Questo episodio di Game of Thrones ha fatto schifo al cazzo. Fine del recap. Andate in pace. Ci vediamo la settimana prossima.

Oppure potrei lo stesso scrivere il post, tanto quei cinquantotto minuti e tredici secondi della mia vita ormai sono persi, nessuno me li ridarà più indietro. L’unica soddisfazione è che posso condividere la mestizia con questo che sarà quasi sicuramente più un rant che un riepilogo dell’episodio.

Sì perché potrei analizzare pazientemente dove e perché D&D stanno sbagliando e rovinando una storia che, nel bene o nel male, nei cinque anni passati, tutto sommato filava. Oppure potrei lasciarmi andare ai miei istinti più bassi e fare come fa Cersei.

cersei-i-choose-voilence

Visto che qui di rant si tratta ho deciso di non seguire l’ordine cronologico delle scene così come hanno avuto luogo nell’episodio (tanto, se le puntate precedenti ci hanno insegnato qualcosa è che in Game of Thrones la timeline è più ballerina di una chiattona ad Amici di Maria de Filippi) ma di muovermi per location.

Cominciamo quindi con Arya a Braavos, ovvero la prima delusione. E anche la prima importante lezione che dobbiamo imparare ora che ci restano due stagioni e due episodi senza George R.R. Martin.

Ricordate tutte le millemila ipotesi e teorie dei fan all’indomani dell’accoltellamento di Arya da parte dell’orfana? Si diceva che non era veramente Arya a essere stata accoltellata ma Jaqen o addirittura Syrio Forel, perché il modo di camminare era diverso e perché sarebbe stato così out of character per Arya abbassare la guardia in un momento delicato come quello. Invece no, la ragazza ferita era proprio Arya, che ora si è trascinata fino da Lady Crane per chiedere il suo aiuto.

Perché la prima cosa da imparare quando si guarda una serie tv scritta da D&D, a differenza di una serie tv scritta da D&D e basata sui romanzi di GRRM, è che con D&D quello che succede, quello che vedere sullo schermo, è quello che è. E stop. Non c’è raffinatezza, non ci sono sottigliezze, niente trame bizantine, perché Game of Thrones è un prodotto di massa e in quanto tale deve essere accessibile al maggior numero possibile di utenti, soprattutto quelli che non hanno voglia (o tempo o cervello) di mettersi a seguire una trama complessa fatta di macchinazioni, segreti, doppi giochi e colpi di scena costruiti con pazienza. A D&D non sarà neanche venuto in mente che l’Arya ferita dall’orfana potesse essere qualcun altro rispetto all’Arya della storia, perché questo non collimerebbe con la loro visione semplice e lineare della trama. Questo è il Game of Thrones che ci meritiamo, e l’unico che avremo finché cicciobastardo non finisce The Winds of Winters.

Praticamente Rasoio di Occam: La serie.

Lady Crane porta Arya nella sua casa e le cura le pugnalate nello stesso modo in cui mia nonna si curava l’indigestione, poi ovviamente vengono sorprese dall’orfana e addio Lady Crane. Arya e l’orfana si inseguono per i vicoli di Braavos (non per essere petulante, ma l’ho già detto che mi ero sempre immaginato Braavos come Venezia? No perché anche la storia di come sono state fondate le due città è simile: Braavos dagli schiavi fuggiti dai signori dei draghi di Valyria, Venezia dagli abitanti del Veneto in fuga da non mi ricordo quali popolazioni barbariche) fino a che Arya non porta l’orfana nel luogo dove ha nascosto Ago e ha l’occasione di livellare il campo di battaglia privando l’orfana del senso della vista. La ragione dovrebbe essere che Arya è stata accecata come parte del suo addestramento ma allora… l’orfana non ha seguito lo stesso addestramento? O la parte sull’accecamento valeva solo per Arya? No perché saper combattere al buio mi sembra una buona cosa da insegnare in una gilda di assassini. Jaqen dovrebbe inserirla nel curriculum scolastico.

In ogni caso, Arya ha la meglio sull’orfana e poi torna alla casa del Bianco e del Nero, ma solo per informare Jaqen che lei con gli uomini senza volto ha chiuso. E probabilmente anche noi visto che, a differenza dei libri, nella serie tv gli uomini senza volto non sono coinvolti nelle trame segrete della Cittadella, Jaqen non si è infiltrato nella cerchia di Marwyn e gli uomini senza volto non hanno ricevuto il pagamento di un uovo di drago da Euron Greyjoy per uccidere Balon.

Nelle terre dei fiumi, l’allegro campeggio di quattro membri della Fratellanza senza vessilli viene interrotto da Sandor Clegane che, senza troppe cerimonie, li pialla a colpi d’ascia. L’ascia più affilata di Westeros. Ho riso di gusto a «You’re shit at dying, you know that?» ma solo perché la battuta è stata in grado di distrarmi dal massacro caratteriale che stava subendo Sandor.

Non penso sia un caso che tutti sui social media lo chiamino ancora il Mastino, e lo trovo senza dubbio ironico. Perché nei romanzi, come già ho avuto modo di dire nel precedente recap, il Mastino è morto mentre Sandor Clegane è sopravvissuto e ha ritrovato la pace all’Isola Tranquilla. In Game of Thrones il Mastino è invece vivo e vegeto e pronto a vendicarsi di tutti quelli che gli hanno fatto un torto, con il fratello Gregor in cima alla lista, ci scommetto. Perché chi se ne fotte della caratterizzazione del personaggio quando possiamo avere battute sul pollo e nuovi ed emozionanti modi di inserire “cunt” dentro la sceneggiatura?

Il Mastino (sì, ho deciso che lo chiamo Mastino anch’io, problemi?) incontra Beric Dondarrion, Thoros di Myr e il resto della Fratellanza, intenti a impiccare gli uomini che hanno ucciso septon Meribald e gli altri abitanti della valle incantata. Dopo una cena (non a base di pollo però) pare che Sandor abbia intenzione di unirsi alla Fratellanza.

Qui da notare una cosa importante. Beric Dondarrion è ancora vivo. Il che è un chiodo mica male nella bara di Lady Stoneheart. Che, come già fatto sapere da George R.R. Martin durante una cena coi fan, è stata tagliata dalla serie. Tagliata. Non c’è. Niente Lady Stoneheart. E non si tratta di un niente Lady Stoneheart sulla falsariga di “Jon è morto”. No. Perché – ricordate? – con D&D soli al comando e senza la guida di Martin non ci sono sotterfugi né colpi di scena. E non c’è neanche Lady Stoneheart.

A Mereen invece vediamo i preti rossi di R’hllor fare proselitismo per Daenerys, così come promesso da Kinara, l’alta sacerdotessa di R’hllor a Volantis vista l’ultima volta nell’episodio cinque di questa stagione. Varys non è molto compiaciuto di aver aperto le porte della città a dei fondamentalisti, ma Varys al momento ha altro a cui pensare, nella fattispecie una missione top secret a Westeros per trovare dei potenziali sostenitori di Daenerys una volta che comincerà l’invasione. Va detto che nei romanzi Varys, assieme a magistro Illyrio, sono impegnati in complotti simili, solo non a sostegno di Daenerys ma di Aegon Targaryen, figlio postumo di Rhaegar che è stato salvato ancora in fasce e allevato da Illyrio con il preciso intento di farne il migliore re possibile per i sette regni.

Dopo la partenza di Varys, Tyrion Missandei e Verme Grigio giocano a chi racconta la barzelletta meno divertente possibile e tracannano vino dal colorito sospetto. Si tratta di una scena completamente inutile che, come tutto il resto dell’episodio, suona più come un filler che altro. Grazie a dio vengono però interrotti da squilli di tromba, perché la flotta dei maestri di Yunkai e Astapor è arrivata a sferrare il suo attacco.

Mereen viene quindi assediata dal mare (e suppongo anche da terra), costringendo Tyrion e compagnia ad asserragliarsi all’interno della piramide. Dato che è stato Tyrion a negoziare la tregua con i maestri e questa non è andata a buon fine, Verme Grigio lo estromette dal prendere decisioni di carattere militare. La situazione sembra farsi sempre più disperata, quando ecco che ritorna DAENERYS NATA DALLA TEMPESTA DELLA NOBILE CASA TARGARYEN, REGINA DEGLI ANDALI E DEI PRIMI UOMINI, KHALEESI DEL GRANDE MARE D’ERBA, LIBERATRICE DI SCHIAVI E MADRE DI DRAGHI. Dato che il prossimo episodio sembra sarà dedicato per intero al Bastardbowl, ossia alla battaglia tra Jon Snow e Ramsay Bolton, presumo che della battaglia di Mereen vedremo solo le conseguenze nell’episodio dieci.

Ad Approdo del Re Qyburn annuncia a Cersei che i militanti del credo vogliono incontrarla, con il benestare di Tommen, ormai completamente succube dell’Alto Passero. Lancel, alla testa dei militanti, comunica a Cersei che l’Alto Passero vuole parlarle ma Cersei si rifiuta di lasciare la Fortezza Rossa e andare al tempio di Baelor. I militanti del credo sono tutti: o così o pomì, ma Cersei è tutta: lol fottesega. Un militante del credo fa per attaccarla ma UnGregor lo ungregorizza staccandogli la testa a mani nude.

wg2ould

Questa scena dovrebbe avere profonde ripercussioni, perché Cersei non solo ha sfidato l’Alto Passero, ma è anche il mandante dell’omicidio di un militante della fede. E se alla guida di Game of Thrones ci fosse qualsiasi altro showrunner le avrebbe, ma noi abbiamo D&D, e con D&D ciò che si vede è ciò che è, per cui l’evento non avrà alcun seguito. Cioè, Cersei ha perso tutto il suo potere, ma nessuno batte un ciglio quando va in giro con un morto rianimato, così come nessuno trova inopportuno che Qyburn, un burattino nelle mani di Cersei, sieda al consiglio ristretto del re e non con un incarico così tanto per, ma con l’importante titolo di maestro delle spie. Dai…

In seguito c’è un proclama reale nella sala del trono del quale Cersei non è stata avvisata – ma al quale presenzia comunque, sempre seguita da Qyburn e UnGregor. Kevan non si fa tanti scrupoli a dirle che non può pendere posto al fianco del re e Cersei è costretta ad ascoltare il proclama dalla galleria come una Stokeworth o una Taena Merryweather qualsiasi (volete sapere chi è Taena Merryweather? Leggete i libri, sono molto meglio del pastrocchio confuso che è diventata la serie tv ve lo garantisco).

E in questa piccola scena succedono le uniche due cose rilevanti dell’episodio, una che non mi aspettavo e una che prevedevo ma che ora in parte è stata confermata.

Da una parte, Tommen mette fuori legge i duelli ordalici, prendendo in contropiede chi, come me, si aspettava un duello tra Sandor e UnGregor. Cioè, non ho dubbi che il duello avverrà, ma non sarà il Cleganebowl Che È Stato Promesso.

Finita l’udienza, poi, Qyburn conferma a Cersei che la diceria su cui lei voleva che indagasse è, in effetti, molto più di una diceria. E di quale diceria si tratta? Beh, non viene detto papale papale, ma è facile arrivarci, no? Ricordate le visioni di Bran? Ricordate le uniche due immagini che non appartenevano a vecchie scene della serie o materiale promozionale? Una era la mano insanguinata, presagio forse di ciò che ci attente all’interno della Torre della Gioia, e l’altra? L’altofuoco che esplodeva sotto Approdo del Re. Esatto, Qyburn ha scoperto il luogo in cui gli alchimisti conservano l’altofuoco che Aerys II voleva usare per distruggere Approdo del Re una volta compreso che Robert Baratheon aveva vinto la guerra civile, e Cersei intende servirsene per riconquistare il potere perduto, o portare tutti all’inferno con lei. O anche solo far esplodere il tempio di Baelor, visto che l’altofuoco si trova lì sotto.

E chiudiamo con Jaime. Non è un caso che io abbia lasciato questa parte per ultima, perché è proprio quella che mi ha generato più astio. Che Jaime non sia Jaime è già da un po’ che lo dico. Che l’inettitudine di D&D abbia rovinato uno dei personaggi più complessi della serie è sotto gli occhi di tutti. Ma la storia di come Jaime Lannister catturò Delta delle Acque senza colpo ferire è la summa di tutto ciò che non va in Game of Thrones. Abbiamo personaggi che agiscono out of character, che prendono decisioni senza senzo, situazioni che non hanno logica, addirittura la stessa serie che ignora la propria continuità. Insomma, pare l’ora del dilettante.

Cominciamo con l’arrivo di Brienne e Pod a Delta delle Acque, dove vengono raggiunti dai Lannister. Mentre Brienne è impegnata a parlare con Jaime, Pod incontra Bronn e fin qui tutto bene, Bron come suo solito strappa anche qualche risata.

Meno bene va quando ci spostiamo all’interno della tenda di Jaime e sentiamo di cosa stanno parlando Jaime e Brienne. In pratica Brienne, che è stata mandata da Sansa a Delta delle Acque per portare il Pesce Nero e le restanti forze dei Tully a Nord, dove combatteranno i Bolton nel Bastardbowl, offre a Jaime di negoziare con il Pesce Nero per fargli lasciare Delta delle Acque senza spargimenti di sangue, in cambio però Jamie deve lasciarle il Pesce Nero e l’intera armata dei Tully. Che è un offerta cretina da qualsiasi punto di vista, perché i Tully sono nemici dei Lannister e il Pesce Nero è una minaccia, Jaime non può permettergli di fuggire e Brienne, cresciuta tra soldati e cavalieri, dovrebbe ben saperlo.

Jaime però acconsente al piano di Brienne ed è solo perché il Pesce Nero è ostinato e non si fida di Jaime che l’offerta viene rifiutata.

E, tra parentesi, Brienne e Pod che giro hanno fatto per arrivare a Delta delle Acque? No perché la logica suggerisce che siano passati per il Moat Cailin, visto che è un po’ un passaggio obbligato. E sapete chi c’è al Moat Cailin? Tutto il fottuto esercito della Valle di Arryn guidato da Ditocorto. Ora, possiamo anche supporre che l’esercito di Ditocorto, ricevuto il messaggio di Sansa, si sia spostato in direzione di Grande Inverno (che raggiungerà giusto in tempo per ribaltare le sorti del Bastardbowl in favore di Jon nel prossimo episodio, poco ma sicuro) ma, anche così, è un fottuto esercito. Come fa Brienne a non notarlo? Come fanno tutti gli altri lord? “Mio signore, c’è un esercito che sta passando ai confini del vostro feudo, cosa faccio, avviso qualcuno?” “Nah, la guerra è finita a Westeros regna la pace, deve trattarsi di una scampagnata e niente di più, non sprechiamo tempo.”

Dato che Brienne ha fallito nella sua missione, l’onore le impone di restare a combattere a fianco di Brynden Tully. Così comanda a Pod di comunicare via corvo a Sansa che tutto è perduto. Perché ovviamente da una città assediata i corvi possono partire vero? Non è che i Lannister o i Frey hanno schierato arcieri in ogni dove per impedire agli assediati di comunicare con l’esterno. E questo non è solo una strategia logica, ma anche qualcosa che abbiamo visto accadere nelle precedenti stagioni di Game of Thrones.

Cala la sera e Jaime va a parlare con Edmure. Uno pensa, beh, almeno D&D hanno salvato il monologo della catapulta e invece no, fanculo a te e a tutti i lettori. Il monologo della catapulta è ora un monologo su quanto Jaime ami Cersei e quanto l’amore per Cersei sia l’unica motivazione che lo spinge ad andare avanti. Sul serio, vaffanculo D&D.

Edmure viene costretto a prendere parte al piano di Jaime e, una volta preso il comando dei Tully ordina ai suoi uomini di arrendersi. Come promesso da Jaime, non c’è spargimento di sangue. Tranne che per il Pesce Nero, che viene ucciso fuori scena (tanto non è uno dei personaggi più badassi della serie, niente affatto). Il Pesce Nero riesce a salvare Brienne e Pod e poi decide di combattere i Lannister da solo because reasons. Anche se Brienne è culo e camicia con Jaime e davvero non ha bisogno di scappare nella notte. Non ho nemmeno la forza di spiegare che nei libri non succede così, tanto ormai Game of Thrones coi libri non centra più un cazzo, è solo pessima fanfiction.

Non ci resta che sopportare altri due episodi e pregare che, nella pausa tra questa disastrosa stagione e la prossima Giorgino Martin dia alle stampe The Winds of Winter.

grrm