Mettiamo in chiaro una cosa, qualora ce ne fosse il bisogno. Game of Thrones ha ufficialmente saltato lo squalo quando Cersei ha fatto esplodere il tempio di Baelor. Voglio dire, c’erano state alcune spie d’allarme prima, come l’assenza di Lady Stoneheart, Jeyne Westerling che diventa Talisa di Volantis e Dorne in generale, ma il tempio di Baelor è stato il momento in cui la qualità della serie ha fatto il decisivo tuffo verso l’abisso.

Lo scorso episodio è stato solo l’ultimo chiodo nella bara. Non è stata una sorpresa (per lo meno per me) che qualcosa di così terribile sia stato associato al nome Game of Thrones perché la decisione di D&D di chiudere la serie con solo sei episodi avrebbe reso in ogni caso necessario condensare al massimo trame e sottotrame anche a scapito di loro stesse.

Per cui la settimana scorsa non è stata la serie a fare il salto dello squalo, sono stato io. Nel senso che di Game of Thrones non me ne frega proprio più niente. Ora sono Bran Stark: non provo più emozioni e vivo nel passato, nello specifico il passato in cui Game of Thrones era una serie televisiva guardabile.

È con questo spirito che mi sono approcciato al quarto episodio dell’ottava stagione, The Last of the Starks, e meno male che l’ho fatto. Perché altrimenti mi sarebbero girate le pallette e non poco.

L’episodio comincia a Grande Inverno, dove si stanno svolgendo i funerali dei caduti durante la Lunga Notte. Presente la Lunga Notte? Quell’evento profetizzato da ottomila anni che non è durato nemmeno un’intera notte normale?

In ogni caso, parecchi ci hanno lasciato le penne ma non dobbiamo piangere per loro, dobbiamo anzi essere felici, perché ora non devono prendere parte agli ultimi episodi di questa spazzatura.

I funerali avvengono bruciando cadaveri su delle pire, che è una cosa che mi ha lasciato un po’ perplesso. Siccome è un costume funerario dei Targaryen, deve essere stata Daenerys a ordinarlo, perché altrimenti non so spiegarmi la situazione. I morti nei Sette Regni si seppelliscono, voglio dire, giusto lo scorso episodio ci sono state intere sequenze ambientate nelle cripte di Grande Inverno, luogo in cui vengono sepolti gli Stark. E non sono solo i nobili a finire due metri sottoterra, visto che nei libri Sandor Clegane è finito a fare il beccamorto all’Isola Quieta, ed era ai poveri che scavava la fossa. Forse hanno deciso di bruciarli perché sono oggettivamente parecchi a essere caduti durante la battaglia e l’ultima cosa di cui ha bisogno il Nord è un’epidemia? D’accordo, ma in questo caso perché per lo meno i caduti di nobile famiglia come Theon, Jorah, Lyanna e Beric non sono stati sepolti?

Pazienza, a funerale finito si celebra la vittoria con un banchetto. Perché avendo dimezzato le bocche da sfamare probabilmente conservare le scorte per l’inverno non è più un problema. Tutti i personaggi che sarebbero dovuti morire nella battaglia di Grande Inverno perché i loro archi narrativi si erano conclusi si ritrovano a festeggiare nella sala comune.

C’è una sequenza dal tono bizzarro in cui prima Daenerys bulleggia Gendry, poi lo legittimizza e alla fine lo nomina lord di Capo Tempesta, come suo padre Robert Baratheon e suo zio Renly prima di lui. Può sembrare una cosa random, o anche una decisione politica maturata dall’interesse di Daenerys di ottenere la fedeltà di uno dei sette regni di Westeros, ma in realtà è la giusta ricompensa per Gendry, che ha passato i giorni prima della battaglia a forgiare le plot armor che hanno permesso a Jon, Sam, Jaime, Brienne, Pod, Verme Grigio, Sandor, Wolverarya e alla stessa Daenerys di sopravvivere alla Lunga Notte.

Suppongo che parte di me dovrebbe per lo meno rallegrarsi perché D&D hanno reinserito un po’ di intrigo politico in Game of Thrones ma, per dirla con Bran:

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Al banchetto vediamo anche Yohn Royce ed è un peccato che la scena in cui raccontava a tutti di essere stato in stealth per tutta la durata della battaglia e di aver ucciso una montagna di non morti dalle ombre (salvo poi rivelare tramite flashback che nulla di tutto ciò era vero, Yohn Royce ha saltato di pari passo la battaglia ed è tornato solo per abboffarsi al buffet) è stata tagliata.

Poi c’è Tormund che fa baldoria con Jon e la sua cricca, elencando tutte le vicissitudini passate da Jon durante e dopo il suo servizio tra i Guardiani della Notte (vicissitudini che non hanno poi portato a niente nel grande schema delle cose) e ne menziona perfino la morte e resurrezione (morte e resurrezione che non ha poi portato a niente nel grande schema delle cose).

Daenerys intanto rimane isolata e guarda gli altri con risentimento. È un po’ colpa sua però, perché la si vedeva un’altra scena tagliata parlare a Sansa e Brienne di come i vaccini causino il morbo grigio e che comunque Aerys il Folle ha fatto anche cose buone. Certo, è triste vedere Daenerys sola e isolata durante la celebrazione della sua vittoria, ma d’altro canto è stata lei a mollare Daario, Jhiqui, Aggo e Kovarro da qualche parte a Essos (o magari sono a Westeros, insieme a Edmure Tully, Robin Arryn, Quaithe, Olyvar e le cugine di Margaery Tyrell).

Gendry, forte del suo titolo di lord di Capo Tempesta, chiede a Wolverarya di sposarlo ma evidentemente a Wolverarya non devono essere andati a genio i tre minuti di intimità alla vigilia della battaglia per cui rifiuta, mandando in frantumi le teorie di chi voleva che finissero insieme per realizzare il volere di Ned e Robert di unire i Baratheon e gli Stark. Wolverarya è una superbadassa e non può distrarsi con cose come il matrimonio, è troppo impegnata a lanciare coltelli e frecce a poca distanza dalla gente per fare entrate in scena badasse.

Va un pochino meglio a Jaime, che riesce a concludere con Brienne (con buona pace di Tormund). Ecco, Jaime e Brienne è qualcosa che mi piacerebbe succedesse anche nei romanzi, ma qui nella serie è solo qualcosa di senz’anima, tra due gusci vuoti che solo incidentalmente hanno le fattezze di Jaime e Brienne. Ancora una volta, per dirla con Bran:

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Daenerys e Jon hanno un faccia a faccia che è stato gentilmente offerto dai dialoghisti di Beautiful e da ciò si evincono due cose: primo che tutti i loro problemi si risolverebbero con un matrimonio politico, e secondo che sono l’ultimo stronzo che si ricorda di quando in Game of Thrones alleanze politiche e matrimoniali erano importantissime e di estremo valore. Come direbbe Bran:

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Vi faccio anche notare che Bran è stato più utile nella stesura di questo recap che nell’intera battaglia di Grande Inverno.

Comunque, in quello che presumo sia il giorno dopo, si discutono i piani contro Cersei. Che è, lo ricordo, il boss finale di Game of Thrones. Nove anni e oltre settanta episodi per finire con la regina sbronza e il pirata arrapato. BRAVO D&D.

Ma facciamo qualcosa che sono sicuro gli autori non hanno avuto il minimo interesse a fare a loro volta e contiamo un po’ le dimensioni dei due schieramenti. Cersei ha ventimila mercenari della compagnia dorata, più ciò che resta degli eserciti di Lannister, Altopiano e territori della Corona, più suppongo le cappe dorate e le cappe bianche, sempre che D&D si ricordino della loro esistenza. Dall’altra parte, Jon e Daenerys avevano circa trentottomila uomini prima della battaglia di Grande Inverno. Anche arrotondandoli per eccesso a quarantamila e accettando le stime di Verme Grigio, secondo cui a finire uccisi sono stati la metà degli Immacolati e dei dothraki (cosa che renderebbe il Re della Notte anche estremamente inefficiente), nonché degli uomini del Nord e della Valle di Arryn, ne risulta che Jon e Daenerys difficilmente potranno contare su più di ventimila uomini. Varys dice che le forze in gioco sono “distressingly even”, ma con i numeri alla mano non è mica tanto vero. Per lo meno sulla carta, Cersei è in vantaggio (e ha fatto benissimo nella settima stagione a stimare che Jon e Daenerys avrebbero sconfitto il Re della Notte senza bisogno dell’esercito dei Lannister).

Non ho contato le forze di Dorne tra quelle a disposizione di Cersei, perché Varys ha nominato un nuovo principe di Dorne. Sembra un pizzico di informazione buttata lì dal niente, ma c’è in realtà una scena tagliata in cui Varys spiega che si tratta del cugino del fratello della matrigna del fornaio di Doran Martell, che non si è fatto sentire per mezza stagione perché era indeciso se allearsi con la persona che si era a sua volta alleata con l’usurpatrice e regicida Ellaria Sand oppure con quella che aveva catturato ed eliminato l’usurpatrice e regicida Ellaria Sand, e alla fine ha scelto lanciando una moneta braavosiana.

Magari questo nuovo “principe di Dorne” avrà un peso nei rimanenti episodi, ma per il momento, per dirla con il mio amico Bran:

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Il nuovo piano di Daenerys è esattamente quello che aveva proposto di fare durante il secondo episodio della settima stagione, ossia di dare d’assedio ad Approdo del Re e costringere Cersei alla resa. E ora che il piano è deciso significa che si farà tutt’altro fino a fine stagione, tipo chessò organizzare una spedizione con Wolverarya, Tormund, Yohn Royce, Alys Karstark e il piccolo Sam a Volantis per catturare un elefante della compagnia dorata e portarlo a Magistro Illyrio per vincere in quel modo il suo supporto nell’imminente battaglia.

Dopo un breve battibecco tra Sansa e Daenerys, si decide che Jon guiderà il grosso dell’esercito via terra, mentre Daenerys tornerà via drago e nave alla Roccia del Drago, ossia la fortezza sull’isola che guarda l’ingresso alla baia delle Acque Nere (al termine della quale si trova Approdo del Re) che Cersei non si è data la briga di riprendere per… motivi. Non è che sia così importante, comunque, è solo una base tattica a brevissima distanza dalla capitale.

Ma – e la butto giù, eh – e se invece di pianificare tutto sto ambaradan si limitassero a mandare Wolverarya ad Approdo del Re? Voglio dire, ha fatto fuori il Re della Notte durante una battaglia, che cosa le ci vorrà mai a chiedere a Varys informazioni sui passaggi segreti, usarle per infiltrarsi nella Fortezza Rossa e far fuori la regina sbronza?

Poi Jon rivela a Sansa e Wolverarya che R+L=J. Molti si sono lamentati perché la scena stacca prima dello scambio di battute vere e proprie, ma quello che forse non tutti gli spettatori sanno è che quella sequenza è stata girata ed è stata poi tagliata, perché Sansa si è lanciata in un turpiloquio di ventisette minuti (il turpiloquio più lungo della storia della televisione, se si esclude quell’episodio della Signora in Giallo in cui Jessica Fletcher indaga su un brutale triplice omicidio nella scena hip hop di Cabot Cove) su quanto fosse stupido da parte di Rhaegar l’aver chiamato due dei suoi figli con lo stesso nome, Aegon. Il rant non era nella sceneggiatura, in realtà, ma Sophie Turner è rimasta così colpita dalla potenza della scena che non ha potuto fare a meno di improvvisarlo.

Giunto il momento di partire, Jon saluta Tormund, Sam e Fat Walda Gilly e… lo so che avevo detto che non mi importava più niente di Game of Thrones ma, barbamadonna, non ce li avevano quindici Euro per un’inquadratura con Jon che faceva un grattino a Spettro? Ma D&D ce l’hanno mai avuto un cane? Chi cristo parte e lascia il cane con Tormund Veleno dei Giganti? Ci sono delle specifiche campagne di sensibilizzazione Pubblicità Progresso sull’argomento.

Sansa intanto ha spoilerato a Tyrion (IL PRIMO CAVALIERE DI DAENERYS) che R+L=J come se fossimo in una qualsiasi sezione commenti di un qualsiasi video su Youtube. E Tyrion lo spoilera a Varys (IL MAESTRO DELLE SPIE DI QUATTRO CONSECUTIVI RE DEI SETTE REGNI) che ci pensa un po’ su e poi decide che, ehi, traditi quattro re cosa sarà mai tradirne cinque.

Non fraintendetemi, non è che mi dispiaccia vedere Varys impegnato con qualcosa di più che non fare da bersaglio per le battute sugli eunuchi di Tyrion, è che anche con tutte queste chiacchiere di alto tradimento e voltagabbana politici, non riesco a non trovare tutto questo conflitto… irrilevante. Prima della battaglia di Grande Inverno aveva un senso cercare un leader forte per guidare i Sette Regni, ma ora che hanno fatto fare al Re della Notte la fine di un leader supremo Snoke qualsiasi, non c’è più la stessa urgenza, e tutto ciò ha l’appeal di un congresso del PD.

Poi succede la… cosa. La flotta Targaryen è sul punto di arrivare a Roccia del Drago e Daenerys sta volando con Drogon e Rhaegal, e dal nulla spunta Euron che JFKizza Rhaegal. Il drago muore ma non sembra essere ‘sta gran cosa. Probabilmente nessuno è dispiaciuto perché se un DRAGO che sta VOLANDO in CIELO da quella posizione non vede una FLOTTA, forse un pochino di morire se lo merita.

No, ma seriamente, è la terza volta che Euron Greyjoy appare dal nulla per nerfare Daenerys. A questo punto perfino i normali che esultavano per la conclusione dello scorso episodio devono per forza accorgersi che c’è qualcosa che non va, vero?

Una volta che ha costretto Daenerys a ripiegare alla Roccia del Drago, Euron punta le sue armi sulla flotta Targaryen. La balista deve essere del modello successivo a quella che Bronn ha usato contro Drogon la scorsa stagione, perché quella volta Daenerys era riuscita a togliere il dardo a mani nude, mentre qui è in grado di far esplodere scafi e tranciare alberi maestri. E nonostante tutto, di tutte le persone importanti che c’erano sulle navi (il fratello della regina, l’ex maestro delle spie, il comandante degli Immacolati), Euron decide di prendere in ostaggio solo la versione con le tette di Google Translate. Priorità, suppongo.

E se pensate che tutto questo sia quantomeno sciocco, eccovi la giustificazione fornita da D&D:

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B R A V O D & D

Intanto a Grande Inverno D&D continuano a stuprare l’evoluzione psicologica di Jaime, che lascia Brienne per tornare da Cersei. Sarei oltraggiato dalla cosa, se non fosse già successa 952952346132 altre volte.

Daenerys porta, per bocca di Tyrion, il suo ultimatum ad Approdo del Re: Cersei dovrà arrendersi e lasciare a lei il Trono di Spade, e in cambio avrà salva la vita. E se come me vi siete meravigliati dell’aspetto che ha la zona esterna di Approdo del Re quando finora l’abbiamo vista così, è tutto spiegato in una scena tagliata in cui, servendosi della magia di Qyburn, Cersei trasferisce Approdo del Re in Puglia.

Tyrion cerca di fare appello al cuore di Cersei dicendole che non è un mostro, probabilmente perché nessuno coinvolto nell’episodio ha mai letto o sentito parlare delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco scritte da George R.R. Martin, e poi menziona il bambino di cui è incinta. Si suppone che Euron sia intelligente (o per lo meno non rincoglionito) e a questo punto spero abbia fatto due più due al riguardo al bambino di cui Cersei gli aveva detto essere il padre.

Ma tutte le suppliche di Tyrion sono vane e Cersei ordina a unGregor Clegane di uccidere Google Tranlate. E la morte di Missandei è trattata con più gravitas di quella di un drago, perché questo è il Game of Thrones che ci meritiamo.

Cosa posso dire a commento di tutto ciò? Scommetto che riuscite a immaginarlo, ma nel caso, ecco qua:

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