No, a dispetto del titolo, questo è un post letterario, non cinematografico. Ora vi spiego.

Che il fantasy sia un genere che evolve in reazione al proprio passato non è la scoperta dell’acqua calda. Nelle librerie oggi è possibile trovare tutta una serie di romanzi grimdark proprio perché quindici o vent’anni fa qualche scrittore ha visto tutto il fantasy post-tolkeniano che andava per la maggiore e si è detto: sì, d’accordo, ma anche basta.

Stavo leggendo un romanzo recentemente, un fantasy, per l’appunto. Un romanzo che a me non è piaciuto granché e che non esito a definire bruttino.

Il romanzo in questione si chiama Magic di V.E. Schwab ed è edito in Italia dalla Newton Compton. La trama sembrava interessante e il prezzo, come per la stragrande maggioranza dei romanzi della Newton Compton, era invitante, per cui l’ho comprato. Magic è il primo capitolo di una trilogia che in America mi pare abbia riscosso favore di pubblico e critica. V.E. Schwab scrive anche romanzi fantasy per giovani lettori, ma mi era stato assicurato che Magic fosse una delle sue escursioni nella narrativa per adulti.

Non voglio farne una vera e propria recensione, perché di Magic è rilevante solo il motivo (principale) per cui non mi è piaciuto. Questo motivo si chiama Lila Bard e non solo è la protagonista femminile del romanzo ma è anche un Moderno Personaggio Femminile.

Ma prima di addentrarci in questo discorso torniamo un attimo al fantasy post-tolkeniano da cui siamo partiti. Erano un periodo semplice, gli anni Ottanta e Novanta, in cui tutto quello che serviva per un romanzo fantasy era un protagonista in cui il lettore potesse identificarsi. E visto e considerato che il fantasy era allora un genere prevalentemente scritto e letto da maschietti, capitava con più facilità che non che il protagonista fosse un giovane di umile estrazione sociale e semplici mezzi che scopre di avere in sé il potere per riportare l’equilibrio nell’eterno scontro tra le forze del bene e del male. Sto parlando di quel tipo particolare di Predestinato che abbonda nella letteratura fantasy — basti pensare a Eragon di Paolini, Rand al’Thor di Jordan, all’immancabile Richard Cypher del nostro amico Teresino, e al più cinematografico ed emblematico di tutti, Luke Skywalker.

In pratica un personaggio che non solo è la rappresentazione del viaggio dell’eroe, ma anche del wish fullfillment del lettore o spettatore nel caso di Luke. Ora, lungi da me archiviare tutti questi esempi come negativi, perché non tutti lo sono, ma sarete d’accordo con me che questo è un tipo di personaggio che alla lunga stanca.

E a stancarsi, in tempi recenti, è stato un certo tipo di lettore e scrittore, quello che vorrebbe che il genere sia un pochino più inclusivo e meno un club per soli maschietti. In anni recenti (ma non solo) c’è stato un proliferare di fantasy con eroi femminili che hanno soppiantato le controparti maschili di una volta. E si tratta di romanzi eccellenti. Sto parlando di Mara nella trilogia dell’Impero di Raymond Feist e Janny Wurts, Ista in La messaggera delle anime di Lois McMaster Bujold, Phédre dell’omonima trilogia di Jacqueline Carey, e così via.

Va da sé che quando un trend acquista popolarità e le protagoniste femminili iniziano a moltiplicarsi, aumenta anche il numero di quelle scritte male. Anche da autori bravini. Ad esempio Brandon Sanderson, che, d’accordo, non é granché ferrato nella caratterizzazione del personaggio, ma le cui protagoniste femminili (una su tutte Shallan delle Cronache della Folgoluce) sono terribili sotto ogni punto di vista. E non si tratta solo di un problema di uomini che scrivono male di donne, perché ci sono un sacco di donne che hanno generato protagoniste femminili terribili.

Il che ci riporta a V.E. Schwab e a Lila Bard. Che è una ladra espertissima ma insoddisfatta della propria vita. Vedete, Lila vuole di più dalla sua vita, proprio come una protagonista Disney. E questo “più” non si sa bene cosa sia, ma non è certo smettere di fare la ladra e iniziare a vivere una vita onesta, perché il libro mette in chiaro che a Lila è stata offerta più volte la possibilità di chiuderla con i furti e la vita di espedienti, e più volte Lila ha rifiutato. Quello che Lila cerca è l’avventura, e la trova insieme a Kell, il mago di stirpe reale proveniente da una Londra parallela in cui il legame tra gli uomini e la magia non si è mai del tutto reciso. E poco importa se Kell è invischiato fino al collo in complotti e guerre clandestine con maghi potentissimi. Lila non ha certo intenzione di sottrarsi alla prospettiva di vivere una Grande Avventura. Anche perché Lila è una Donna Forte e Indipendente, autonoma e scaltra, non ha bisogno di imparare lezioni, è un Moderno Personaggio Femminile. Non una Mary Sue, eh, ma ci va dannatamente vicino.

Ah, ed è anche illeggibile. O meglio, è leggibile perché ok, sono parole su carta e possiedo degli occhi, ma che palle.

strong female character

Praticamente quello che V.E. Schwab (e tanti altri insieme a lei) ha fatto è stato prendere un cliché trito e ritrito e dire: basta, mi sono stancato di te, ora ti sostituirò con un altro cliché trito e ritrito, quello del Moderno Personaggio Femminile.

Provate a prendere in mano un fumetto a caso che non abbia per protagonista Batgirl o Wonder Woman. Magari qualcosa della Image. Garantito che vi troverete a leggere le avventure di una donna forte indipendente, dai tratti vagamente mascolini e vagamente etnici, che riesce a cavarsela da sola in qualsiasi situazione senza l’aiuto di nessun altro. Un personaggio femminile che non ha difetti, non ha archi di crescita personale, perché è già perfetto, e che i conflitti cui è sottoposta servono solo ad affermare quanto sia perfetta e priva di difetti. E com’è nei fumetti è spesso anche nei libri.

Voglio mettere in chiaro che non ce l’ho con le personaggie forti e indipendenti, che di per sé non hanno nulla che non va. Ce l’ho con l’uso che se ne fa di recente. Un uso che non è altro che autovalidazione e wish fullfillment, ossia proprio quello che non andava con il cliché che questi personaggi di fatto hanno soppiantato.

Perché questi Moderni Personaggi Femminili non hanno niente di simile a Mara, Ista e Phédre. Non sono Ripley né Sara Connor. Sono lontane anni luce dall’essere uno dei migliori personaggi femminili della storia della speculative fiction, ossia la signora Brisby in Brisby e il segreto di NIMH (Mrs. Frisby nel romanzo, che però non ho letto).

Sono convinto che parte della colpa per la nascita di questo trend sia di Hermione Granger, la cosa più simile a una protagonista femminile che la serie di Harry Potter abbia avuto. E non intendo la Hermione Granger dei libri ma di quella dei film — che, parliamoci chiaro, è quella che moltissimi associano al personaggio. Perché Hermione è intelligente, competente, coraggiosa e un’abile leader, il tutto contrapposto a Harry e Ron che, in fondo, sono un po’ due idioti.

È naturale che un personaggio del genere finisca per soppiantare, soprattutto nell’immaginario di chi desidererebbe una maggiore varietà nel suo genere preferito, un personaggio del tipo Luke Skywalker. Ma è anche un disservizio nei riguardi della vera Hermione Granger, quella che era sì intelligente, ma anche saputella, tanto che tutti la trovavano antipatica. Quella che ha dovuto imparare che essere più intelligente degli altri non equivale a essere migliore.

In pratica quello che romanzi tipo Magic di V.E. Schwab dimostrano è che il genere fantasy, invece di muoversi in avanti rispetto agli stilemi post-tolkeniani (in una direzione parallela e alternativa al grimdark, magari) ha saputo soltanto sostituire uno stereotipo irritante con un altro stereotipo irritante. E questo a mio avviso è un gran disservizio e un’occasione sprecata, perché sembra ci si stia accontentando di una mediocrità “diversa” anziché cercare di avere una nuova LeGuin, una nuova Bujold o una nuova Tamora Pierce.