C’è una notizia abbastanza importante che in Italia non sta ricevendo l’attenzione che merita da parte di una stampa come al solito troppo impegnata a guardarsi l’ombelico.

Il comitato affari legali del Parlamento Europeo ha approvato ieri gli articoli 11 e 13 della nuova direttiva europea sul copyright. Questa è la proposta per intero.

L’articolo 11 richiederebbe l’acquisto di una licenza per l’utilizzo dei cosiddetti “ritagli” di articoli giornalistici, quelle anteprime composte da titolo, immagine e breve estratto. L’articolo è diretto in particolare a Facebook e a siti simili.

L’articolo 13 prevede che ogni piattaforma che ospita “grandi quantità” di materiale generato dagli utenti è obbligato a implementare un filtro che controlli tutto il materiale postato, identifichi quei contenuti che sono simili a lavori coperti da copyright e in questo caso censurarli.

Che è lo stesso sistema implementato qualche anno fa da Youtube. Esatto, quello che non piace a nessuno, tranne che a grandi gruppi di detentori di diritti, che spesso e volentieri si servono di segnalazioni di violazione copyright dubbie per censurare upload legittimi. È anche la famosa norma ammazza-meme, magari l’avete sentita così.

Il voto di ieri del comitato affari legali ha approvato con 13 voti contro 12 l’articolo 11, e con 15 voti contro 10 l’articolo 13. Secondo Julia Reda del Partito Pirata tedesco e principale sostenitrice della campagna #SaveYourInternet, l’unico membro italiano a votare sì a entrambi gli articoli è stato Enrico Gasbarra del PD.

Adesso la palla passa al Parlamento Europeo, che entro fine dicembre o gennaio dovrebbe votare sulla questione, una volta poste le modifiche che riterrà opportune alla proposta.

C’è quindi ancora tempo per evitare di vedere l’internèt come lo conosciamo trasformato in un luogo al servizio di interessi di grandi aziende. Una sorta di distopia cyberpunk ma noiosa e con meno synthwave.

Mi stupisce il silenzio dei media italiani. Mi stupisce il silenzio del governo, che pure è decisamente antieuropeista e su una cosa del genere potrebbe marciarci forte. O meglio, mi stupirebbe se avessi vissuto in una grotta per vent’anni, perché sono ben consapevole che in Italia abbiamo preso l’abitudine di considerare le elezioni europee uno spin-off di quelle italiane, o il Parlamento Europeo come un luogo in cui esiliare politici scomodi (ricordate Prodi?), con il risultato di non contare un cazzo in Europa per la nostra stessa ignoranza al riguardo. O forse si preferisce parlare di immigrati, negri e zingari perché quando sentono questi tre termini i cervelli degli analfabeti funzionali che popolano questo Paese cominciano a produrre endorfine.

Intanto, nella speranza che la pressione da parte del pubblico possa modificare quella che è a tutti gli effetti una disposizione che ammazza la libertà di espressione nell’intera Unione Europea, è possibile contattare (via mail, telefono e Twitter) i membri italiani del Parlamento Europeo grazie a siti come #SaveYourInternet e ChangeCopyright.

E lo so che questo post non riguarda la speculative fiction o il fantasy. Avrei preferito continuare a lavorare sulla cosa che sto scrivendo invece di cercare, leggere, documentarmi, sintetizzare, interpretare, linkare. Ma credo sia una cosa che riguarda tutti noi e la nostra libertà.

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