Stavo pensando, visto che siamo nel mese di giugno e proprio a inizio mese abbiamo celebrato la nascita della Repubblica, perché non fare un mese a tema romanzi italiani sul blog? Dopotutto ne ho accumulata una discreta quantità in coda di lettura, soprattutto durante la recente sortita al salone del libro.

Cominciamo proprio oggi (tra l’altro sto scrivendo questo articolo proprio la mattina del 2 giugno, sono sul balcone, fa freschetto, e giù al bar in piazza c’è una congrega di vecchie che si sta lamentando del governo — nella migliore tradizione Italica) con il romanzo Guiscardi senza gloria di Mauro Longo.

Vorrei cominciare col dire che ho puntato questo romanzo sul catalogo della Acheron in virtù del nome. Dite quello che volete, ma un libro che si chiama Guiscardi senza gloria non può non attirare la mia attenzione. Secondo, mi pregio di avere una copia autografata dall’autore, che mi hanno reperito con gentilezza la Barisone e il moroso a un passato Lucca Comics.

Ciò detto, Guiscardi senza gloria è un romanzo che si inquadra nell’ambientazione per Savage World che si chiama Ultima Forsan ed è stata creata proprio da Mauro Longo e Giuseppe Rotondo. Il tema centrale di Ultima Forsan è che alla fine del medioevo il flagello dei non morti si è abbattuto sul mondo, in particolare sull’Europa in procinto di uscire dai cosiddetti secoli bui. Il flagello ha profondamente modificato l’ordine sociale e ha favorito la nascita di Nuovi Regni in un Rinascimento Macabro.

Per cui abbiamo un romanzo con gli zombie, ormai abusati come lo erano i vampiri dieci anni fa, che per di più è un tie-in con un gioco di ruolo. Apriti cielo, no? Guiscardi senza gloria, a parte il nome oggettivamente fighissimo, deve avere tutte le carte in regola per essere un romanzo tremendo, giusto?

Pensate un po’, non è così.

Siamo nell’anno del Signore 1516, centosettantuno anni dopo l’arrivo del Flagello dei non morti. Costantino II è il Papa Re e Sacro Romano Imperatore di Francia, e vescovo-conte Thomas Linche, che risiede nel suo piccolo feudo sulla costa mediterranea dell’Africa dopo essere stato esiliato dai domini dell’Impero, ha dei problemi di liquidità. Problemi che pensa di risolvere grazie alla scoperta che nella città di Venezia Vecchia si cela un tesoro di proprietà nientemeno che del famoso Marco Polo. Ma l’unica persona che è a conoscenza dell’ubicazione di questo tesoro pare sia un discendente di Marco Polo che si chiama Darko Polo (lo so…). Ecco, Darko Polo di professione fa il guiscardo, e insieme alla sua banda di compagni d’avventura non è poi così intenzionato ad aiutare Linche nei suoi piani.

Guiscardi senza gloria è un’avventura fantasy nella più classica delle sue declinazioni. Nel corso delle sue poco più di duecentocinquanta pagine c’è un’abbondanza di colpi di scena — alcuni anche belli grossi e uno in particolare che è stato in grado di strapparmi un “oh” — ed è raro che un capitolo non si fosse chiuso da qualche sorta di cliffhanger che invogliasse a continuare la lettura a dispetto di tutto il resto.

Non mentirò, la storia si legge come la narrazione di una campagna di un gioco di ruolo, ma si tratta di una campagna ben architettata, mai noiosa, e che soprattutto non suona piena di sé. Il merito, suppongo, va ascritto a Mauro Longo, che come ho già detto poco sopra dell’ambientazione Ultima Forsan è il creatore. Non so se sia anche un GM, ma non fatico a immaginarmelo a ricoprire tale ruolo.

Perché, in effetti, lo scopo di un romanzo che fa da tie-in con un gioco di ruolo non è solo quello di articolare con maggiore dettaglio certi aspetti dell’ambientazione, ma anche perché no, quello di far interessare all’ambientazione stessa nuove persone. Ed è anche per questo che ho apprezzato Guiscardi senza gloria. Mentre leggevo mi dicevo: ma qui c’è un sacco di storia sugli sfondi, in piccoli dettagli che vengono dati magari di passaggio. Storie che non mi sarebbe dispiaciuto approfondire. In pratica, Guiscardi senza gloria un po’ di voglia di giocare a Ultima Forsan me l’ha messa. Poi non lo farò, perché non sono il tipo di persona che gioca di ruolo con carta e penna, però la curiosità e l’interesse rimangono.

Mi vedo costretto ad ammettere, per amore di correttezza, che Guiscardi senza gloria non è privo di alcuni punti deboli. Al di là di tutto ho trovato i personaggi, soprattutto per quanto riguarda i protagonisti, relativamente poco sviluppati e, in ultima analisi, dimenticabili. In parte ciò è dovuto al modo in cui parlano. Immagino per precisa scelta autoriale, tutti i personaggi fanno uso di un registro forbito e antiquato, che ha senso nel contesto dell’ambientazione, ma produce una serie di frasi e dialoghi che alla fine suonano artificiose e legnose.

Il mio consiglio finale è, però, quello di recuperare Guiscardi senza gloria (e anche di dare un’occhiata al resto del catalogo della Acheron, perché ci sono dei libri bellini) non fosse altro perché è un’avventura fantasy che si fa leggere più che bene e senza sforzo, dall’ambientazione ben curata e approfondita (e non potrebbe essere altrimenti vista la sua natura di tie-in) con pochi momenti lenti e parecchi colpi di scena. Magari non vi farà venire voglia di giocare a Ultima Forsan, ma la pulce nell’orecchio ve la mette.

E così Guiscardi senza gloria è il primo titolo del giugno italiano di questo blog. Non male come inizio, tutto sommato. La settimana prossima, come avevo anticipato tempo fa, il primo dei romanzi di Sergio Bonelli Editore, il re-imagining delle avventure del giovane detective dell’impossibile in Martin Mystère di Pierdomenico Baccalario.

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