Ogni tanto mi assale l’apatia da lettura. Nel senso che prendo un libro, inizio a leggerlo, scopro che non mi convince pienamente, e invece di lasciarlo perdere vado avanti a leggerlo con estrema lentezza, giorno dopo giorno, fino a che non solo mi annoia la sola idea di leggerne una o due pagine seduto sul cesso, ma anche il concetto stesso di lettura.

Quando poi i libri deludenti mi capitano uno dopo l’altro, succede quello che è successo negli ultimi mesi, ossia che ho letto poco o niente.

Capita a tutti, suppongo, e la soluzione, almeno per me è quella di trovarmi tra le mani un buon libro — o, per lo meno, un libro sufficientemente interessante da farmi ricordare che, ehi, leggere è piacevole.

Il libro in questione è stato The Goblin Emperor di Katherine Addison. Si trovava nella mia coda di lettura da un pezzo e ne avevo comprata una versione cartacea qualche anno fa, ma per parecchio tempo l’ho tenuta a prendere polvere nello scaffale della vergogna popolato dai libri comprati e non ancora letti.

The Goblin Emperor è un fantasy di etichetta e intrighi di palazzo, per essere precisi. La storia segue il giovane Maia, figlio ultimogenito e meno benvoluto dell’imperatore degli elfi Varenechibel IV. La madre di Maia era una goblin e i segni del miscuglio di razze sul suo volto sono abbastanza per renderlo sgradito a suo padre, che lo esilia dalla corte affidandolo alle cure di un lontano parente (altrettanto disgraziato) che vive in una parte remota dell’impero. Un giorno, però, Maia riceve una notizia che sconvolgerà per sempre la propria vita: suo padre, l’imperatore, e i suoi tre fratelli maggiori, sono morti in uno sventurato incidente quando il dirigibile sul quale erano a bordo è esploso senza lasciare superstiti. In breve, da figlio dimenticato che era, Maia si ritrova a essere il nuovo imperatore degli elfi. Un imperatore mezzosangue.

Trasferitosi subito a palazzo, però, Maia deve fare i conti con una creatura che fino a quel momento gli era stata completamente aliena: la corte imperiale, con la sua fitta rete di alleanze, intrighi e doppi giochi. Maia non è particolarmente ben visto, anche in virtù delle vere e proprie leggende che circolavano sul “principe esiliato”, e alcuni dei più stretti collaboratori di suo padre preferirebbero vedere seduto sul trono non lui ma il suo ben più giovane nipote (che, essendo minorenne, avrebbe bisogno di dotarsi di una schiera di reggenti in grado di amministrare il potere al suo posto).

La corte è anche un mondo ben diverso da quello in cui Maia ha trascorso la maggior parte della sua vita. Il rigido protocollo imperiale e i doveri della sua nuova posizione sono qualcosa con cui deve prendere dimestichezza il più in fretta possibile, perché l’anternativa è quella di perdere il favore agli occhi dei nobili elfici. Ma più di tutto, a sconvolgere la sua nuova vita, c’è la scoperta che l’incidente che ha causato la morte di suo padre e dei suoi fratelli potrebbe non essere stato del tutto casuale.

Come forse si sarà intuito, The Goblin Emperor non è quel genere di fantasy che potremmo definire orientato all’azione. Il cuore del romanzo, che è interamente narrato dalla prospettiva di Maia, è fatto di protocolli di corte, intrighi, sotterfugi, doppi giochi, sospetti e alleanze. È decisamente barocco, e a tratti può risultare verboso, ma in questo risiede anche la sua forza principale.

È il world building a essere l’attrattiva principale del romanzo, e se si è (tipo me) il tipo di lettore a cui piace questo genere di cose, e si è interessati a saperne di più sul mondo degli elfi, sulla loro storia e su come funziona la loro società, allora The Goblin Emperor ha molto da offrire.

Da contro questa ricchezza può risultare a volte eccessiva e perfino opprimente. Ci sono molti nomi complicati e i personaggi usano onorifici e patronimici per riferirsi a un determinato personaggio, in accordanza con l’etichetta, ma è possibile che ciò generi confusione nel lettore. Per venire in aiuto c’è una alla pronuncia, alla costruzione dei nomi e alle forme di indirizzo in fondo al libro, accompagnata da una lista dei personaggi, ma devo essere sincero e dire che, personalmente, le ho trovate solo parzialmente utili ed esaustive.

Un altro punto a mio avviso critico del romanzo è il protagonista stesso. Ho letto altrove lodi ed elogi per la caratterizzazione di Maia, ma mi trovo a dissentire. Non che ci sia niente di terribile, in Maia, è solo che il personaggio risulta essere eccessivamente buono e pertanto blando. Il che ha anche senso, perché il lettore “vede” dagli occhi di Maia e quindi la sua visione deve essere il meno possibile distorta da contraddizioni interne. Diciamo soltanto che non è il protagonista a essere la parte più eccitante del libro, ecco.

Infine, e non è proprio una critica ma più una nota personale, mentre leggevo avevo una mia idea di come avrei risolto l’enigma della morte di Varenechibel IV e dei suoi figli, e quando la soluzione del romanzo è arrivata non ho potuto fare a meno di pensare che la mia sarebbe stata decisamente più drammatica (per quanto, lo ammetto, forse meno sensata). Il che, lo ripeto, non è una critica, né un modo per dire che io avrei saputo fare di meglio, è solo che pensavo la storia si risolvesse in un altro modo, ecco tutto.

Ciò detto, The Goblin Emperor si è rivelato una piacevole sorpresa. Un fantasy con un wolrd building elaborato e barocco, che è un piacere scoprire pagina dopo pagina, ma non così accessibile come altri romanzi dello stesso genere ma più mainstream.

Katherine Addison è lo pseudonimo di una scrittrice che non avevo mai letto o conosciuto prima d’ora e che comunque non sono granché interessato a leggere. The Goblin Emperor è uscito nel 2014 e, a oggi, non ne esiste un seguito. È stato annunciato, però, che un altro romanzo ambientato nello stesso mondo e sempre scritto dalla Addison potrebbe vedere la luce in futuro. È stato caratterizzato come una detective story con protagonista un personaggio minore di The Goblin Emperor, e una volta che avrete letto il libro vi sarà chiaro a chi si stava riferendo.

The Goblin Emperor è disponibile solo in inglese, ma se avete una certa dimestichezza con la lingua (e dovreste, se volete leggere fantasy decente) lo si trova su Amazon a poco più di sei Euro, per cui fateci un pensierino.