Ehi, che ne dite di una nuova recensione? E di un libro vero, questa volta. Fantasy, pure.

Più o meno cinque o sei mesetti fa inauguravo una rubrica, intitolata Scrittori con la Vagina, in cui mi proponevo di leggere fantasy scritto da autori donne sia per allargare i miei orizzonti, sia per cercare di far luce sull’attanagliante mistero che da sempre incombe su chi si occupa di letteratura, ovvero: perché se lasci da solo un uomo con una macchina da scrivere ti cava fuori un romanzo premio Nobel, mentre se lasci da sola una donna ti ritrovi un Harmony.

Il romanzo con cui mi ero cimentato nell’episodio pilota della rubrica era La corporazione dei maghi di Trudy Canavan, avventura fantasy leggera ed harrypotterosa, con buchi logici e una buona dose di stereotipi e luoghi comuni. Non di certo una partenza col botto.

Il romanzo di cui parliamo questa volta, invece, L’ombra della maledizione di Lois McMaster Bujold, a dispetto del tutolo che sa di già visto, è situato diversi scalini sopra quello della Canavan.

Che cosa succede

Dopo aver passato diciannove mesi in schiavitù sulle galee Roknari, Lupe dy Cazaril, per gli amici Caz, fa ritorno nella patria natia di Chalion da uomo distrutto, tradito, senza più possedimenti e martoriato nel fisico e anche un po’ nello spirito. Cazaril spera che l’anziana Provincara di Valenda, presso la quale aveva servito come paggio quando era molto più giovane, lo prenda a servizio nella sua corte. La Provincara, che in effetti si ricorda di Cazaril, lo assegna come tutore della Royesse Iselle, sorella del Royse Teidez. L’incarico è per la verità di basso profilo perché, nonostante l’attuale Roya di Chalion, Orico, sia senza figli, il suo fratellastro Teidez è l’immediato erede al trono e Iselle ha pertanto un ruolo di scarsa rilevanza politica.

Tutto cambia, però, quando il Roya Orico convoca Teidez e Iselle a corte, e Cazaril si trova a dover proteggere la Royesse dai pericoli che provengono non solo dai nobili assetati di potere di Chalion – tra cui molte vecchie conoscenze di Cazaril, incluse le persone responsabili per molte delle sue sventure –, ma anche da una misteriosa maledizione che sembra gravare da generazioni sulla famiglia reale, e che minaccia di fare di Iselle la sua vittima finale.

Che cosa ne penso

Se c’è un tipo di fantasy che a me piace un pochino più degli altri, è quello impregnato di politica, e L’ombra della maledizione proprio di questo genere fa parte.

Lois McMaster Bujold, famosa per il fantascientifico Ciclo dei Vor, per scrivere L’ombra della maledizione si è ispirata a un evento storico che ha segnato il corso della storia europea e anche mondiale. Già i nomi utilizzati nel romanzo dovrebbero dare l’idea, o per lo meno il sentore, della Spagna altomedievale.

La Royesse Iselle altri non è che una versione fantasy di Isabella di Castiglia, e il romanzo stesso narra una versione, ovviamente rielaborata e fantastica, delle vicende che hanno portato al suo matrimonio con Ferdinando d’Aragone e all’unificazione della penisola iberica. Nel romanzo, il Roya Orico è un’incarnazione fittizia di Enrico IV di Castiglia e Leon, il Royse Teidez rappresenta Alfonso principe delle Asturie, fratello minore di Isabella e presunto erede al trono e gran parte degli altri personaggi ha una controparte storica. Il che non significa che una conoscenza basilare della storia medievale possa precludere dal godersi il romanzo senza farsi spoilerare troppo. L’ombra della maledizione, infatti, utilizza la vera storia di come Isabella divenne regina di Castiglia e Leon più come uno spunto da cui partire che non come un riferimento preciso sul quale costruire la trama. Se la storia della Spagna medievale è quella che dà l’ispirazione alla Bujold, è anche vero che tutto il resto, caratterizzazione psicologica dei personaggi inclusa, dipende dal volere – e dal talento – dell’autrice.

Fun Fact: Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona si sono visti anche in un episodio di Da Vinci’s Demons. Visto che Da Vinci’s Demons è una serie fondamentale?

Che poi si tratta, e mi ripeto, del mio genere di fantasy preferito. Non lo sword and sorcery, non l’urban, ma il fantasy storico. Del resto, la storia è piena zeppa di eventi e personaggi memorabili. Dalla caduta di Costantinopoli a Baldovino il Lebbroso, da Mademoiselle Maupin alla maledizione di Jacques de Molay, la storia è ricca di eventi da cui prendere spunto per scrivere un romanzo. In più, se il romanzo lo scriviamo fantasy, siamo legittimati uno, a giustificare ogni inesattezza storica con la frase “tanto è fantasy”, e due, possiamo infilarci dentro i draghi. Perché ogni cosa è meglio con un drago.

L’ombra della maledizione non ha draghi, ma non ho di che lamentarmi per quanto riguarda la parte più propriamente soprannaturale e fantastica del romanzo. E la magia, presente ma non preponderante, funziona perché è sorretta da un pantheon religioso cedibile e ben strutturato. Chalion ha la propria religione, basata sul culto di cinque divinità, Padre, Made, Figlia, Figlio e Bastardo, con i propri riti e la propria mitologia, il che contribuisce ad arricchire notevolmente l’atmosfera del romanzo. Inoltre ci consente di dire impunemente dio Bastardo senza far piangere papa Francesco.

Quello che, però, definisce il romanzo è il lavoro di caratterizzazione psicologica che l’autrice ha fatto sui personaggi. Cazaril in testa, eroe senza alcuna caratteristica eroica – è sì intelligente e un soldato più che competente, ma non ha la lingua lunga di Tyrion Lannister, né la superbellezza, la superforza e il garystuismo generale di Richard Rhal, né la badasseria di Roland di Gilead – ma devoto alla propria missione e alle persone a cui tiene. E probabilmente un’altra autrice avrebbe fatto di Iselle una principessina ribellina del cazzo, magari con marcate connotazioni di strong-and-independent-woman-who-needs-no-man anacronistiche ma che strizzano l’occhio a quel pubblico femminista che innegabilmente è in crescita anche per quanto riguarda il genere fantasy. Invece Iselle è una giovane donna figlia del suo tempo, vivace, astuta e intelligente, ma anche conscia della propria posizione e del proprio ruolo.

Ora, prima di concludere con la recensione, voglio mettere le mani avanti e dire che mi sento un po’ in colpa a ghettizzare L’ombra della maledizione all’interno della categoria “romanzi fantasy scritti da donne”, anche se la rubrica Scrittori con la Vagina non è altro che una cosa ironica, pensata al massimo per trollare qualche femminista hardcore (e, di tanto in tanto, per lanciare qualche frecciatina passivo-aggressiva alle autrici di erotica Delos). Il realtà lo “scritti da donne” qui è superfluo. L’ombra della maledizione è un romanzo fantasy e basta. Un buon romanzo fantasy.

E anche, purtroppo, una mosca bianca.

In conclusione

L’ombra della maledizione è il genere di fantasy che piace a me. Un fantasy politico che affonda le proprie radici in eventi storici riconoscibili (l’ascesa al trono di Isabella di Castiglia). Certo, gli eventi storici non sono al cento percento accurati, del resto è un romanzo dotato di vita propria, non un saggio storico. E anche gli intrighi e le macchinazioni politiche non sono poi così complicati. Ma sono fatti bene, e spesso alle trame bizantine è preferibile qualcosa di più lineare, se alla fine si ottengono gli stessi risultati.

Punto di forza del romanzo sono i personaggi e l’ambientazione. In un mondo in cui il fantasy è brutto, sporco e cattivo, con gente che dice parolacce, si sbudella e scopa dalla mattina alla sera, con o senza il consenso della fanciulla coinvolta, un romanzo come L’ombra della maledizione riesce a essere adulto basandosi non sull’effetto shock, ma sulla maturità dei propri personaggi e la profondità dell’ambientazione.

Pur essendo una lettura autoconclusiva, L’ombra della maledizione ha un sequel e un prequel. Il sequel, La messaggera delle anime (vincitore di premio Hugo e premio Nebula, per dire), vede protagonista la Royina Vedova Ista, madre di Iselle e personaggio marginale nel primo romanzo, ed è interessante perché è uno dei pochi romanzi in cui la protagonista assoluta è una donna di mezz’età, e solo per questo meriterebbe una lettura. Il prequel, La messaggera delle anime L’incantesimo dello spirito, invece, è una storia a sé stante, ambientata nel passato del mondo di Chalion e in un paese menzionato solo di passaggio negli altri due volumi.

Voto finale