Ne abbiamo parlato in occasione dell’annuncio, me lo sono procurato al salone del libro, e ora eccoci qui con la reccy di Martin Mystère, primo della nuova serie di romanzi basati sui personaggi dei fumetti Sergio Bonelli Editore.

Per chi fosse poco famigliare con il personaggio, Martin Mystère è il detective dell’impossibile creato da Alfredo Castelli nel 1982. Archeologo, antropologo e avventuriero, Martin Mystère trascorre gran parte del suo tempo indagando sui misteri della criptoarcheologia e della storia umana, passando con abbastanza nonchalance da Atlantide agli UFO.

A differenza di quasi tutti i personaggi Bonelli, Martin Mystère è invecchiato nel corso degli anni, trasformandosi dal giovane e intrepido avventuriero degli anni ‘80 al Buon Vecchio Zio Martin che è colui che trovate in edicola adesso.

A livello personale, di Martin Mystère ho letto probabilmente due albi (un almanacco del mistero nei primi anni Novanta e uno della serie regolare più recente), quindi non sono certo un esperto in materia. Ciò nonostante mi sono approcciato al romanzo scritto da Pierdomenico Baccalario interessato a scoprire se fosse fruibile anche per chi aveva poca dimestichezza col personaggio — anche perché creare un romanzo per il solo “zoccolo duro” sarebbe stato controproducente in termini commerciali, suppongo.

La notizia positiva è che Pierdomenico Baccalario è riuscito ad adattare Martin Mystère per una nuova generazione di lettori, trasformandolo pur mantenendosi fedele al personaggio creato da Castelli. Quella un po’ meno positiva è che probabilmente chi legge questo blog, me incluso, non è il target che la Bonelli sperava di mirare.

Pierdomenico Baccalario è un autore straordinariamente prolifico. Dall’anno del suo esordio, il 1999, ha pubblicato, tra gli altri, con Mondadori, Rizzoli, Piemme e Il battello a vapore. Il fatto che io fino a ora non abbia mai letto niente di suo è presto spiegato: Pierdomenico Baccalario scrive romanzi per ragazzi.

Martin Mystère è un romanzo per ragazzi.

Ma, fermi tutti, prima che indossiate il vostro cappello da zoccolo duro Bonelli e cominciate a dire “not muh BVZM”, lasciatemi dire che Martin Mystere è un romanzo per ragazzi particolarmente ben riuscito.

La storia si apre con il funerale dei genitori di Martin, morti all’improvviso in un incidente. Nemmeno il tempo di raccapezzarsi nella sua nuova situazione di orfano, che Martin viene affidato a Max, un amico di famiglia che il padre ha nominato suo tutore. Max prende Martin e lo porta in Italia, dove si ritrova iscritto all’istituto Gritti, una scuola privata che sembra una pubblicità della Benetton per adolescenti eccentrici e supergeni. Ma anche nel mezzo della campagna senese, l’enigma della morte dei suoi genitori torna ad tormentare Martin, perché pare che l’arrivo di Max nella sua vita e lo spostamento forzato in Italia facciano entrambi parte di un disegno ben più grande.

Durante il corso del romanzo seguiamo Martin non solo nella risoluzione di quello che sarà il suo primo grande mistero, ma anche alla scoperta di una serie di luoghi peculiari della Toscana, da spade nella roccia a paesini che al posto della piazza centrale hanno una vasca termale, alla famosissima città che muore. Fino anche a visitare il luogo più strano e misterioso di tutti: il Lucca Comics.

Una successione di visite che a me ha perfino un po’ ricordato Dan Brown, che magari è un paragone che può far stortare il naso al lettore più snob, ma che per me è un complimento con tutti i crismi. Nel mio piccolo io adoro Dan Brown e la sua impenitente decisione di dedicarsi a un tipo di narrativa di puro e spettacolare intrattenimento. Per cui il fatto che questo romanzo mi ricordi una versione giovanile Dan Brown è qualcosa che reputo molto positiva, perché vuol dire che la storia offre al lettore una succulenta e divertente avventura.

Lo so che ho definito poco sopra il corpo studentesco dell’istituto Gritti una versione per supergeni della pubblicità della Benetton, ma mentirei se non dicessi di aver apprezzato se non la caratterizzazione, per lo meno l’unicità dei personaggi secondari. Richiede un pochino in più di sospensione dell’incredulità accettare che tra i colli senesi si nasconda un istituto di studi superiori che vede al suo interno studenti provenienti da tutto il mondo (praticamente uno per nazione) e ognuno di loro è un supergenio in uno specifico campo del sapere, però alla fine ne vale anche la pena.

Di contro c’è che, mentre non posso non riconoscere a Baccalario una padronanza del mestiere di scrivere, devo ammettere che non sempre mi è piaciuto il suo stile. C’erano determinati passaggi, specialmente in momenti che erano volutamente criptici o onirici, in cui ho trovato la sovrabbondanza di periodi paratattici e paragrafi monofrase un po’ fastidiosa.

Ma tutto sommato Martin Mystère è un più che valido romanzo di avventura, che porta il lettore a fare un giro in alcuni luoghi dell’Italia misteriosa, aspetto che ho particolarmente apprezzato, e che praticamente non ha mai un momento morto.

Non è il libro che mi aspettavo di leggere, né un libro che avesse un lettore come me quale suo target di riferimento, ma non mi è dispiaciuto averlo letto. Tanto che se avete figli, fratelli minori, cugini, nipoti, vicini di casa o quant’altro che cercano qualcosa di leggero e interessante da leggere quest’estate, a mio avviso potete anche consigliarglielo.

Per quanto mi riguarda mi aspettavo dalla Sergio Bonelli romanzi rivolti a un pubblico di adulti. Da un lato posso capire il loro ragionamento: libri come questo servono per far interessare nuovi lettori al personaggio (cosa che per altro riesce più che bene anche per chi, come me, dei fumetti di Martin Mystère non ha letto quasi niente), se a un ragazzino piace il libro, magari inizia a leggere anche il fumetto. Tanto più che, pur avendo recentemente inaugurato la Bonelli la propria linea young, personaggi “cardine” come Martin Mystère e Zagor sono anche adatti per un un pubblico più giovane.

Quando però verrà il momento di proporre, chessò, un romanzo di Nathan Never, Dampyr o Dylan Dog, mi permetto umilmente di suggerire all’editore di via Buonarroti di intraprendere la via dei romanzi per adulti. E magari *HINT HINT* di far scrivere quello di Dampyr a Marolla.

Il prossimo libro del mese all’italiana dovrebbe essere un’antologia di Lorenzo Crescentini che ho comprato al Salone del Libro nel padiglione sfigato. Dico dovrebbe perché lo sto ancora leggendo e, mi cospargo il capo di cenere, pure un po’ a rilento.

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