Vi secca se parliamo un attimino di Assassinio sull’Orient Express? No perché l’alto giorno ho visto il film di e con Kenneth Branagh e faceva, per usare un raffinato eufemismo, letteralmente schifo al cazzo.

Prima di cominciare, però, due parole su che cos’è Assassinio sull’Orient Express a beneficio di chi non lo sapesse. Si tratta di un romanzo giallo scritto nel 1934 da Agatha Christie, e per alcuni (tipo me) è il romanzo giallo per eccellenza, in quanto al suo interno si trovano praticamente tutti i capisaldi del genere, che in quel periodo stava attraversando la sua età dell’oro: abbiamo un intricato omicidio, un ambientazione suggestiva, un nutrito cast di sospetti con qualcosa da nascondere, un detective gentiluomo e indizi in abbondanza.

La storia vede l’investigatore belga Hercule Poirot, protagonista in tutto di trentatré romanzi della Christie, imbarcarsi sull’Orient Express, il prestigioso treno di linea che percorreva la tratta Istanbul-Parigi-Calais. Mentre il treno è bloccato nei Balcani da una nevicata abbondante, viene ritrovato il cadavere di uno dei passeggeri, e il direttore della Compagnia dei vagoni letto affida a Poirot il compito di fare chiarezza sull’omicidio, prima che il caso passi nelle mani della polizia serba. Le indagini però si complicano quando Poirot scopre che la vittima nascondeva un oscuro segreto, e che anche molti dei passeggeri gli hanno mentito o hanno cercato di sviare la sua attenzione. Il finale, senza addentrarci in spoiler, è probabilmente uno dei più noti finali di romanzo giallo al mondo, il che ha contribuito a renderlo un classico del genere.

Con tutto questo, non c’è da sorprendersi che Assassinio sull’Orient Express sia stato adattato per il cinema nel 1974 da Sidney Lumet, e per la televisione all’interno della serie Agatha Christie’s Poirot con David Suchet. Si tratta di una storia molto appetibile, e la tradizione di renderla con un cast di volti noti non fa che aumentarne l’appetibilità commerciale. L’anno scorso Kenneth Branagh è stato chiamato a dirigere e interpretare una nuova versione di Orient Express, con un cast in cui figuravano, tra gli altri, Michelle Pfeiffer, Johnny Depp, Judi Dench e Penelope Cruz. Il film è stato sceneggiato da Michael Green, che nella sua carriera di sceneggiatore cinematografico ha alternato un film brutto (Green Lantern) a un film bello (Logan) e così via. Vi basti sapere che la sua sceneggiatura più recente prima di quella di Orient Express è stata quella di Blade Runner 2049 per capire dove voglio andare a parare.

Assassinio sull’Orient Express è un fallimento sotto ogni punto di vista, eccezione fatta per i costumi e le scenografie. E il principale problema è che Kenneth Branagh, che sarà anche un attore di tutto rispetto (posto che il suo Poirot è oggettivamente discutibile), è un regista terribile, e Orient Express ne è la prova. E passi il finto multiculturalismo, studiato a tavolino per placare l’insaziabile sete di politically correct dei media murikani, che viene fatto passare come la norma quando non è affatto coerente con il periodo storico in cui hanno luogo gli eventi. Passino anche le innumerevoli libertà che il film si prende con la storia, come ad esempio l’inutile sottotrama sulla truffa ai danni della vittima perpetrata dal suo segretario personale. Il problema principale di questo film è proprio che Branagh non rispetta il materiale originario da cui è tratto.

Ora, non sto dicendo che ogni adattamento cinematografico di un’opera letteraria debba restarle fedele al cento percento. Se così fosse non avremmo classici del cinema come Solaris, Psycho, Apocalypse Now, Il dottor Stranamore, Die Hard e Blade Runner. Ma ci deve essere un senso nella modifica. E molte di quelle apportate in questo film non ne hanno. Anzi, ancora peggio, personaggi e situazioni sembrano essere scimmiottamenti dei loro originali.

Il problema è Poirot che non solo non ha i baffi che è lecito aspettarsi da Poirot, ma non si comporta nemmeno da Poirot. Poirot che cammina su un treno? Poirot coinvolto in una scena d’azione? Poirot che minaccia, anche solo per finta, di usare violenza contro qualcuno? Ma questa gente l’ha mai letto un libro della Christie?

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Dopo l’esperienza frustrante che è stata la visione del film di Branagh, mi sono messo a guardare Assassinio sull’Orient Express del 1974 e ho recuperato anche l’episodio della serie tv con David Suchet. E ciò non ha fatto che aumentare la mia avversione per la pellicola. L’Assassinio sull’Orient Express del ‘74, diretto, questa volta sì, da un regista più che capace di fare il suo mestiere, è una sontuosa produzione hollywoodiana con Albert Finney, nei panni di un Poirot forse un po’ troppo over the top, Lauren Bacall, Vanessa Redgrave, Anthony Perkins e Ingrid Bergman, che vinse un Oscar per la sua interpretazione di Greta Ohlsson. Il film si prende relativamente poche libertà con il materiale originale e restituisce una storia che non solo è senza tempo (come lo è la stragrande maggioranza dei lavori di Lumet), ma che ha anche qualcosa di cui il film di Branagh avrebbe disperato bisogno: classe.

Ma è con la versione televisiva di Orient Express che le differenze tra un adattamento degno di tale nome e un lavoro scadente si fanno sentire. L’Orient Express televisivo, nonostante veda al suo interno determinati volti noti come Jessica Chastain, Barbara Hershey, Hugh Bonneville e Toby Jones, è chiaramente penalizzato da un budget più limitato di quello delle sue controparti cinematografiche. In realtà ho trovato delle soluzioni prese platealmente al solo scopo di non spendere troppi soldi, come quella di condensare gran parte delle riprese nel vagone ristorante, molto intelligenti e appropriate: nella storia l’Orient Express è, dopotutto, bloccato nella neve, e l’ultima volta che ho controllato nella neve fa freddo e un treno, specialmente uno in cui il riscaldamento centrale non funziona più (vedi il regionale veloce Milano-Torino), non costituisce poi questo gran riparo. Ma la sofferenza derivante dal freddo è solo parte di quella che prova Poirot. Perché non bisogna dimenticare che Assassinio sull’Orient Express rappresenta una pietra miliare nell’evoluzione psicologica e morale del retto e integerrimo detective belga. Senza entrare troppo nei dettagli, alla fine della storia Poirot deve compiere una scelta morale di non poca magnitudine per un personaggio come lui. E in nessun adattamento più che in quello televisivo si evincono il peso e la grandezza di questa scelta. Non a caso David Suchet, che qui interpreta il ruolo principale, è considerato universalmente il migliore e definitivo Poirot.

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Per cui l’Assassinio sull’Orient Express di Kenneth Branagh non solo viene adombrato dal fascino e dall’assoluta classe del film di Lumet, ma anche obliterato dalla caratterizzazione dell’episodio di una serie televisiva — e, va da sé, il mio consiglio è di guardare invece una di queste due versioni, piuttosto che quella che ha dato avvio al mio rant.

Ma allora, se non ha classe e non ha spessore, Assassinio sull’Orient Express non è proprio buono a niente? Beh, in realtà no.

Sarebbe facile dire che si tratta dell’ennesimo remake di cui nessuno sentiva il bisogno, ma in effetti non è così. A dispetto della reazione tiepida della critica, il film ha avuto un certo successo al botteghino, tanto da ricevere l’ok per un sequel, Assassinio sul Nilo. Il che significa che questo film oggettivamente terribile ha, di fatto, dato il via a un franchise, che in questi anni è la parola d’oro che ogni executive agli studi cinematografici vuole sentirsi sussurrare languidamente nell’orecchio. Il che, di per sé, non è poi una cosa così negativa, visto che, se ci pensate, siamo immersi in una nausea di film di supereroi (mi rifiuto e mi rifiuterò sempre di chiamarli cinecomics, come avviene altrove) tutti uguali e mediocri o di film di Star Wars che hanno già cominciato a fare ciò che fa il pesce dopo tre giorni.

Forse Assassinio sull’Orient Express, seppure nella sua mediocrità, è riuscito a portare qualcosa di nuovo alle platee dei cinema. Il film resta sempre una cocente delusione, ma per lo meno c’è questo aspetto da considerare.