Mentre preparavo questo recap del secondo episodio dell’ottava e ultima stagione di Game of Thrones, mi sono imbattuto su un articolato ed esaustivo saggio breve a proposito di Jenny di Vecchie Pietre, la canzone che nell’episodio è cantata da Podrick Payne e nei titoli di coda da lady Florence della nobile casa Machine, e di come si tratti in realtà della vera canzone del ghiaccio e del fuoco. Poi ho lasciato perdere. Magari lo leggerò in seguito, e se volete potete farlo anche voi a questo link. La ragione è molto semplice: non ne vale la pena.

Sono qui ancora in coma per quello che ho mangiato ieri alla grigliata di Pasqua dei miei, devo scrivere il post su Game of Thrones e fare tipo altre tre cose (tra cui capire perché il congelatore non si chiude a dovere), semplicemente non ho tempo da perdere. E cercare di leggere sottotesti nelle scelte stilistiche e narrative operate in Game of Thrones, quello sì che sarebbe tempo sprecato. Perché non ve ne sono, perché non c’è niente di detto tra le righe. Anzi, dubito perfino che si possa parlare di righe. Non ci sono righe, solo Jon, Daenerys, girl power, occasionalmente draghi, e fan service.

Ora, che Game of Thrones sia ormai Fanservice: La Serie, è evidente da qualche stagione, ma in questo episodio è proprio eclatante.

L’episodio si intitola A Knight of the Seven Kingdom, ed è interamente ambientato a Grande Inverno durante l’attesa per l’arrivo degli Estranei. E dato che il Re della Notte e compagnia arrivano a fine episodio, significa che ci aspetta un’ora di gente che in sostanza pianifica la battaglia e, in sostanza, fa l’after fino all’alba. Niente di davvero importante accade, a dispetto del fatto che questa stagione conti solo sei episodi. Il che significa che ne rimangono quattro. E che questo è il secondo episodio di filler consecutivo. Secondo. In una stagione di sei episodi.

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In ogni caso, lo scorso episodio si era chiuso con l’arrivo di Jaime Lannister a Grande Inverno e il suo incontro con il Bran da giardino. Ora siamo nella sala grande dove Daenerys e Sansa stanno decidendo sul da farsi. E dal tono che usano — e anche da quello che poi si dicono in seguito, quando sono da sole — sembra proprio che si siano messe d’accordo per far fare a Jaime una brutta fine. Non c’è bisogno che vi dica quanto è ipocrita la cosa, per lo meno da parte di Daenerys, vero? Perché se Sansa non ha problemi a fare ammazzare personaggi che le hanno ripetutamente salvato la vita (Ditocorto), Daenerys ha trovato uno spazio nel suo consiglio ristretto per Varys, lo stesso Varys che nella prima stagione ha cercato di assassinarla facendole arrivare del vino avvelenato a Vaes Dothrak e che aveva alle dipendenze tra le sue spie niente meno che il fidato Jorah Mormont. (Lo stesso Varys che, tramite ser Jorah, ha spinto più volte affinché, anziché a Qarth, Daenerys andasse ad Asshai, aggiungerei anche, per chi ha letto i libri.)

Ma dimentichiamoci le vecchie stagioni, non abbiamo tempo per quella pappardella.

Grazie all’intervento di Brienne, che convince Sansa, Jaime viene salvato da una morte che si confà al suo rango (o, più verosimilmente, da Arya che si teletrasporta alle sue spalle e lo trafigge con Ago senza la possibilità di un giusto processo) e gli viene permesso di restare a Grande Inverno e combattere contro gli Estranei.

Jaime rivela anche che Cersei non ha intenzione di tenere fede all’impegno preso la stagione precedente, e sta invece ammassando un esercito ad Approdo del Re per affrontare chiunque sopravviva all’invasione. Daenerys mette in discussione la fedeltà dello stesso Tyrion, e deve anche trovare un modo per fare fronte alla flotta di Euron e ai ventimila della Compagnia Dorata che servono Cersei.

Poi abbiamo Arya e Gendry, con Gendry che ha forgiato la lancia doppia richiesta da Arya e che ha intenzione di usare nella imminente battaglia. Ora, non ho visto trailer e non ho letto leaks (causa totale insofferenza), per cui non ho idea di come si svilupperà la storia di Arya, ma solo a me sembra che il suo “talento” sia totalmente inadatto per una battaglia? Arya è invulnerabile perché è protetta dalla plot armor più robusta esistente a Westeros, tanto da farle sopravvivere le pugnalate di un’assassina addestrata alla Casa del Bianco e del Nero, ma tutto ciò che ha imparato non ha nulla a che vedere con una battaglia in campo aperto. Arya uccide gente a tradimento, non faccia a faccia. Che resti in disparte a occuparsi di azioni di sabotaggio? Che non freghi niente a nessuno e faccia parte della fanteria di Jon? Sono entrambe possibilità che hanno lo stesso peso. In ogni caso, direi che Arya ha poco da fare la figa. Ok, l’abbiamo capito che è una superbadassa che letteralmente non può commettere errori, ora passiamo ad altro, ok?

Dopo Arya e Gendry tocca a Jaime e Bran, impegnati in una conversazione che non potevano tenere la sera precedente perché l’episodio era finito e non c’era più nessuno a filmarli. In sostanza niente di memorabile, è la solita conversazione che si conclude con una frase a effetto che fa figo ma che non aggiunge niente di valore. In pratica come molte delle conversazioni di questo episodio e tutte quelle del precedente. Ehi, vi ricordate le prime stagioni di Game of Thrones, quando i soldi erano pochi e allora i personaggi parlavano, ma le loro conversazioni riuscivano comunque a mandare avanti la storia? Mancano anche a voi, vero?

Daenerys e Sansa, intanto, si fanno i complimenti a vicenda perché sono entrambe due donne forti e indipendenti che non abbisognano di maschio alcuno. Sono tecnicamente tutte e due regine mediocri, una troppo focalizzata sul proprio obiettivo di riconquistare il potere che un tempo era stato della sua famiglia per rendersi conto di aver perso la misura della realtà, e l’altra che ha avuto bisogno di essere salvata da un uomo praticamente a ogni evento significativo della propria esistenza (Ned Stark, Sandor Clegane, Dontos Hollard, Ditocorto un paio di volte e poi Theon Greyjoy), ma d’accordo, come volete. Girl power. Yass Queen.

C’è comunque maretta tra le due, quando si viene a parlare dei piani che Daenerys ha per il Nord una volta che gli Estranei saranno sconfitti. E qui Sansa casca dal pero quando Daenerys le spiega che, avendo Jon giuratole fedeltà, il Nord sarà sottomesso a lei come lo era al tempo dei Targaryen (e durante il regno di Bobby B.). Sansa ha poco da essere stupita, è letteralmente l’unica cosa rimasta consistente della caratterizzazione di Daenerys. E pensare che, neanche un episodio fa, Tyrion non faceva altro che tesserne le lodi, sostenendo che fosse la persona più intellgente che conosceva.

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In ogni caso, il momento girl power viene interrotto dal ritorno di Theon, e ancora una volta tanto di cappello a Alfie Allen, letteralmente l’unico bravo attore che ancora ci mette un po’ di impegno, e che immancabilmente sarà ucciso nel prossimo episodio perché D&D non sanno che farsene e perché questo episodio non è morto nessuno.

In seguito, si pianifica come affrontare il Re della Notte e il suo esercito di non morti. Bran, che è collegato telepaticamente al Re della Notte, intende usare sé stesso come esca e farsi attendere al bosco degli dèi, protetto da un esiguo contingente di uomini delle Isole di Ferro capitanati da Theon (che, lo ricordo, morirà). E poi l’idea è quella di uccidere il Re della Notte con il fuoco di drago e sperare nell’effetto domino che Jon e la Suicide Squad avevano identificato oltre la Barriera.

Il piano è rischioso, ma potrebbe funzionare. Non lo farà, perché non ce lo vedo schiattare al terzo episodio e prima dell’inevitabile distruzione di Approdo del Re, ma potrebbe.

Samwell poi parte per la tangente e si mette a fare un monologo sulla memoria e nessuno lo guarda come a dire: “Sì, ma… cazzo c’entra? Stai focalizzato sulla battaglia, Sam”. È qualcosa che sarebbe potuto uscire dalla tavoletta d’argilla di George R.R. Martin, ma allo stesso tempo non ho potuto fare a meno di notare che si è trattato anche di un monologo estremamente ipocrita, perché se c’è una cosa che Game of Thrones sa fare meglio di qualsiasi altra cosa (e, no, non è preparare il guardaroba di Cersei) è perdere la memoria di quello che è successo negli episodi delle prime stagioni.

Segue una scena con Missandei e Verme Grigio che di norma ometterei sia qui che nel mio cervello, ma questa volta la menziono per due semplici motivi. Primo, è chiaro da come è stata scritta, impostata e musicata, che si tratta dell’ultima volta che si incontreranno, uno (Verme Grigio) o entrambi moriranno nell’imminente battaglia, e francamente poco andrà perduto. Secondo, non ho potuto fare a meno di notare che, per essere un castrato, si vedeva chiaramente il rilievo dell’uccello di Verme Grigio.

A questa si susseguono una serie di scenette più o meno interessanti tra i vari personaggi in attesa della battaglia e, d’accordo, alcune sono carine — ho personalmente apprezzato quelle con Tyrion, Jaime, Davos, Pod, Brienne e Tormund che sbevazzavano, anche se è stata tirata un po’ per le lunghe — ma ancora una volta non posso fare a meno di ripensare alle vere scene con due personaggi che ciciaravano, quelle delle prime stagioni, e a come anch’esse avevano un senso per fare avanzare la trama, anziché essere solo fan service. È come se D&D non sappiano cosa far succedere in attesa del grande episodio che ha usato metà del budget per gli effetti speciali, perché secondo loro è quello il vero cuore pulsante di Game of Thrones, non le relazioni tra i personaggi. E quindi anche questo è un episodio di filler, nulla di quello che abbiamo visto in questi cinquantanove minuti ha aggiunto granché alla storia.

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Arya ha scopato con Gendry? Buon per lei. Sono scandalizzato dalla cosa? No perché era ovvio — al massimo sono perplesso perché siamo passati dalle tre prostitute dell’episodio precedente a Sid di L’era glaciale. La scena ha aggiunto qualcosa di rilevante alla storia? No.

Jaime ha nominato Brienne cavaliere, la prima donna nella storia dei Sette Regni? Buon per lei. Sono colpito dalla cosa? No perché era ovvio — al massimo ho avuto come la sensazione che questo concludesse l’arco narrativo di Brienne e fosse un presagio della sua imminente morte. La scena ha aggiunto qualcosa di rilevante alla storia? No, ma, ehi, sempre meglio che Phasma in TLJ.

Lyanna Mormont vuole combattere con i veri soldati e non si lascia mettere i piedi in testa dallo zio Jorah? Buon per lei. Sono impressionato dalla cosa? No perché era ovvio — al massimo potrei aver trovato leggermente ridicola l’idea che una ragazzina di, quanti, quindici anni?, non sia consigliata da un maestro della Cittadella o da un reggente, come sarebbe prassi a Westeros e abbiamo visto accadere quando Robb ha lasciato Bran e Rickon a Grande Inverno sotto la tutela di Maestro Luwin. La scena ha aggiunto qualcosa di rilevante alla storia? No, ma, ehi, fan service.

Chiudiamo l’episodio con Jon che racconta a Daenerys la verità sulla sua nascita e di come ciò lo renderebbe il legittimo erede dei Targaryen (nell’episodio Daenerys dice erede maschio, ma in realtà è erede e basta, perché il figlio di un figlio primogenito viene prima di una figlia settimogen— di una settima figlia.

Ancora una volta cercano di farci passare Rhaegar come un uomo nobile e degno, perché, dai, non ha veramente stuprato Lyanna Stark, vedete loro ciavevano la forza dall’ammoreH. Salvo omettere, ovviamente, che Rhaegar è stato direttamente responsabile della rivolta di Bobby B. e, avendo ripudiato Elia Martell in gran segreto e senza che lei avesse possibilità di contestare le sue azioni, è anche responsabile della sua morte e di quella di tutti i suoi figli. Continuo a sostenere che se questa è un’idea di George R.R. Martin e che la ritroveremo anche in The Winds of Winter messa giù in questo modo, sarà la cosa peggiore nei libri, perfino peggio della scena di Daenerys con la cacarella.

Al di là di questo, però, per un attimo ho avuto l’idea che Daenerys uccidesse lì sul posto Jon, per mantenere inviolata la sua pretesa sul trono di spade. Ma era solo una fantasia destinata a non durare (anche se sarebbe stata una figata e senza dubbio avrebbe fatto succedere qualcosa nell’episodio). Invece abbiamo l’arrivo degli Estranei e l’inizio della battaglia di Winterfell.

Come andrà a finire? Beh, lo scopriremo settimana prossima, ma a questo punto non solo è tematicamente sensato che Grande Inverno cada, e che quindi Jon e Daenerys perdano la battaglia, ma anche che ci siano un sacco di morti tra i persoaggi che abbiamo visto in questi episodi. Personalmente posso fare a meno di Verme Grigio, Brienne, Pod, Beric Dondarrion, Edd l’addolorato, Missandei, Jorah, Arya, Lyanna Mormont, Gendry e Davos, ma dubito ci sarà un’ecatombe di queste proporzioni. In ogni caso una cosa non dovrebbe esserci ed è il filler. Anche perché se riescono a mettere del filler in un episodio che è solo battaglia, significa che sono proprio determinati.