribaltare le sorti di una battaglia persa, il vero plot twist dell’episodio?

Ma prima di arrivare alla parte succulenta, è solo a me che questo combattimento sembra piuttosto statico e mal coreografato? Invece di essere una disperata battaglia per la sopravvivenza mi ricorda il duello tra Obi Uan Chenobi e Dark Fener nel primo Star Wars. E, per la cronaca, quella cosa stabilita nella prima stagione che gli arti dei non-morti possono animarsi da soli anche una volta staccati dal corpo ce la siamo dimenticata?

Dunque, l’arrivo di Daenerys, come previsto. Per prima cosa…

PERCHÉ NESSUNO SI PRENDE LA BRIGA DI DIRLE DI INDIRIZZARE L’ATTACCO DI DROGON SUL RE DELLA NOTTE?!?!!??!!!?!?!?!

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E poi una cosa che avevo pronosticato da qualche parte nei commenti: uno dei draghi, Viserion, viene abbattuto dal Re della Notte.

Ora, era già da un po’ che nutrivo il sospetto che uno dei draghi sarebbe morto, per un semplice motivo (come devo aver spiegato a qualche gentillettore nei commenti): ci sono tre draghi e solo due persone in grado di cavalcarli. La storia di Westeros ci insegna che solo chi possiede il sangue dell’antica Valyria può legare con un drago al punto da cavalcarlo, e al momento ci sono solo due personaggi in possesso di sangue Valyriano, Daenerys e Jon. Che poi Jon si ritroverà a cavalcare Rhaegal è anche una chicca che fa continuità. Sono ancora convinto che anche nei libri uno dei draghi ci lascerà le scaglie durante la battaglia di Mereen e non per mano dei Re della Notte, ma non posso dire di essere sorpreso dagli sviluppi dell’episodio.

Durante le ultime fasi dello scontro Jon cade nell’acqua ghiacciata del lago e Daenerys porta il resto della Suicide Squad al sicuro. Jon però non è morto (duh, lo sanno tutti che la plot armor consente di respirare sott’acqua) e quando tutto sembra perduto a salvarlo e sacrificarsi per lui arriva un Benjen Ex Machina che potrei spenderci paragrafi a criticare ma siamo già ben oltre le 2600 parole e s’è fatta ‘na certa.

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Consentitemi però di spezzare una lancia in favore di D&D per un uso intelligente della misdirection: in un episodio in cui un gruppo di personaggi tutto sommato sacrificabili si avventura in una missione rischiosissima, a rimetterci la vita è qualcun altro.

Comunque. A Grande Inverno Sansa stile madre ebrea perquisisce la stanza di Arya e trova le facce degli uomini senza volto, mentre Jon raggiunge Eastwatch, viene caricato a bordo della nave di Daenerys (spero che qualcuno si sia degnato di mandare un corvo a Sansa, stavolta) e, in alto mare, decide di giurare fedeltà a Daenerys per nessun altro motivo se non quello di entrarle nelle mutande.

Infine gli Estranei, servendosi di una catena recuperata sarcazzo dove, estraggono il cadavere di Viserion e il Re della Notte lo rianima. DRAGO DI GHIACCIO, BITCH!

Fun fact: George R.R. Martin ha scritto, prima ancora di cominciare le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, una novelletta per bambini intitolata Il drago di ghiaccio che parla (non indovinerete mai) di un drago di ghiaccio. Non l’ho mai letta, ma visto che le opere extra-ASOIAF a volte racchiudono in loro chiavi di lettura e/o temi comuni con la serie, magari vale la pena di recuperarla, non fosse altro per interesse accademico.

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