E anche la settima stagione di Game of Thrones se n’è andata. Non è più scivolata via come un bicchiere di vermentino di Gallura al termine di un pasto estivo a base di pesce, come accadeva con le prime stagioni — difatti, questa settima stagione direi che è più simile a un bicchiere di Tavernello lasciato al sole bevuto dopo un pasto a base di cibo spazzatura — ma è quello che passa il convento. Finché George R.R. Martin non viene a patti con il fatto che le deadline esistono, Game of Thrones è tutto quello che resta della sua opera.

Noi, nel nostro piccolo, possiamo sopportarne la visione per cogliere qualcosa in più su quanto ci riservano i due libri ancora da pubblicare, The Winds of Winter e A Dream of Spring.

Probabilmente molti di voi pensano si tratti di un esercizio futile. Game of Thrones, dopotutto, è ormai una serie a sé stante, che poco o niente ha a che spartire con i temi, i personaggi e le situazioni dei romanzi dai quali è tratta. È diventata, ormai, solo uno dei tanti adattamenti fatti col culo di cui l’industria televisiva e cinematografica murikana abbonda, più impegnato a distrarre lo spettatore medio con draghi, morti viventi, fan service e one-liner che a raccontare una storia coerente con sé stessa.

Ma in mezzo a tutta la spazzatura, qualcosa di interessante ancora lo si trova. Perché Game of Thrones, anche ora che ha sorpassato i libri, è basata su un canovaccio di George R.R. Martin. Certo, interpretato e stravolto, ma magari è possibile trovare qualche spunto interessante che ci riveli la strada per il futuro.

Dunque, nel primo episodio, Daenerys sbarca dopo anni (nella cronologia interna dei libri non più di cinque, ma nella vita reale, oh, quanto atteso è stato quello sbarco) a Westeros, nella Dragonstone che fu il seggio ancestrale della sua famiglia dopo la fuga da Valyria, nonché il punto dal quale il suo antenato Aegon I cominciò la sua conquista dei Sette Regni (escluso Dorne) che lo portò a essere il primo sovrano di una Westeros più o meno unita. Intanto Cersei, che governa ad Approdo del Re, non è molto contenta che il Nord abbia ancora una volta deciso di dichiarare la propria indipendenza dalla corona e ordina a Jon e Sansa di scendere ad Approdo del Re per giurare fedeltà, cosa che nessuno dei fratelli Stark sembra intenzionato a fare. Cersei ha dalla sua anche un nuovo, importante alleato, ossia Euron Greyjoy, da poco eletto re delle Isole di Ferro. Alla Cittadella Sam scopre che dalle miniere sotto la Roccia del Drago è possibile estrarre vetro di drago, proprio ciò di cui Jon ha bisogno per affrontare gli estranei, e anche che Jorah Mormont, malato di morbo grigio, è in quarantena alla Cittadella.

Nel secondo episodio, l’evento più rilevante è la distruzione della flotta di Daenerys, capitanata da Asha Greyjoy, per mano della Flotta del Ferro di Euron. Cersei intanto stringe accordi con Randyll Tarly e altri alfieri dei Tyrell, mentre Tyrion elabora per Daenerys un piano che non ha in fin dei conti molto senso e che prevede, anziché una guerra lampo, un lungo assedio ad Approdo del Re e un attacco a sorpresa a Castel Granito.

Il terzo episodio ci dà il primo vero incontro tra ghiaccio e fuoco, tra Jon Snow e Daenerys Targaryen, quando il re del Nord si reca al cospetto della regina dei draghi per ottenere il suo aiuto nella imminente guerra contro gli Estranei. C’è anche l’ennesima scena in cui Jaime e Cersei sono amanti struggenti, il ritorno di Bran, che ora è il corvo a tre occhi, a Grande Inverno, e l’assedio lampo di Alto Giardino da parte dei Lannister che causa la caduta definitiva della nobile casa Tyrell.

Nel quarto episodio Arya ritorna a Grande Inverno, mentre Daenerys sferra un attacco alle forze dei Lannister, annientandone una buona parte a colpi di fuoco di drago e lame ricurve di Hammerfell dothraki.

Il quinto episodio è quello in cui Tyrion, Jon e Daenerys decidono che l’unico modo per convincere Cersei della pericolosità dei non morti che stanno per raggiungere i Sette Regni è mettergliene davanti uno. Cersei è incinta di Jaime e Ditocorto cerca di mettere zizzania tra le sorelle Stark.

Nel sesto episodio la Suicide Squad è impegnata nella sua missione oltre la Barriera che finisce in uno stallo (o forse una trappola ordita dal Re della Notte?) che costringe Daenerys a intervenire in soccorso ai nostri eroi e, nello scontro che ne consegue, uno dei draghi ci lascia le scaglie. Ma per lo meno hanno catturato un non-morto e Jon giura fedeltà a Daenerys per cui… è stato utile?

E infine, nel finale di stagione, il Re della Notte trova il modo di far crollare la Barriera (alla fine bastava spingere forte) all’altezza di Eastwatch, mentre a sud Cersei fa credere a Jon e Daenerys di volersi alleare con loro nella guerra contro gli Estranei ma segretamente ha mandato Euron ad assoldare con i soldi della Banca del Ferro di Braavos la Compagnia Dorata. Tutto questo non sta molto bene a Jaime che decide di disertare la sorella e andare a combattere a nord. Infine, il pupazzo da infodump Bran incontra il pupazzo da infodump Sam e si stabilisce che Jon altri non è che Aegon Targaryen, figlio di Rhaegar Targaryen, fratello di Aegon Targaryen, e “””””legittimo””””” pretendente al trono di spade. E se pensate un legame di consanguineità fermi dei Targaryen dall’accoppiarsi… beh, che serie tivì stavate vedendo finora? Ah, e Ditocorto muore. Perché le trame sono difficili e i murikani vogliono draghi e YASS QUEEN!

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Ora, per cercare di raffrontare gli eventi di questa stagione con quelli che è possibile accadranno anche nei prossimi libri, bisogna tenere presente che gli eventi della settima stagione di Game of Thrones si basano e costruiscono su quelli della sesta, che già non erano il massimo per quanto riguarda la coerenza con il materiale originario.

Possiamo supporre con un certo livello di sicurezza che, sì, Daenerys sbarcherà a Westeros e, sì, probabilmente ciò accadrà alla Roccia del Drago, perché si tratta di un parallelo con Aegon il Conquistatore che nessuno scrittore degno di tale nome si lascerebbe sfuggire. C’è però un piccolo dettaglio che la serie tv ha deciso di omettere, ossia Aegon Targaryen.

No, non Aegon “Jon Snow” Targaryen, l’Aegon Targaryen originale, il figlio di Rhaegar e Elia Martell. O meglio, quello che stando a Jon Connington e Illyrio Mopatis è il vero Aegon Targaryen.

Breve spiegone per chi non ha letto ADWD. Nel libro, Tyrion, in fuga a Essos, si imbatte in un gruppo di viaggiatori capitanato da un certo Griff. Insieme a Griff c’è anche un ragazzo di nome Griff il Giovane che Tyrion non ci mette molto a capire sta nascondendo la sua vera identità. In breve Griff si rivela essere Jon Connington, un lealista Targaryen esiliato dopo la rivolta di Robert, e Griff il Giovane altri non sarebbe che Aegon Targaryen, sfuggito alla furia omicida di Gregor Clegane e, in qualche modo, scampato al saccheggio di Apprpdo del Re da parte delle forze di Tywin Lannister. Ora della fine di ADWD, Aegon Targaryen ha cominciato la sua invasione di Westeros, insieme alla Compagnia Dorata, ed è intenzionato a guidare di persona l’assalto a Capo Tempesta (assalto che, come sappiamo dai capitoli anteprima di Winds, è andato a buon fine).

Ora, l’omissione di Aegon/Griff in Game of Thrones potrebbe avere una spiegazione molto semplice: non si tratta di un personaggio che andrà a incidere sull’economia generale della storia. Si tratta del “drago del guitto” del cui imminente arrivo Quaithe avverte Daenerys a Mereen (Aegon era in origine diretto a Mereen, ma poi ha cambiato idea). Ma è anche vero che nelle ultime stagioni di Game of Thrones abbiamo assistito a tagli e semplificazioni di trame, situazioni, luoghi e personaggi. In parte ciò è stato perché Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco sono state pensate da Martin per essere volutamente impossibili da adattare con le costrizioni cui è sottoposta una serie televisiva. Ma in parte è anche perché D&D non sanno più che pesci pigliare: Martin ha sì dato loro un canovaccio sulla base del quale procedere, ma immagino, visti i risultati, che si sia ben guardato dallo spiegare loro le minuzie dei piani di Varys, Petyr Baelish, Doran Martell, Marwyn e Jaqen H’ghar (a nome degli uomini senza volto). Non a caso si tratta di personaggi che, quando non sono stati tagliati del tutto, sono stati semplificati al punto di risultare parodie di quello che sono nei romanzi. È più logico, e secondo me corretto, dunque, affermare che Aegon/Griff sia stato tagliato dalla serie perché D&D non avevano idea di dove andare a parare con il personaggio, e soprattutto come risolvere la sua trama nel ridottissimo numero di episodi che avevano a disposizione.

Quindi l’omissione di Aegon non ci dice nulla sulla sua rilevanza o meno a livello di trama. Che si tratti poi del “drago del guitto”, così come profetizzato da Quaithe, è del tutto ininfluente. Posto che ciò presupporrebbe l’onestà di Quaithe, cosa su cui è bene avere dubbi, che Aegon sia realmente il figlio di Rhaegar Targaryen e Elia Martell, o si tratti di un impostore (come ad esempio, cosa di cui sono convinto, il figlio di Illyrio Mopatis e della sua seconda moglie) non ha molta importanza in una serie il cui motivo principale è “il potere si trova dove l’uomo ritiene si trovi”.

Sappiamo che in questa settima stagione Daenerys ha avuto una serie di colpi di sfortuna causati di volta in volta da flotte ed eserciti che si teletrasportavano. Dal momento che George R.R. Martin, almeno lui, sembra avere a cuore la geografia di Westeros, potrebbe darsi che le sventure rimangano, ma che Daenerys subisca le prime sconfitte una volta sbarcata a Westeros non per mano dei Lannister ma proprio a causa di Aegon, un Targaryen come lei?

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Gran parte degli sviluppi a cui abbiamo assistito nel corso di questa stagione hanno come base le gravi insensatezze dinastiche con le quali si era concluso il precedente ciclo di episodi. Sono più o meno rassegnato all’idea che Cersei riuscirà a sedere sul trono di spade — anche se lo farà in maniera più logica di quanto abbiamo visto accadere nella serie tv —, ma non c’è una sola possibilità in cielo e in terra che Ellaria Sand e Olenna Redwyne diventino, rispettivamente, principessa di Dorne e lady protettrice dell’Altopiano. Non fosse altro perché nei libri esistono due personaggi che si chiamano Arianne Martell, legittima erede del principe Doran, e Willas Tyrell, figlio primogenito di Mace Tyrell ed erede di Alto Giardino. Quest’ultimo in particolare è un personaggio che lo stesso George R.R. Martin ha dichiarato avrà un ruolo importante in Winds, assieme all’altro fratello Garlan.

Ora, che i murikani non sappiano niente di successione al trono non dovrebbe stupire nessuno, ma che si accetti senza stiracchiare al limite la sospensione dell’incredulità che due madri appartenenti a un altro casato e una concubina bastarda assurgano al potere senza che nessuno (nobili tradizionalisti, nobili avidi di potere, religiosi, o perfino il popolino) abbiano nulla da protestare non ha assolutamente alcun senso. Il che significa che non vedremo idiozie simili in Winds. C’è però un particolare del quale ho già parlato, una frase pronunciata da Petyr Baelish in AFFC: una guerra delle “tre regine” che si avvicina all’orizzonte. Il Petyr Baelish dei libri è un antagonista che fa dell’estrema preparazione la sua ragione d’essere, non è il patetico supervillano che si arriccia il mustacchio e carezza il gatto bianco con fare mefistofelico che è diventato nelle più recenti stagioni di Game of Thrones. Certo, chaos is a laddaH, ma c’è ragione nel caos creato da Ditocorto. Per cui quando parla di questa guerra delle tre regine dobbiamo domandarci non tanto se questa avrà luogo, quanto chi saranno le regine coinvolte.

Non vorrei dire una boiata, e commettere l’errore di sottovalutare Arianne Martell solo perché è stata tagliata nella serie, ma sono abbastanza convinto che queste tre regine saranno Daenerys, Cersei e Sansa. Sansa in particolare, grazie alle macchinazioni di Baelish e all’introduzione di Harry l’Erede, potrebbe finire per reclamare, in quanto unica Stark rimasta in vita, Grande Inverno e l’intero Nord. In pratica mi aspetto uno svolgimento della battaglia dei bastardi simile a quella che abbiamo visto nella serie tv, con l’unica differenza che Sansa vi prenderà parte non come “sorella di Jon Stu” ma in qualità di pretendente al Nord e regina della Valle di Arryn (in quanto moglie di Harrold Hardyng, che è l’erede di Robert Arryn perché suo nonno era il fratello di Jon Arryn, il padre di Robert). E se ciò dovesse verificarsi, che cosa implicherebbe per Jon Snow?

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Ebbene, c’è una sostanziale differenza nel modo in cui Game of Thrones ha trattato la resurrezione rispetto a come accade nei libri. In ASOIAF la magia è un brutto affare, oscuro e pericoloso. In Game of Thrones la magia è figa e Jon Snow è vivo perché la plot armor ci dà +10 vitalità. In ASOIAF quando un personaggio viene riportato in vita è profondamente cambiato, sia che ciò sia palese, come accade a Lady Stoneheart, sia che il cambiamento sia quasi invisibile, come per Beric Dondarrion. In Game of Thrones quando un personaggio viene portato in vita è solo per andare a fare del sesso incestuoso su una barca o rimanere in bilico tra la vita e la morte quando casca la Barriera. Non c’è stato, nella serie tivì, nessun contrappasso per la resurrezione di Jon Snow — e sono pronto a scommettere che così non sarà nei romanzi. Come cambierà Jon quando inevitabilmente Melisandre lo riporterà in vita nei primi capitoli di Winds? Non ne ho idea, ma di sicuro ce ne accorgeremo. E, forse, questo cambiamento gli impedirà di acquistare la fiducia dei lord del Nord (dopotutto non si apprestano a combattere contro dei morti viventi? E Jon cos’è se non un morto vivente anche lui?). Per questo è molto più verosimile indicare Sansa come futura regina del Nord, nonché regina consorte della Valle di Arryn.

Penso di essermela già tirata abbastanza con la questione che avevo previsto correttamente la morte di uno dei draghi e la caduta della Barriera. In realtà avevo scommesso che Viserion o chi per lui sarebbe caduto vittima del corno di drago suonato da Victarion Greyjoy durante la battaglia di Mereen (il cui svolgimento è imminente nei romanzi). Però devo ammettere che ora che ho visto la Barriera crollare per mano di zombie Viserion non sono del tutto imparziale all’idea che qualcosa del genere accada anche nei libri. Certo, in maniera meno goffa di: un drago rianimato non sputa fuoco ma antigelo.

Sinceramente non ho idea di come ciò accadrà, ma sono pronto a scommettere che uno dei draghi (o magari più di uno ora della fine della serie, dopotutto ASOIAF parla del cambiamento e i draghi sono una metafora per le armi atomiche) morirà e che la Barriera crollerà.

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Infine, la grande rivelazione della settima stagione di Game of Thrones non è solo che R+L=J ma anche che R+L=♥ (il che, per chi è ferrato in matematica, significa anche che J=♥ ma questa è un’altra storia, per un altro giorno).

La maniera in cui Gilly ha scoperto che Rhaegar ha fatto annullare il matrimonio con Elia, cosa che di fatto renderebbe Jon non solo un Targaryen legittimo ma anche quello che potremmo chiamare il pretendente “legittimista” (non il legittimo pretendente, perché i pretendenti, in quanto tali, non hanno nessuna legittimità), non ha alcun senso. Intanto l’informazione proviene da un Alto Septon dotato di nome, quando uno dei precetti cardine del culto dei Sette è che l’Alto Septon, quando assume tale incarico, rinuncia alla sua esistenza passata, a partire dal suo nome. Tutti gli Alti Septon si chiamano “Alto Septon”, con magari un aggettivo a distingere l’uno dall’altro, ad esempio l’Alto Septon grasso, l’Alto Septon bambino, o l’Alto Passero. Per non parlare poi del fatto che in nessun caso un matrimonio, specialmente un matrimonio regale, sarà annullato quando esista la prova vivente (Rhaenys e Aegon) che è stato consumato. I matrimoni e le promesse di matrimonio sono giuramenti solenni a Westeros, e rispettarli è un affare importante.

Questo però non significa che Jon sia necessariamente il frutto dello stupro di Rhaegar ai danni di Lyanna, è estremamente possibile che i due fossero amanti. Solo non vedo ragione logica per credere che Jon sia un figlio legittimo.

E in realtà non capisco quale sia il motivo per cui D&D hanno costruito tutto questo gigante dai piedi d’argilla solo per arrivare alla conclusione che Jon è un Targaryen legittimo. Che cosa ha cambiato questa informazione? È perfino contraria allo sviluppo e al tema del personaggio. Pensateci: Jon, come molti altri personaggi di ASOIAF, è alla ricerca di un posto nel mondo. Non è mai stato un vero e proprio Stark quand’era a Grande Inverno, ed è solo a fatica che si è guadagnato il rispetto dei Guardiani della Notte, che hanno visto in lui qualcosa di più del Lord Snow con cui lo chiamavano per deriderlo all’inizio. Il che significa che Jon ha iniziato a costruire da sé il suo posto nel mondo, ha iniziato a essere l’artefice del suo destino. E questo è importante. È sviluppo del personaggio. Fare di Jon un Targaryen legittimo significa negare questo sviluppo, perché il posto nel mondo che ora Jon occupa è stato creato per lui, non da lui.

Per cui ha molto senso che Jon rimanga un figlio illegittimo, a prescindere dalla sua vera paternità. E, tra l’altro, Westeros sta vivendo, nei libri, un periodo di assoluta incertezza. Le esistenti strutture di potere (il feudalesimo, per farla breve) non sono in grado di far fronte alle minacce che incombono. ASOIAF parla di cambiamento, Game of Thrones di spezzare la ruota. Questi due termini non sono sinonimi forse con l’essere artefici del proprio destino? Snow o Targaryen non ha importanza, perché è il fatto che sia in grado di essere l’uomo giusto al momento giusto a fare di Jon ciò che è. Ed ecco perché sono più che sicuro che la paternità di Jon si svilupperà in manera sostanzialmente differente nei libri rispetto a quanto non è avvenuto nella serie.

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Ancora non sappiamo quando e se The Winds of Winter vedrà la luce, per non parlare di A Dream of Spring. Ma è eccitante pensare che, anche se Game of Thrones ha spoilerato — e spoilererà — quelli che sono i punti salienti della storia, l’universo intessuto da George R.R. Martin è talmente vario e dettagliato che il percorso che seguiranno i libri mancanti, pur avendo in comune la stessa destinazione della serie tv, saprà essere ancora imprevedibile — e molto più interessante.

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