Ok, dunque, il piano è il seguente: si parte la mattina presto per Malpensa, si prende un aereo fino a Santa Fe, New Mexico, a seconda dell’ora si aspetta che sia calata la notte, quindi ci si intrufola in casa di George R.R. Martin e gli si ruba il manoscritto di The Winds of Winter e tutti gli appunti su A Dream of Spring.

Perché metti che gli viene lo sciupun e tira le cuoia. Poi quello di Game of Thrones rimane l’unico finale della serie. E, francamente, questa prospettiva mi fa orrore e raccapriccio.

Chiamatemi Theon Greyjoy, perché questo episodio di Game of Thrones mi ha letteralmente fatto cadere le palle.

Otto anni e settanta episodi di preparazione, teorie, impliciti, presagi, profezie, worldbuilding, Azor Ahai, il Principe che è stato promesso, lo Stallone che monta il mondo, e alla fine tutto si risolve in un niente. La battaglia campale buoni verso cattivi e il grande antagonista eliminato come se fosse un mob qualsiasi in un RPG qualsiasi.

Ma questo è Game of Thrones, ormai. La serie tv che è la parodia di sé stessa e dove il peggio non ha fine.

E dire che l’episodio di questa settimana era cominciato anche abbastanza bene, me lo stavo perfino godendo all’inizio. Poi è successo quello che è successo alla fine e ora eccomi qui, arrabbiato, mentre pianifico un furto con scasso ai danni di George R.R. Martin.

A dirigere questo (e mai titolo fu più ironico a posteriori) The Long Night è Miguel Sapochnik, lo stesso regista di Hardhome e di The Gift. Ossia di uno degli episodi-battaglia migliori della serie, e l’episodio che contiene la battuta: “You want a nice girl, but you need the bad pussy”.

Siamo a Grande Inverno, come la puntata precedente (ci sono mai stati due episodi a fila di Game of Thrones senza Approdo del Re?), e la grande battaglia contro le forze del male, gli Estranei che da tempo immemore hanno abitato le terre a nord della Barriera, dove l’inverno è eterno, e che ora minacciano la vita dell’intero continente, sta per avere inizio.

Sam è terrorizzato, Jorah è alla testa dei dothraki e Jon e Daenerys osservono da lontano.

A chi interessano queste cose, questo è più o meno il dispiegamento delle forze:

battaglia di winterfell
A sorpresa, però, non sono gli Estranei a fare la comparsa dalle tenebre della notte, ma Melly Sanders. Se vi ricordate, durante il terzo episodio della scorsa stagione, Melly Sanders aveva deciso di fare le valigie e di tornare a Volantis. Ma ora è ritornata, per realizzare quanto promesso ad Arya nella terza (?) stagione, quando, di passaggio da Beric Dondarrion per recuperare Edric Storm Gendry, le aveva promesso che si sarebbero reincontrate in circostanze molto diverse. A Varys, invece, aveva detto che il suo ritorno sarebbe stato anche il momento della sua morte. Ammettiamolo, la comparsa di Melly Sanders è stata il punto in cui tutti quanti abbiamo perso il totomorto dell’episodio.

Tra parentesi, il tema di Melisandre era la canzone che più di tutte mi era mancata e sono contento di risentirla, anche se per l’inevitabile ultima volta. Inoltre mi mancava Carice Van Houten. Insieme ad Alfie Allen è decisamente la mia attrice preferita nella serie.

Melly Sanders chiede a Jorah (che onestamente non mi ricordo se abbia mai incontrato o ci abbia mai interagito) di ordinare ai dothraki di alzare le loro armi e, usando il potere datole da R’hllor, le accende. Il che è oggettivamente figo e rende molto sullo schermo, ma non ha granché senso. Infiammare la propria arma non è il genere di potere che garantisce R’hllor ai suoi adepti. È vero che Thoros di Myr era in possesso di una spada fiammeggiante, ma stando ai libri era tale perché, prima di utilizzarla in battaglia, Thoros era solito cospargerla di altofuoco. In effetti, stando ai libri, si sono visti fino a quanto momento tre preti di R’hllor: uno, Thoros, è un cialtrone, l’altra, Melisandre, una millantatrice borderline eretica, e solo il terzo, Moqorro (che nella serie non esiste), è in possesso di qualche potere magico rilevante, che usa per “curare” la mano di Victarion Greyjoy (che nella serie non esiste).

Ma mentre noi siamo qui a spezzare il capello in quattro, i dothraki partono all’attacco. Rip dothraki. Jorah e Spettro sono con loro. Rip Jorah e Spettro.

Ben presto, infatti, le celeberrime urla dothraki si spengono nelle tenebre.

Cattura
Poco dopo e gli estranei letteralmente emergono dalla notte. Anche questo è un momento visivamente figo, ma guardandolo non ho potuto fare a meno di domandarmi perché i grandinvernesi non abbiano preparato il campo di battaglia un po’ meglio. Voglio dire, hanno passato l’intero episodio precedente a prepararsi per la battaglia e, col fior fiore di generali e condottieri che hanno, a nessuno è venuto in mente di erigere delle barricate in fiamme (per lo meno, fino a che non è troppo tardi)?

Ma al di là di tutto questa è stata la parte dell’episodio in cui mi sono consentito di sperare. Cosa che a posteriori non farò mai più. Mi è veramente piaciuto il fatto che, anziché assomigliare a uno dei tanti episodi-battaglia cui la serie ci ha abituato, sembrava di assistere a un episodio horror, con le povere vittime sacrificali che aspettavano impotenti l’arrivo di qualcosa di terribile che non riuscivano a vedere e di cui sapevano soltanto che era là fuori. L’ignoto, in sostanza. La materia dell’orrore puro.

Jorah riesce comunque a fare ritorno dalla carica dei dothraki, mentre da lontano Jon e Daenerys si scambiano delle battute che chiaramente sono state messe solo per riutilizzarle nel trailer (“The Night King is coming”, “The dead are already here”).

Ora che l’avanguardia dothraki è stata annientata comincia la battaglia vera e propria, con Verme Grigio che guida gli Immacolati e Brienne i redivivi uomini della Valle di Arryn.

Nel cuore della battaglia abbiamo il primo morto dell’episodio, Edd l’Addolorato. Appropriato che il Lord Comandante (anche se non eletto) dei Guardiani della Notte muoia per difendere un suo confratello, è uno dei pochi archi del personaggio che l’episodio è riuscito a concludere decentemente, per cui prendiamo quello che possiamo.

Occasione sprecata, invece, quella di Sansa nelle cripte. Personalmente avrei fatto almeno uno o due rimandi a Sansa nella fortezza rossa con Cersei durante la battaglia della baia delle Acque Nere.

Nel mentre, la battaglia si mette al peggio per i vivi, e sono costretti a ripiegare all’interno del castello. Con gli Immacolati che, super badassi, mantengono la formazione per consentire la ritirata agli altri, anche perché si è fatta una certa e Verme Grigio è ancora non è schiattato.

Ed è a questo punto che compaiono le barricate in fiamme. Ma c’è un problema: fa freschetto e le frecce incendiarie di Arya e Davos sui bastioni non sono sufficienti a incendiare il legno. Per fortuna che c’è Melly Sanders, che a questo punto è tipo l’unica persona con l’accendino in un gruppo di fumatori, che grazie ancora una volta al potere conferitole dal Magnifico Rettore da R’hllor, accende le barricate. Ancora una volta, visivamente impressionante, ma anche… un po’ inutile? Voglio dire, faccio fatica a credere che una delle cause di tensione in una serie in cui compaiono non uno ma due draghi sia la difficoltà di accendere un fuoco.

Tuttavia, il lavoro di Melly Sanders non protegge i vivi troppo a lungo, perché grazie all’intervento del Re della Notte i non morti riescono a oltrepassare le fiamme. Questo Re della Morte è proprio tosto, non vedo l’ora di vedere l’epica battaglia climatica alla fine dell’episodio, eh?

Passate le barricate, i non morti si ammassano contro le mura di Grande Inverno e cominciano la scalata, perché da qualche parte abbiamo lasciato Game of Thrones e ora siamo in World War Z (il film) – o in Mount & Blade Warband se anche voi, come me, siete dei raffinati intellettuali.

La cosa che tutti quanti volevamo vedere, il gigantone di ghiaccio, arriva e fa la cosa che tutti quanti speravamo facesse, uccidere Lyanna Mormont. Devo ammettere che la scena non è stata liberatoria come pensavo. Sono arrivato al punto di… provare qualcosa… compassione… per Lyanna Mormont. Possibile?

Allontaniamoci da questi feels, non conducono a nulla di buono.

Ehi, c’è Arya nella parte stealth dell’episodio, inseguita all’interno del castello dagli zombie invasori. Sapete, prima di sapere come sarebbe andata a finire mi ero anche detto che, d’accordo, questa parte è un po’ tirata per le lunghe ma fa piacere per una volta vedere Arya costretta a misurarsi contro un avversario che non sia un coboldo livello uno contro lei che è un paladino livello ottanta. Ah, la beata ingenuità del me che ancora non aveva visto la fine dell’episodio.

In soccorso ad Arya arrivano Beric Dondarrion e Sandor Clegane, con Beric che ci rimette la pellaccia. Il che è un peccato perché mi ero innamorato dell’idea che a morire sarebbe stato Sandor ma poi Beric l’avrebbe riportato in vita sacrificando sé stesso per consentire a tutti noi di assistere all’unica cosa che davvero ha importanza in tutto questo ambaradan.

Il che comunque non esclude che il Cleganebowl possa avvenire (avverrà senz’altro perché i fan lo vogliono e come hanno dimostrato in questo episodio D&D sono delle puttane asservite alle brame dei fan).

Anyway, Arya e Sandro incontrano Melly Sanders che apparentemente se ne stava in quella zona del castello apposta per aspettare Arya e domandarle: Che cosa diciamo al dio della morte?

PLOT TWIST MELLY SANDER ERA SYRIO FOREL SIN DALL’INIZIO

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Intanto in cielo c’è una lotta tra draghi e non so esattamente per quale motivo ma per un istante mi sono confuso e ho pensato che Daenerys fosse sbroccata dopo la rivelazione che GASP Jon è più avanti di lei nella linea di successione, e quindi ne avesse approfittato per farlo fuori. Proprio non so perché. Invece è solo una lotta con zombie Viserion.

A tal proposito, ma come mai la presenza di un drago di ghiaccio non è mai stata discussa nei due episodi precedenti? Voglio dire, Edd, Tormund e Beric erano a Eastwatch quando il Re della Notte lo ha usato per buttare giù la Barriera, no? Lo hanno detto a chi di dovere quando sono arrivati a Grande Inverno? E, se l’hanno fatto, perché nessuno ha messo in piedi una minima misura antidrago? Jaime avrebbe potuto proporre la costruzione di una gigabalestra, come quella della scorsa stagione. Oppure Daenerys avrebbe potuto ricordarsene. Oppure avrebbero potuto farlo proporre da Tyrion, così avrebbe fatto per lo meno una cosa utile e intelligente questa stagione. Invece niente. Posso capire dimenticarsi di mettere barricate infiammabili nel campo di battaglia, ma trascurare il drago di ghiaccio mi pare un errore non da poco. E non è che a Grande Inverno abbiano avuto poco tempo per prepararsi eh.

Comunque, Daenerys disarciona il Re della Notte e gli casta contro dracarys motherfucker, ma mancano ancora venti minuti alla fine dell’episodio, per cui sorpresa si scopre che il Re della Notte cià resistenza razziale passiva al dracarys motherfucker. Ma non è immune all’acciaio di Valyria, per cui ancora una volta spetta all’uomo rimboccarsi le maniche e fare il lavoro di fatica. #Femminismo.

Al Re della Notte non resta che rianimare tutti i cadaveri nei paraggi, inclusi quelli (come in molti sospettavamo) degli antichi Stark nelle cripte di Grande Inverno. Ben presto Gilly ha occasione di pentirsi di non essere rimasta a Vecchia Città. Rip Gilly.

Nel bosco degli dèi avviene l’impensabile e i twenty good men di Theon hanno la peggio contro i sempre più incalzanti non morti, mentre fuori da Grande Inverno Jon è alle prese con degli zombie educatissimi che lo attaccano uno alla volta. La disperazione è palpabile, ma ecco che arriva Daenerys a bordo?… cavallo?… dorso?… di Drogon e Jon è salvo, ma poi Daenerys si perde a guardare le chiappette di Jon che corre da Bran (e qui viene difficile darle torto, ricordate il culo di Kit Harrington nella scorsa stagione? sembrava scolpito da Michelangelo) e, ops, Drogon viene aggredito dagli zombie e apparentemente si ricorda di saper volare solo dopo un po’.

Questo è il modo più stupido in cui la gente ha perso un’arma di distruzione di massa dall’incidente di Tybee Island del 1958. In ogni caso, siccome questo episodio è un susseguirsi di scenette in cui per qualcuno tutto sembra perduto ma alla fine arriva qualcuno a salvarlo, Jorah appare per salvare Daenerys.

Intanto, nel caos delle cripte sembra quasi che Sansa e Tyrion abbiano stretto un patto suicida, ma era solo una finta. Sarebbe stato iconico se avessero fatto sudoku insieme, tipo il finale di The Mist.

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Nel bosco degli dèi, my boy Theon ha finito le frecce proprio quando appaiono il Re della Notte e i suoi soci. Ma Theon non ci sta a morire così inutilmente, per cui, dopo aver ottenuto il benestare di Bran, si lancia contro il Re della Notte e muore inutilmente.

Ok, ok, sapete cosa? Anche se Theon non faceva parte del mio totomorti e la perdita di Alfie Allen è qualcosa di inaccettabile per gli episodi che ancora dobbiamo sorbirci, ho apprezzato la scena della morte di Theon.

Il mio ragionamento per non inserire Theon nel totomorti è stato: Theon deve ancora confrontare il suo antagonista, che immaginavo fosse Euron. Ma mi sbagliavo, perché l’antagonista di Theon, il cattivo con cui deve fare i conti per espiare i propri peccati, non era Ramsay e non è Euron, ma Theon stesso. O meglio, le azioni del suo passato. L’abbraccio con Sansa nell’episodio precedente, e il “You’re a good man” di Bran in questo sono la catarsi del suo arco narrativo, che si è concluso proprio con l’accettazione da parte di due degli Stark superstiti, ovvero la famiglia di cui aveva sempre voluto fare parte. In questo, per lo meno, c’è stato del bello.

Ma adesso torniamo a Left 4 Dead.

Jorah è ferito gravemente ma si rialza per proteggere Daenerys e il Re della Notte continua ad avanzare verso Bran, mentre Jon è intrappolato dai getti di fiamma di zombie Viserion.

E a questo punto l’episodio finisce e non succede niente di niente.

Ok, d’accordo, arriva Wolverarya che pugnala il Re della Notte, distruggendo insieme a lui l’intero esercito dei non morti.

Davvero, giuro.

Per darvi una misura della merda che è questo finale, eccovi uno shitpost su 4chan risalente a giugno 2018:

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Vi giuro che mi gira ancora il cazzo a pensarci e non ci sono abbastanza bestemmie in tutto il multiverso per commentare la scena. Ma ci proverò lo stesso, in una versione che anche i cattolici osservanti possono leggere, per di più.

Quest’ultima scena (ok non era l’ultima scena ma il mio cervello non ha registrato cosa è successo dopo, perché onestamente chissenefrega, non ho nemmeno voglia di menzionare che Melly Sanders è ritornata giusto per accendere due fuochi e schiattare) credo sia il chiodo finale nella bara di Game of Thrones. È qualcosa al cui confronto la scelta di far fare esplodere il tempio di Baelor a Cersei due stagioni fa era una masterclass in sceneggiatura e scrittura creativa. Non è che lo squalo è saltato, lo squalo sta ormai piegando le leggi della fisica da come si contorce in aria.

Oh, beh, direte voi, è una sovversione delle aspettative, perché tutti pensavano che il Re della Notte sarebbe stato il boss finale di Game of Thrones, e invece no, è Cersei. In effetti è vero, le aspettative sono sovvertite, ma in una maniera che fa sembrare The Last Jedi un capolavoro della settima arte.

È da un po’ che ripeto che D&D non sembrano più sapere quale siano i temi della storia che stanno cercando di raccontare con Game of Thrones. Prima era “quando giochi il gioco del trono o vinci o muori”, salvo poi scordarsene e non punire personaggi che prendono decisioni stupide o commettono un errore dietro l’altro perché ai fan piacciono. Poi sono arrivate le profezie, che d’accordo, sono uno strumento narrativo che lascia il tempo che trova, ma non ce l’ho messa io questa scena nella seconda stagione, eh. Poi è stato tutto un susseguirsi di “break the wheel” di qua e “break the wheel” di là, e ora anche di quello non importa più a nessuno. Pensavo che Jon avesse messo in chiaro che la cosa veramente importante non era quali regali chiappe stavano posate sul Trono di Spade, ma mettere da parte le proprie differenze per fare fronte comune contro un nemico che minaccia tutti quanti indiscriminatamente.

E non penso di essere stato troppo duro, poco sopra, quando ho definito D&D due puttane asservite ai desideri dei fan. Intendevo puttane nel senso letterale del termine. Perché il fan service è proprio il motivo per cui l’episodio è finito nel modo in cui è finito.

Non ci credete? Ecco una trascrizione della featurette Inside the Episode per l’episodio 8×03:

Dan: Any situation where people are fighting, Arya needs to play a central role because she’s one of the best at it, and she’s one of the most fun to watch doing it.

David: Even for Arya, she can’t take on a whole horde of wights by herself especially when her head gets smacked, she’s no longer at 100%. It’s just about survival at that point.

Dan: Otherwise she’s completely unstoppable, and she never loses her cool. It’s amazing, and it’s a lot of fun to watch, but it’s also, it’s one note. So we almost decided rewinding the clock on who Arya Stark really is to back before she came a sort of magical figure she’s become would really be interesting. It would also give us a chance to change up the nature of the story we were telling.

Questa per me è la conferma che D&D non hanno capito un cazzo di chi è Arya ma hanno deciso di scriverla così perché ai “fan” piace.

Ma il bello viene dopo:

David: For, God, I think it’s probably 3 years now or something, we’ve known that it was going to be Arya who delivers that fatal blow.

Dan: She seemed like the best candidate provided we weren’t thinking about her in that moment. One of the great things about having this many people you care about in a sequence together is you can kind of pull people’s attention and focus to people they care about a lot like Jon and like Dany, Theon and Bran, not to mention Tyrion and Sansa in the crypts. So you’re going all over the place with people who you’re desperately worried for and hopefully you forget about the fact that Arya Stark ran out of the castle with the battle drums playing and going towards some purpose, and we don’t know what until it happens.

David: We hope to kind of avoid the expected, and Jon Snow has always been the one to be the hero, the one who’s been the savior, but it just didn’t seem right to us for this moment. We knew it had to be Valyrian Steel to the exact spot where the Child of the Forest put the dragonglass blade to create the Night King, and he is un-created by the Valyerian Steel. At the end of it it’s still, it’s a victory for the living but at great cost because some of our favorite characters fall along the way.

Capito? Niente importa, solo far fare cose fighe a Wolverarya, perché ai fan piace così.

L’unica cosa che mi consola è che appare chiaro da come l’hanno messa giù che la decisione fare del Re della Notte il boss secondario e di Cersei il boss finale (ma, voglio dire, cazzo ci metterà Wolverarya a teletrasportarsi dietro Cersei e stabbarla con un pugnale sussurrandole: “heh, nothing personal kid”?) proviene dai due idioti e non da George R.R. Martin.

Perché se così non fosse stato, se nel 2077 leggendo A Dream of Springs mi fossi ritrovato davanti alla scena in cui Wolverarya, lanciata da Sandor nella più classica delle fastball special, oneshotta il Re della Notte, mi sarei probabilmente presentato sotto casa di George R.R. Martin e lo avrei messo a dieta vegana per un mese.

Tra l’altro è ironico pensare che, se gli Estranei rappresentano il cambiamento climatico e i draghi le bombe atomiche, praticamente quello che D&D ci stanno dicendo è che possiamo fermare il cambiamento climatico semplicemente bombardandolo con testate nucleari. Spero che Trump non sappia leggere tra le righe, perché è il genere di cose che potrebbe decidere di fare.

In ogni caso, e per concludere, questo episodio di Game of Thrones mi ha letteralmente fatto passare la voglia di vivere. Sto leggendo proprio ora le novelle di Dunk & Egg e c’è una scena, in La spada giurata, in cui Dunk seppellisce il proprio cavallo. Mezza pagina che è riuscita a emozionarmi più di un’ora e mezza di episodio. A questo punto Game of Thrones non conta più niente per me, è solo una roba che guardo per forza di abitudine, come mia nonna guardava Sentieri negli anni Novanta.

Anche perché, ora come ora, l’unico modo in cui la serie può redimersi è che, nel finale, Jon sia costretto, sarcazzo come e perché, a ricreare il Re della Notte e quindi a dare inizio di nuovo il ciclo. Altrimenti pazienza. Tanto tra tre episodi è finita, saremo di nuovo liberi.

Certo che però un’occhiata al prequel per vedere che incidente in galleria sarà…