Lo so che, se siete qui, è perché volete leggere un recap dello spasmodicamente atteso primo episodio dell’ottava e ultima stagione di Game of Thrones, ma prima di cominciare, consentitemi una breve divagazione storica.

Dunque, avete presente Riccardo III? Re d’Inghilterra dal 1483 al 1485, Riccardo III è forse più famoso per l’opera teatrale di William Shakespeare che alla sua vita è ispirata e che ha contribuito a tramandarne l’immagine come una creatura meschina e machiavellica, che per le sue imprese da sovrano. Il regno di Riccardo III non era cominciato nella maniera più stabile possibile, perché per ottenere il potere era stato costretto a dichiarare i propri nipoti minorenni illegittimi e poi (forse) assicurarsi che “sparissero misteriosamente” (per saperne di più cercate la storia dei principi nella torre). Con un inizio del genere, era naturale che si sviluppasse una certa opposizone.

Tra le voci contrarie a Riccardo III c’era quella di Lady Margaret Beaufort, una lontana discendente di re Edoardo III, che sosteneva fosse suo figlio Enrico, già conte di Richmond, la persona che doveva sedere sul trono inglese. Una pretesa tenue, ma che in un periodo di grande malcontento com’era quello immediatamente successivo alla guerra delle due rose, non cadde su orecchie indifferenti.

Enrico strinse dunque alleanze con alcune potenti famiglie inglesi, tra cui i De Vere, i Woodville e i Talbot e affrontò alla testa di cinquemila uomini le leggermente superiori forze comandate da Riccardo III durante la battaglia di Bosworth Field. Il resto è storia: Riccardo III rimase ucciso durante la battaglia e Enrico assunse la corona inglese con il nome di Enrico VII, primo re della dinastia Tudor.

Perché questo preambolo? Giuro che ci verrà utile in seguito. Ma, per il momento, passiamo all’episodio uno dell’ottava e ultima stagione di Game of Thrones, intitolato King’s Landing.

In realtà Approdo del Re è una location secondaria perché gran parte dell’episodio è focalizzato su Grande Inverno e ciò che lì avviene. E nessun re “approda” da nessuna parte, al massimo arrivano a cavallo.

In ogni caso, temi dell’episodio sono la famiglia e la fedeltà e ci sono parecchi incontri tra personaggi che erano stati separati per anni. Ma questo episodio presenta anche il più grande mistero dalla stagione uno a questa parte: chi è che continua a lasciare Bran nel cortile?

La storia comincia con nuovi titoli di testa, in cui, nel caso i ventisette minuti di “previously on Game of Thrones” non fossero stati sufficienti, ci viene ricordato che la Barriera è stata distrutta dagli Estranei armati di zombie Viseryon e che la loro invasione dei Sette Regni è finalmente cominciata. Una nuova città introdotta nei titoli è Ultimo Focolare, seggio ancestrale di Casa Umber e prima città rilevante in linea d’aria con il percorso degli Estranei. La sua aggiunta nei titoli non mi sa di casuale, per cui magari le vedremo fare da teatro a una delle tante battaglie che ci sono state promesse in questa stagione conclusiva. L’inclusione delle catacombe di Grande Inverno, invece, è quasi sicuramente collegato alla paternità di Jon, mentre la breve immagine delle balestre ad Approdo del Re potrebbe forse essere un presentimento di quello che succederà quando Cersei e Daenerys si scontreranno in battaglia?

L’episodio vero e proprio si apre con l’arrivo dell’esercito dei Dothraki e degli Immacolati a Grande Inverno, capeggiati ovviamente da Jon e Daenerys. Anziché con giubilo, la regina dei draghi è accolta con diffidenza dagli abitanti del Nord, e il motivo è presto spiegato quando, all’interno del castello, Jon e Daenerys incontrano i loro vassalli.

Lyanna Mormont fa giustamente notare che Jon aveva lasciato Grande Inverno con in capo la corona del Re del Nord, il primo dopo centinaia di anni, eletto per acclamazione dei nobili, e ne ha fatto ritorno asservito a una regina straniera, a riprova del fatto che nessuno ritorna a Grande Inverno uguale a come quando era partito. C’è anche il parallelo storico con Torrhen Stark, il Re del Nord che si inchinò ad Aegon Targaryen durante la guerra di Conquista e ne accettò l’egemonia.

I vassalli del Nord (e Yohn Royce che a questo punto presumo sia a Grande Inverno per ordine di Robert Arryn) sono sia diffidenti nei confronti di Daenerys, sia delusi da Jon. E tra questi lord è inclusa anche Sansa, che non vede di buon occhio Daenerys.

Il che è comprensibile, ma Jon sostiene che il suo obiettivo non era quello di diventare re e ammassare potere, ma di sconfiggere la minaccia degli Estranei, e per conseguirlo è disposto a qualsiasi cosa. Una convinzione che, senza dubbio, sarà ancora salda in lui al termine dell’epsiodio.

Tra l’altro ho segretamente apprezzato il piccolo battibecco tra Sansa e Daenerys perché mi ha ricordato la “guerra delle tre regine” pronosticata da Ditocorto nel romanzo.

In seguito Sansa si riunisce con Tyrion. Che tecnicamente è ancora suo marito ma per il momento sorvoliamo. Tyrion ribadisce a Sansa che Cersei ha promesso di inviare a nord le truppe dei Lannister e Sansa gli fa notare che, essendo Cersei Cersei, che tenga fede alla propria parola è alquanto improbabile. Il che significa che tutte le forze che si batteranno contro gli Estranei sono già lì a Grande Inverno. O meglio, tutte meno una.

Ad Approdo del Re c’è la flotta di Euron ancorata nella baia delle Acque Oscure (perché Approdo del Re non ha un porto apparentemente, o non uno grande abbastanza da ospitare Euron e i suoi, o magari perché vuoi mettere come vengono fighi gli establishing shot con le navi al largo?). Euron non solo ha con sé prigioniera la nipote Yara, ma ha anche portato a Cersei i ventimila uomini della Compagnia Dorata capitanata da Harry Strickland. Ora, stando ai romanzi e al punto di vista di Jon Connington, Harry Strickland è un codardo che ha più voglia di bullarsi delle sue prodezze che di combattere. La sua famiglia ha seguito, un centinaio di anni prima, il pretendente Daemon Blackfyre in ribellione contro Daeron II Targaryen ed è pertanto stata privata dei suoi possedimenti ed esiliata.

Sempre stando a Jon Connington, a Harry Strickland piacciono gli elefanti. E sapete a chi altro piacciono gli elefanti? A Cersei, che è molto rammaricata che Euron non ne abbia portati un po’ da Westeros.

cersei elefanti

Ciò nonostante, Cersei capisce che Euron è un alleato volubile e che non è più in grado di temporeggiare ancora. Per il momento gli è sufficiente concedersi a lui, ma che in seguito Euron voglia anche sposarla? E questo sarà comunque sufficiente? Nella Silenzio Euron ha detto a Yara: “But first I’m gonna fuck the queen”. Di matrimoni non si è mica parlato. Che la posizione di Cersei sia più precaria di quanto non sembri?

Altre due cose degne di nota avvengono ad Approdo del Re. Qyburn, per conto di Cersei, incarica Bronn di uccidere Jaime e Tyrion. Personalmente ci credo poco, ma Bronn resta pur sempre un mercenario senza scrupoli, e non è del tutto improbabile che, viste le ricchezze promessegli, faccia davvero ciò che Cersei gli ha richiesto. Probabilmente non avverrà, ma se così non fosse sarebbe un pregevole colpo di Siena.

Invece Theon abborda (con i “twenty good men” ereditati da Ramsay probabilmente) la Silenzio e libera Yara. Una volta compiuta l’impresa, però, decide di tornare a Grande Inverno e unirsi agli Stark. Quante volte deve completare il suo arco di redenzione quel pover’uomo? Una volta per ogni Stark a cui ha fatto un torto?

Di nuovo a Grande Inverno, Tyrion, Varys e Davos hanno constatato la fredda accoglienza che gli abitanti del Nord hanno riservato a Daenerys. Davos, che è lì da più tempo, spiega agli altri che se Daenerys è guardata con diffidenza è perché non si è guadagnata la fedeltà del Nord. Una soluzione a questo problema potrebbe essere se si sposasse con Jon. Ora, Daenerys e Jon hanno già una relazione, e a questo punto dovrebbe essere un segreto di Pulcinella, ma Daenerys accetterà di sposarsi per un’alleanza politica, specialmente quando è convinta che il Nord, come il resto dei Sette Regni le appartenga per diritto?

E, a proposito di zia e nipote, in una scena che ho già visto con effetti e colonna sonora migliori in Dragon Trainer, Daenerys chiede a Jon di provare a cavalcare un drago. E ho avuto come l’impressione che chiunque abbia pensato quella scena non le abbia conferito la dovuta solennità. Per prima cosa un drago si lega per la vita con la persona da cui si lascia montare. Ora che Jon è salito su Rhaegal, sono indissolubilmente legati. Praticamente è come se Daenerys gli avesse regalato uno dei suoi draghi. Il che ha senso, perché, voglio dire, doveva accadere prima o poi, ma solo a me sembra che sia trattato tutto in maniera un po’ informale? Inoltre, nella stragrande maggioranza dei casi noti, per montare un drago serve possedere il sangue dell’Antica Valyria (tutti quelli che nella storia di Westeros sono stati in grado di montare con successo un drago erano Targaryen o Velaryon, e quindi di origini Valyriane, con le notevoli eccezioni di Nettles, Ulf il Bianco e Hugh Martello). Jon è, per quanto ne sa Daenerys, uno Stark di Grande Inverno. Non le è venuto nemmeno il sospetto che ci fosse qualcosa di straordinario in ciò che stava succedendo? O era troppo presa da trovare il posto ideale per farsi scaldare le mutandine?

In ogni caso, la sottomissione di Jon a Daenerys resta un punto caldo dell’episodio e una spina nel fianco di Sansa, che apprende che i Glover di Deepwood Motte proprio per quel motivo rifiutano di schierarsi con Jon. Oppure magari è perché, come nei libri, Deepwood Motte ha segretamente giurato fedeltà a Stannis. Può essere, v-vero?

stannis

Poi succede una cosa strana. Nel senso che una delle migliori scene dell’episodio all’improvviso ci conduce a una delle peggiori.

Jorah porta Daenerys da Sam. Daenerys fa per ringraziarlo per aver salvato l’amico dal morbo grigio, quando scopre che Sam è nientemeno che il figlio di Randyll Tarly, e a quel punto è costretta a rivelargli che ha condannato a morte suo padre e suo fratello Dickon, che avevano rifiutato di inchinarsi a lei. Sam è comprensibilmente scosso (suppongo più per Dickon che per suo padre) e, raggiunto Jon nelle cripte di Grande Inverno, gli rivela che non solo R+L=J ma anche e soprattutto che, in virtù di convoluti colpi di scena della stagione precedente sui quali ho già rantato abbastanza due anni fa, Jon è il legittimo erede di Rhaegar Targaryen, e non Daenerys.

Perché questa è la scena peggiore dell’episodio? Perché è anche quella più importante per ciò che avverrà in seguito. Ed è terribile perché va a cozzare con quello che era, a detta degli stessi autori di Game of Thrones, il messaggio della serie fino alla scorsa stagione.

Ve lo ricordate break the wheel? Spezzare la ruota per istituire un nuovo ordine, che era un po’ il mantra di Daenerys e non solo?

Che ruota esattamente ci porta a spezzare questa rivelazione su Jon? Si merita i Sette Regni perché un matrimonio dalla dubbia validità lo rende un figlio legittimo secondo le stesse regole feudali che si è speso sette stagioni a ribadire che sono la causa di tutte le ingiustizie?

Ritorniamo al nostro amico Riccardo III d’Inghilterra, per un momento. Ve l’avevo detto, no, che il preambolo ci sarebbe trnato utile in seguito?

Riccardo III aveva un figlio legittimo di nome Edward, che fu anche il suo erede al trono fino a che non si fece venire la bella idea di morire all’età di nemmeno dieci anni. Il che lasciava Riccardo senza eredi diretti, ma non senza persone a cui potenzialmente lasciare in eredità il trono. C’erano infatti Edward Plantagenet, conte di Warwick e John de la Pole, conte di Lincoln, rispettivamente figli di un fratello e di una sorella di Riccardo, che accampavano pretese sul trono.

A diventare re d’Inghilterra, però, non fu né l’uno né l’altro, perché Henry Tudor affrontò e uccise Riccardo durante la già menzionata battaglia di Bosworth Field.

È quella che mi piace chiamare “diplomazia dell’esercito più numeroso”. Perché la linea di sangue conta fino a un certo punto, quando il tuo avversario con pretese più labili sul tuo titolo, è spalleggiato da un esercito più numeroso del tuo. La storia è che Enrico VII divenne re d’Inghilterra, mentre Edward Plantagenet e John de la Pole (e il resto dei suoi tre fratelli) furono imprigionati e in seguito uccisi dal nuovo re.

Perché Daenerys Targaryen è la regina dei Sette Regni? A lei fa piacere credere che il titolo sia sempre stato suo, che Robert, Joffrey, Tommen e Cersei siano solo dei pretendenti. Ma la realtà è che Daenerys è regina in virtù dei tre draghi, centomila dothraki e ottomila Immacolati che le stanno alle spalle. Daenerys sta spezzando la ruota perché è in possesso di un pesante martello.

John Snow, anche con l’assurda rivelazione che il suo vero nome è Aegon Targaryen (esattamente come suo fratello Aegon Targaryen, figlio di Rhaegar ed Elia Martell, ma questo è un altro rant per un altro giorno)? I nobili del Nord, delle Terre dei Fiumi e della Valle di Arryn, e neache tutti, probabilmente.

Il semplice fatto che Jon prenda anche solo in considerazione il non tanto velato suggerimento di Samwell è un controsenso per tutto ciò che Jon rappresentava nelle stagioni precedenti. Jon era l’uomo che è diventato re non per via del suo sangue ma perché gli uomini credevano in lui. Mentre ora è tentato dall’idea di prendere per sé i Sette Regni per via di uno dei segreti meglio conservati di Westeros?

Ma sia quel che sia.

Ho aspettato l’arrivo della nuova stagione di Game of Thrones quasi con fastidio, visto quanto poco mi era piaciuta la precedente, ma a conti fatti questa premiere non è stata un episodio brutto o offensivo come gli ultimi della settima stagione. Tutto perdonato, dunque? Non proprio.

Il problema è anche che questa stagione conta solamente sei episodi (e prima di guardare su Wikipedia credevo ce ne fossero otto, per dire). Sono pochissimi. Non c’è tempo per costruire nuovi conflitti e risolverli in maniera dignitosa. Sarà quel che sarà, ma sbaglio o questo episodio è stato dedicato a un po’ troppa fuffa? D’accordo, abbiamo disposto i pezzi sulla scacchiera, ma il mio dubbio è che nell’economia di una stagione così breve, un episodio del genere sia per lo più tempo sprecato.