Dopo un primo episodio, per carità, caruccio, ma che definire esaltante equivarrebbe a spararla grossa, Game of Thrones ritorna in carreggiata con il secondo episodio della terza stagione, intitolato Dark Wings. Dark Words.

Presentando una narrativa frammentata, fisiologica derivazione di un cast immenso come quello di Game of Thrones, anche una puntata molto riuscita come questa avrà dei punti di forza e dei punti di debolezza. Nel caso di questo episodio, tuttavia, i punti di forza sono realmente forti, e quelli di debolezza trascurabili, il che fa decisamente pendere il bilancio in favore dei primi. Ragioniamo, quindi, per impatto delle singole scene, non a livello globale di narrazione.

Dark Wings, Dark Words funge da sorta di premiere parallela per quei personaggi che, per vincolo di tempo, di spazio o di coerenza narrativa, erano stati esclusi dall’episodio precedente, inoltre porta avanti di un passetto la storia di altri, come Robb e Catelyn, e ci regala scene “di corredo” in alcuni casi perfettamente riuscite (Joffrey e Margaery), in altri blande ed evitabili (Tyrion e Shae).

L’episodio si apre fin da subito con uno degli assenti della puntata precedente, Bran… e, gente, magari l’inverno sarà lento ad arrivare, ma la pubertà di certo no. Se Martin non si dà una mossa – o, cosa assai più verosimile, Isaac Hempsead Wright non la smette di crescere, diventando una sorta di bonsai umano – a quel povero ragazzo verranno inserite di straforo nel contratto scene zozze con Meera Reed.

E, a proposito dei Reed, nel sogno che apre l’episodio, Bran incontra un ragazzo che sembra saperla lunga. E non è solo un sogno, perché poco dopo, nel mondo reale, Bran and company si imbattono proprio nei fratelli Reed, che stavano cercando Bran perché apparentemente Bran è molto, molto importante. In tutta onestà, dell’inserimento dei Reed non poteva fregarmene di meno, visto che, a livello di show televisivo, la parte di Jojen poteva essere svolta benissimo da Osha, il che mi avrebbe dato anche l’occasione di ammirare la sempre brava Natalia Tena. Ma dopo aver visto Thomas Brodie-Sangster all’opera, sono contento che siano arrivati i Reed. E inoltre non avrebbe avuto senso per Osha essere contemporaneamente terrorizzata dalla magia e la mentore di Bran.

Poi incontriamo i nostri due amichetti viaggiatori preferiti, Jaime e Brienne. E devo dire che Jaime – che io odio – è dannatamente perfetto. Sono in assoluto le scene più divertenti dell’episodio, che ci regalano una battuta su Renly, pronunciata, ovviamente, da Jaime, che è da incorniciare: “It’s a shame the throne isn’t made out of cocks, they’d have never got him off it”. Ma non è tutto rose e fiori per i traveling buddies, perché Jaime riesce a liberarsi e ingaggia in un duello con Brienne. Ora, Jaime si suppone sia uno dei guerrieri più abili dei Sette Regni, ma è ammanettato. E Brienne è come Hulk, spacca. Finisce che Jaime Lannister è ben presto messo ko, se non fosse che i due vengono interrotti dagli uomini di Roose Bolton. Ops.

In questo episodio, però, le scene più interessanti avvengono a King’s Landing. Da una parte abbiamo Sansa invitata a prendere una torta con la futura regina Margaery e sua nonna. In questa scena facciamo – finalmente – la conoscenza con uno dei miei personaggi preferiti delle Cronache, ovvero Olenna Redwyne (nello show Olenna Tyrell, presumibilmente per fare meno confusione coi nomi), la regina di spine. Credo che Diana Rigg sia l’attrice perfetta per il ruolo, che è riuscita a rendere in maniera molto fedele a quanto appariva nei libri. E non solo, mi spingerò a dire che la sua performance mi ha ricordato – sarà per via del vestito, sarà per via del tono, sarà perché i due personaggi sono abbastanza simili – Caterina d’Aragona Eleonora d’Aquitania interpretata da Katharine Hepburn in Il leone d’inverno. Visto? Faccio paragoni con classici del cinema, poi non dite che non sono colto. Comunque, Margie e Olenna vogliono sapere da Sansa com’è realmente Joffrey. E già mi domando quale sia la necessità di chiederlo alla povera crista, quando basterebbe domandarlo a una persona a caso nella fortezza, chessò, a Ros – anche se è meglio una scena con Sansa che una con Ros. Insomma, che Joffrey sia una merdina psicopatica non è esattamente il terzo segreto di Fatima. Nonostante ciò, Sansa sa di essere un ostaggio e ancora teme di parlare male ad alta voce di suoi carcerieri. Qui, però, riesce finalmente a dire ciò che pensa, in un momento di sincerità paragonabile, anche se diametralmente opposto, alla reazione che aveva avuto alla notizia dello scioglimento del matrimonio combinato con Joff.

Ma la scena migliore in assoluto dell’episodio è quella che vede protagonisti Margaery e Joffrey. È una scena che non era presente nel libro – o, se lo era, a causa sella narrazione a POV limitati non è mai stata narrata al lettore – e che tuttavia è emblematica di quanto Game of Thrones possa arricchire la già variegata storia delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco. La scena comincia come cominciano molte scene con Joffrey: il piccolo re sembra sul punto di fare qualcosa di estremamente doloroso alla persona con cui sta parlando. Solo che, in questo caso, il suo interlocutore è Margaery, e noi sappiamo che la futura regina è più esperta nel gioco dei troni di quanto non gliene si dia atto. Dopotutto è pur sempre la nipote di lady Olenna. Con maestria, Margie riesce a prendere la conversazione tra le mani ad assumerne il controllo, smorzando la minacciosità di Joff e intrigandolo. Si getta anche una luce sulla psicologia di Joffrey in maniera molto più subdola e efficace di quanto abbiano fatto finora le varie scene violente che lo vedevano protagonista. Natalie Dormer e Jack Gleeson sono per ora gli attori migliori della terza stagione.

E poi abbiamo “boy”. Scena: Theon è prigioniero da qualche parte a nord e sta venendo torturato in maniera molto grafica. A un certo punto un ragazzo, Iwan Rheon, dice a Theon che lo manda Yara/Asha e si offre di liberarlo (chi di voi ha gridato/pensato “Save me Barry!”?). Anyway, si rumoreggia che Iwan Rheon sia Ramsay Snow, il bastardo di Bolton. Si rumoreggia solo, perché in realtà nel cast figura come “boy”. E sapete chi altro figurava come “girl” nel cast? Oona Chaplin, che tutti abbiamo pensato essere Jeyne Westerlin salvo poi rivelarsi Talisa di Volantis. Per cui è probabile che Iwan Rheon non sia il bastardo di Bolton, ma sia in realtà Mordan di Norvos, ex schiavo di un rivale di Illyrio Mopatis fuggito dalla sua schiavitù ed emigrato a Westeros in cerca di libertà e affermazione personale. Con Game of Thrones, abbiamo visto, può valere sia l’una che l’altra.

Storyline non menzionate nel recap: Arya (è stato bello vederti, Gendry è un grande, la Brotherhood Without Banners spacca, ma sei rimandata alla prossima puntata con qualcosa di più succulento), Jon (finalmente non è più vestito come il cantante dei Twisted Sisters), Sam (Tarly, I forbid you to die), Tyrion (big NO NO NO), e Robb, Catelyn e Talisa (NO NO NO NO NO NO… just… NO). Assente giustificata Daenerys, che rivedremo nella prossima puntata.

Puntata senza tette, ma con Jack Gleeson senza maglietta. A ognuno il suo, immagino.