Quando la settimana scorsa si parlava di La stella degli elfi, una delle mie perplessità riguardo al Ciclo di Death Gate era che faticavo a trovare un tono coerente che accumunasse i romanzi che finora avevo letto. Questo è ancora più vero adesso che ho ultimato la lettura di Mare di fuoco, il terzo volume della serie.

Mare di fuoco è decisamente più cupo dei due romanzi che l’hanno preceduto, e questa cupezza, accompagnata da un senso di disperazione e ineluttabilità, sembra accomunarlo a quanto ho letto finora del quarto romanzo del ciclo, Il sortilegio del serpente. Voglio dire, c’era una cert cupezza anche in La stella degli elfi, solo che la costante presenza farsesca del mago multiversale Zifnab ne smorzava un po’ l’impatto.

Ma soffermiamoci un po’ su Mare di fuoco (Fire Sea in lingua originale). Il romanzo è ambientato su Abarrach, il mondo di pietra, che è in pratica un gigantesco sistema di tunnel, caverne e mari di lava, dove i minerali abbondano ma il cibo è scarso e prezioso. Dal momento che l’aria è contaminata da esalazioni velenose, i Sartan che hanno abitato il mondo dopo la guerra con i Patryn hanno creato con la loro magia delle enormi colonne di pietra chiamate colossi, che consentono non solo di respirare, ma trasportano il calore dal centro del pianeta al resto delle colonie.

Nemmeno la magia dei Sartan è però sufficiente a contrastare le ardue condizioni di vita imposte da Abarrach e i mensch (l’insieme delle altre razze non-Sartan e non-Patryn, ossia umani, elfi e nani) si sono pian piano estinti. E anche per i Sartan superstiti la vita è difficile, la maggior parte della loro magia dimenticata e perduta nel tempo. Per ovviare a i problemi della vita su Abarrach, i pochi Sartan rimasti si sono rivolti alla proibita arte della negromanzia.

Su Abarrach veniamo introdotti al popolo di Kairn Telest, che sta lentamente soccombendo al raffreddamento globale del pianeta e che è costretto a emigrare nella lontana Kairn Necros per evitare di estinguersi. Il viaggio verso Kairn Necros è però, per il popolo di Kairn Telest, guidato dal suo re e dal principe Edmund, colmo di difficoltà e puntellato da tragedie, e nemmeno raggiungere la tanto agognata meta potrebbe essere sinonimo di salvezza. Kairn Necros è infatti governata dal dinasta Kleitus XIV e Balthazar, capo negromante di Kairn Telest, sospetta sia proprio sua la mano responsabile dei cambiamenti climatici e del declino di Kairn Telest.

Ritornano dai romanzi precedenti Haplo, punto focale della serie, e Alfred, visto l’ultima volta al termine di L’ala del drago, dove è stata rivelata la sua origine Sartan. Qui i due compagni di viaggio barra nemici barra forse poi non così tanto nemici sono alla ricerca di informazioni per il signore del Nexus, e la loro avventura li porta, per la prima volta, a incontrare dei Sartan in carne e ossa.

Sebbene non consideri Mare di fuoco un romanzo perfetto, si tratta pur sempre di un marcato passo in avanti rispetto a La stella degli elfi. Il tono si è fatto decisamente più cupo e interessante, con tutto questo parlare di morte e la consapevolezza dell’ineluttabilità della fine per parecchi dei personaggi coinvolti nella vicenda. Praticamente è quello che La stella degli elfi avrebbe dovuto essere — una storia di sopravvivenza nonostante sopraggiungano ostacoli sempre e sempre più insuperabili — e che in ultima analisi non è riuscito a essere per colpa non solo di determinate svolte farsesche ma anche di una storia che non sapeva ciò che voleva essere.

Che, a essere onesti, è un problema che ho riscontrato anche in Mare di fuoco.

In breve, Mare di fuoco ci presenta una situazione, il disperato esodo del popolo di Kaer Telest, costretto non solo a lasciare il proprio luogo di origine ma anche ad andare a chiedere asilo dalla persona che, probabilmente, è il solo responsabile della situazione che ha dato il via all’esodo in primo luogo. Va da sé che si tratta di uno scenario interessante e, pur essendo questa una storia del 1991, anche drammaticamente attuale. Ma poi ci viene introdotta la necromanzia, e ok, ci sta, è una disciplina interessante e si ricollega alla missione di Haplo e al passato di Alfred. Poi abbiamo la profezia che, ok, si ricollega anche quella a Death Gate. Poi però succedono cose, vengono introdotti nuovi personaggi, e la storia comincia a prendere tutt’altra direzione. Ora della fine del romanzo, il drammatico esodo del popolo di Kairn Telest, che aveva occupato quasi in esclusiva i primi capitoli, è ridotto a una nota a margine. Non si tratta di per sé di qualcosa di malvagio, ma l’ho trovato indice di una certa scarsità di focus da parte degli autori.

Collegato a questo c’è il fatto che leggere Mare di fuoco subito dopo La stella degli elfi ha rivelato quanto formulaici siano questi romanzi. Gli eventi di Mare di fuoco e La stella degli elfi, pur essendo differenti, seguono lo stesso percorso: Haplo, da solo o in compagnia, visita un pianeta che si trova proprio in quel momento in pericolo di essere annientato da una minaccia insormontabile, e finisce per scoprire un segreto relativo ai Sartan, fine. Che, d’accordo, ha anche senso dal momento che Haplo è impegnato in missioni di fact finding, ma capite anche voi che è abbastanza ripetitivo. Il quarto romanzo, Il sortilegio del serpente (di cui lo ammetto non ho ancora letto molto), sembra ripercorrere questa via, anche se offre qualche minima variazione sul tema. Una su tutte: i best bro riluttanti Haplo e Alfred sono separati sin dall’inizio.

È un po’ come se l’intero Ciclo di Death Gate non abbia ben chiaro se essere una serie di romanzi autoconclusivi con un minimo di trama orizzontale, o una serie di romanzi uno dipendente dall’altro.

Il che è un peccato, perché Mare di fuoco presentava molti aspetti interessanti. Abarrach è un ambientazione molto interessante e i segreti sulla storia dei Sartan (e di qualcosa oltre i Sartan) che nasconde sono gradite informazioni che aiutano a far luce sui misteri ancora da svelare della serie, quando non a crearne di nuovi. La necromanzia usata su scala industriale è qualcosa di cui ho letto poco (limite mio, sicuramente) e che non mi spiacerebbe vedere approfondita in seguito. E soprattutto abbiamo lo sviluppo di una relazione tra i due acerrimi rivali Haplo e Alfred che sarà in futuro, sono pronto a scommetterci, testata dall’inevitabile guerra contro il signore del Nexus.

Quindi, in conclusione, anche se non considero Mare di fuoco un brutto libro, trovo sia un gran peccato vedere tutto quel potenziale sfumare in una storia poco focalizzata. Ma, ehi, ci sono ancora quattro libri da leggere, magari una volta conclusa la serie tutto sarà chiarito.