La cosa carina di avere una rubrica intitolata Fumetti di un certo livello è che il nome in sé non specifica quale sia il livello del fumetto di cui si parla di volta in volta. Certo, fino a questo momento l’ho adoperata per parlare di fumetti più che valevoli, come ad esempio Visione di Tom King, Gyo di Junji Ito, e Southern Bastards di Jason Aaron. Ma se ci fosse un fumetto particolarmente brutto e mal riuscito, potrei parlarne senza dover alterare il titolo della rubrica, sottintendendo che il “certo livello” di cui si parla è quello “infimo”.

Il che è una buona cosa, dal momento che ho appena letto Secret Empire di Nick Spencer.

Seguiranno spoiler per un evento che suppongo sia ancora inedito in Italia.

Secret Empire in apparenza si presenta come uno dei consueti eventi blockbuster della Marvel, di quelli che promettono di essere imperdibili perché dopo “nulla sarà più come prima” (il che di solito significa che un altro rilancio è all’orizzonte). Ora, Secret Empire non solo ha la peculiarità di essere il secondo evento meno venduto della Marvel negli ultimi sette anni (peggio di lui solo Axis del 2014), ma si tratta anche di un evento la cui premessa centrale, Captain America è sempre stato uno sleeper agent dell’Hydra, è stata, ben prima che Secret Empire stesso prendesse il via, oggetto di dubbi e critiche da parte di fan vecchi e nuovi della Casa delle Idee.

Sebbene ogni grande evento dei fumetti murikani offra un certo livello di comprensibilità e autoconclusività in sé stesso, per capire per bene Secret Empire bisogna fare un po’ di letture preliminari. L’ideale sarebbe partire da Avengers: Standoff, il primo grande evento della nuova Marvel uscita dal reboot di Secret Wars. Avengers: Standoff, scritto anch’esso da Nick Spencer, vede gli Avengers investigare su quella che sembra una pacifica comunità residenziale di nome Pleasant Hill. Dopo aver scoperto che Pleasant Hill è in realtà una prigione segreta creata da Maria Hill, direttrice dello S.H.I.E.L.D. con l’aiuto dei poteri di manipolazione della realtà di Kobik, che è la personificazione di un cubo cosmico, gli Avengers si ritrovano tra l’incudine e il martello quando un gruppo di supercattivi prigionieri di Pleasant Hill e guidati da Zemo, si liberano dal controllo di Kobik e danno il via a una sommossa. In quell’occasione, Steve Rogers, che è stato purgato del siero del supersoldato e ridotto alle condizioni di un (arzillo) uomo di novant’anni, viene riportato alle sue condizioni originarie di aitante eroe dai poteri di Kobik.

Sembra che tutto sia finito nel migliore dei modi, se non fosse che nel primissimo numero di Steve Rogers: Captain America, il redivivo Steve se ne esce con un Hail Hydra e rivela di essere sempre stato un agente doppiogiochista dell’organizzazione terroristica nazista. In Captain America: Steve Rogers viene rivelato il passato di quello che Nick Spencer giura e spergiura sia il vero Captain America, e del suo piano per creare un impero globale dell’Hydra, partendo, ovviamente, dalla conquista degli Stati Uniti.

Il piano in questione prende avvio nel numero zero di Secret Empire, una sorta di prologo che rivela come ha fatto Steve Rogers a divenatare il leader (quasi) incontrastato del mondo. E si tratta in realtà di una storia abbastanza solida, ben congegnata, e se il livello qualitativo di Secret Empire fosse stato quello, credetemi, ora non sarei a scrivere questo post. Sostanzialmente gli eroi della Terra sono impegnati su due fronti da due minacce potenzialmente apocalittiche: un attacco chitauri nell’orbita terrestre e l’invasione dei signori del male di Zemo a New York. E mentre Captain Marvel, l’Alpha Flight, gli Ultimates e gli immancabili Guardiani della Galassia (sinergia!) sono impegnati a sconfiggere gli alieni, a New York sono i Defenders, insieme al Doctor Strange, Cloak e Dagger e Spider-Woman a cercare di salvare la situazione. Quello che nessuno degli eroi sa, però, è che si tratta tutto di un piano ordito da Captain America per eliminare in un solo colpo buona parte degli eroi della terra. Sconfitti i chitauri, infatti, gli eroi cosmici sono bloccati nell’orbita terrestre, impossibilitati a rientrare per via di uno scudo antialieno innalzato da Steve Rogers, e con una nuova ondata di alieni in avvicinamento e pronta all’attacco, mentre New York viene imprigionata in una dimensione di tenebra dai poteri di Blackout. Captain America viene quindi insignito del potere di controllare le forze armate murikane da un atto esecutivo del Presidente, potere che però usa per permettere all’Hydra di cominciare il suo piano di dominio globale.

Il resto della miniserie evento è purtroppo meno interessante del suo numero zero, e vede Steve Rogers non alle prese con il consolidamento del proprio potere ma già leader indiscusso di una società quasi del tutto piegata all’Hydra, intento a rintracciare i pezzi del cubo cosmico. A contrastare i suoi piani c’è però un movimento di resistenza guidato da Black Widow, Hawkeye e dall’AI di Tony Stark (il vero Tony è in coma dopo gli eventi di Civil War II) e che tra i suoi membri conta i giovanissimi e fichissimi geni adolescenti di tutte le minoranze possibili immaginabili che apparentemente ora sono il pilastro portante della Marvel.

Secret Empire non è il peggiore evento mai pubblicato dalla Marvel per il semplice fatto che Civil War II esiste. Ma se Civil War II era un evento senza anima, creato per massimizzare le vendite in occasione dell’uscita dell’altrettanto scadente Captain America: Civil War (sinergia!) con una storia sconclusionata, che sembrava copiata da Minority Report, e un finale che LETTERALMENTE era copiato dall’episodio di Grattachecca e Fichetto con Poochie, Secret Empire tenta di raccontare una storia con capo e coda all’interno di un canone di continuità con le altre testate Marvel scritte da Nick Spencer.

Ora, Nick Spencer è simpatico come carta vetrata sulle palle (sul serio, non seguitelo su Twitter), ma per lo meno, a differenza, purtroppo, del Bendis degli ultimi tempi, è in grado di scrivere una buona storia. Secret Empire, almeno dalle sue premesse, poteva essere proprio questo. Spencer aveva cominciato ad architettare la sua epica due anni prima dell’inizio di Secret Empire, rivelando che Steve Rogers era sempre stato un membro dormiente dell’Hydra, e facendogli mettere a segno una serie di mosse (fare di Sam Wilson un Captain America controverso e divisivo, danneggiare Maria Hill dopo i fatti di Pleasant Hill e prenderne il posto come direttore dello S.H.I.E.L.D., assecondare l’idea di Captain Marvel di creare uno scudo orbitale a difesa di eventuali attacchi alieni, eliminare Red Skull) volte a facilitare la presa del potere che si sarebbe verificata in seguito. Insomma, Secret Empire non è una storia campata per aria come lo è stata Civil War II.

Era divisiva, e pensata per essere tale, ma dietro di sé aveva una certa architettura di base. E allora dov’è che è andato tutto storto?

Due sono gli aspetti di Secret Empire che ho trovato deludenti quasi al limite dell’offensivo. Non ho mai rifiutato a prescindere la premessa della storia, anzi, i primi archi di Captain America: Steve Rogers mi sono decisamente piaciuti. Non mi sono messo a twittare il mio oltraggio perché di fumetti ne ho letti un po’ e so come funzionano le cose: esiste uno status quo che viene minacciato e che i nostri eroi devono combattere per riportare alla situazione iniziale, questo è in pratica il canovaccio per tutte le storie basate su un universo condiviso di supereroi. Perché se si altera in maniera permanente lo status quo quello che ne consegue è un reboot, e un reboot è una cosa che nemmeno la Marvel, che potrebbe mandare in fumetteria ventuno pagine bianche e vendere lo stesso centomila copie, può permettersi di fare a cadenza annuale.

Per cui non ho mai realmente avuto problemi con il fatto che Captain America fosse un agente dell’Hydra. Si tratta in realtà di un grande twist sul personaggio e di un’eccellente fonte di conflitto, che è poi la linfa vitale della storia. Ma dev’essere che ai lettori moderni il conflitto non piace poi così tanto, perché apriti cielo, si è levato un casino apocalittico, neanche si trattasse delle vicende di un personaggio immaginario. Peggio degli italiani quando ammazzano un’orsa del cazzo in Trentino o non convocano un calciatore palesemente troppo vecchio ma amato dalle folle ai mondiali. Insomma, cose serie.

Non ha aiutato, ovviamente, l’abitudine della Marvel di antagonizzare chiunque osi muovere una critica, quando invece sarebbe bastato rispondere alle critiche con un semplice “abbiamo in serbo per voi una storia fantastica, aspettate e non ve ne pentirete”. Il problema è che la Marvel è ora di proprietà della Disney, e se c’è una cosa che al topo non piace è antagonizzare potenziali acquirenti. Il che secondo me ha decisamente influito sulla scelta di castrare Nick Spencer e costringerlo a scrivere un finale più blando e reader-friendly per la sua epopea.

Perché mi rifiuto di credere che quello che ho letto in Secret Empire #10 fosse il vero finale della storia.

Al termine di Secret Empire viene infatti rivelato che lo Steve Rogers che ha creato l’impero dell’Hydra in terra non era affatto lo Steve Rogers che tutti noi conosciamo e apprezziamo, ma una creazione di Kobik, che è poi stata convinta a riportare nella nostra realtà il vero Steve Rogers, e tutto si è risolto nel migliore dei modi possibili. A parte per Rick Jones e Black Widow che sono morti.

Un finale del genere è per me l’equivalente di “si svegliò e scoprì che era stato tutto un sogno”, perché significa che alla figura sulla quale era incentrato il conflitto della storia, Steve Rogers, è impedito di evolvere sulla base degli eventi della storia stessa. Si tratta di una progressione negativa del personaggio che, a mio avviso, lo danneggia più di quanto non abbia fatto associarlo con l’Hydra all’inizio. Ora che il vero Steve Rogers è ritornato, con la sua immagine di eroe perfetta e intatta, tutto può più o meno riprendere come se nulla fosse successo. Il che significa che tutto il potenziale che Secret Empire offriva è andato sprecato.

Provate a pensare se Steve Rogers, invece di essere stato sostituito da una creazione di Kobik ne fosse stato controllato mentalmente. Sarebbe stato lo stesso non responsabile di tutta la morte e la distruzione che il regime dell’Hydra ha causato, ma il suo nome sarebbe stato lo stesso infangato da eventi che sono avvenuti senza che lui potesse avere su di essi il minimo controllo. Magari la gente l’avrebbe rifiutato, preferendogli Sam Wilson come Captain America. Magari questo l’avrebbe spinto a cercare la redenzione vestendo i panni di Nomad, dando origine a tutta una serie di divertenti avventure (di cui, garantito, almeno una nello spazio). Invece no. La Marvel ha deciso di intraprendere la via più noiosa, quella in cui Steve Rogers è un eroe senza difetti o zone d’ombra.

Ma questo non è nemmeno il principale problema che ho con Secret Empire.

Parliamoci seriamente: Secret Empire è una storia politica. Negare che l’Hydra sia una rappresentazione dell’autoritarismo di stampo fascista, come ha cercato di fare Nicolino, sarebbe come negare che il cielo è azzurro o che scrivo post troppo lunghi e spesso parto per la tangente.

E, sapete che vi dico? Mi sta bene. Non ho problemi con una storia politica, purché abbia senso e sia ben scritta. Ad esempio, sto seguendo con interesse il Green Arrow di Benjamin Percy, nonostante Oliver Queen sia un sinistronzo radical-chic di quelli che passerei volentieri sotto una mietitrebbia (ma, sul serio, c’è qualcuno che si aspetta che Green Arrow NON SIA un sinistronzo radical-chic? Oliver Queen è praticamente la versione caviar left di Bruce Wayne). Ma, poi, voi ve lo ricordate che cosa faceva proprio Steve Rogers durante la sua primissima apparizione come Captain America? Esatto, tirava un pugno a Hitler. E questo avveniva nel 1940, ossia un anno prima che gli Stati Uniti entrassero in guerra.

Secret Empire doveva essere, in origine, una storia in cui veniva affrontato il tema dell’attrattività che le ideologie totalitarie esercitano nei confronti della popolazione comune e di come una persona normale, un americano medio, possa rimanere sedotto da qualcosa di spregevole e anacronistico come il fascismo. Può sembrare un discorso futile da fare nell’Anno del Signore 2017, ma ricordate del Pagliaccio in Capo che hanno eletto i murikani e della sua incapacità cronica di prendere tempestive distanze dal terrorismo neonazista giusto il mese scorso.

Ebbene, l’errore principale di Secret Empire, a mio avviso, è stato di promettere tutto questo, salvo poi regredire alle facilonerie che si è soliti associare alla narrazione fumettistica. Nel primo numero della serie, che ha luogo un certo periodo di tempo dopo Secret Empire #0, abbastanza da consentire a Steve Rogers di accentrare il potere nelle sue mani, l’Hydra gode del favore di buona parte della popolazione (anche se esistono nuclei di dissenso) e c’è perfino un team di Avengers, composto da Thor (quello vero), Vision, Scarlet Witch e Deadpool che combatte al fianco di Captain America. Ebbene, mi sono detto, questa sì che è una storia con spunti interessanti. Ora Nicolino ci spiegherà non solo come mai la maggioranza della popolazione ha accettato il dominio dell’Hydra ma anche come abbia fatto Cap a convincere Thor, Wanda, Vision e Deadpool (che di recente ha scoperto di essere padre e sta cercando di essere più eroe che mercenario) a unirsi a lui. E invece no. Letteralmente a pagina 20 di Secret Empire #1 il Doctor Faustus ci informa che il volere della popolazione civile è stato plagiato mettendo fluoride nell’acqua, e più avanti veniamo a sapere che gli Avengers dell’Hydra hanno tutti una motivazione per unirsi a Steve Rogers, ma nessuana di queste implica essere stati “sedotti” dall’Hydra (ad esempio Scarlet Witch era posseduta da un demone e Visione da un virus informatico, per dire l’originalità).

In sostanza, Secret Empire non si è rivelata affatto la storia che avrebbe dovuto essere (forse perché il topo è intervenuto per aggiustare la rotta, forse perché Nicolino ha la tendenza a essere un po’ spandimerda, non lo so di preciso) e tutto si è risolto in: team di eroi-buoni cerca un macguffin per fermare il team di eroi-cattivi, che intanto è alla ricerca dello stesso macguffin per portare a termine i propri piani di dominazione del mondo, con in mezzo spolverata qualche morte scioccante, perché ora va di moda così. E tutto questo non per quattro numeri, non per sei, ma per ben dieci, più un numero zero e un numero omega di epilogo. Decisamente troppi.

Questo non significa che Secret Empire non abbia alcuni aspetti positivi. Ad esempio Spencer riesce a ridare una parvenza di dignità a Carol Danvers, completamente macellata in Civil War II, e il prologo del numero zero, come ho già detto, era ben congegnato e prometteva bene. Peccato che il risultato finale sia stato pessimo su tutta la linea.

L’aspetto positivo è che, a differenza di quanto è successo con Civil War II, che Secret Empire sia stato un pessimo evento è una cosa che hanno realizzato in molti.

La Marvel stessa ha cercato di correre ai ripari e ha organizzato in fretta e furia un nuovo rilancio, Legacy, che però in tutta onestà a me sembra uno scimmiottamento dell’eccellente Rebirth della DC. Purtroppo da quello che è emerso finora di Legacy, sembra che poco sia destinato a evolvere dalla situazione attuale: personaggi terribili e marysueschi di nuova e recente creazione, tipo Riri Williams e America Chavez, occuperanno ancora una posizione di primo piano, mentre personaggi storici e popolari, tipo i Fantastici Quattro e Wolverine, sono ancora nel dimenticatoio per via della perdurante faida tra Dinsey e Fox sui diritti cinematografici. Autori che ho più (Bedis, Waid) o meno (Slott, Aaron) amato in passato, e che ora non fanno altro che sfornare una serie deludente dopo l’altra, sono ancora al timone di titoli importanti, mentre bravi autori come Al Ewing, che tra l’altro ha una conoscenza enciclopedica del canone Marvel, vengono sempre assegnati a serie di secondo piano che fanno del loro meglio per tenere a galla nel disinteresse generale.

Penso che ciò che emerge da Secret Empire sia più che altro un problema con la Marvel stessa e non solo il caso di un evento mal riuscito. Nel mio piccolo, mi sono ridotto a leggere e apprezzare solo pochissimi titoli pubblicati dalla Casa delle Idee. Al di là di Daredevil di Soule, le serie di Ewing, Pak e quelle degli X-Men (Generation X su tutte perché c’è best boy Quentin Quire) la Marvel non pubblica altro che mi attiri. Ma questo non è un grande problema, perché sull’altra sponda del mare dei supereroi c’è la DC che, nonostante sia passato un anno intero, continua a cavalcare l’onda di Rebirth con la stessa intensità. E dire che a loro è bastato prendere atto di aver commesso un errore, e porvi rimedio ponendo il lettore al centro dell’attenzione.

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