Prima di cominciare con il recap devo fare un’importante precisazione su una cosa che ho scoperto rileggendo alcuni capitoli di AFFC. Si tratta di una “scoperta” relativa ai libri e che nulla ha a che vedere con l’episodio di ieri, per cui se siete interessati solo a quello, saltate pure avanti fino alla prima immagine.

Dunque, in uno dei miei post in cui cercavo di analizzare A Feast for Crows per cercare di capire che cosa volesse dirci Martin con quel libro che era tutto sommato moscetto e così atipico a confronto con i tre che l’avevano preceduto, ho parlato un po’ della figura di Euron Greyjoy. In particolare mi domandavo quale fosse il grande piano di Euron, soprattutto alla luce di una frase che letta in inglese ha dei significati inquietanti.

Durante il capitolo Il Predone, uno dei più rivelatori per la figura del misterioso Occhio di Corvo, Euron dice al fratello Victarion:

«[…] Nessuno [dei miei figli bastardi] è adatto a sedere sul Trono del Mare e tanto meno sul Trono di spade. No, per generare un erede degno del trono ho bisogno di un altro tipo di donna. Quando la piovra sposa il drago, fratello, tutto il mondo deve stare all’erta.»

Che in inglese diventa:

None is fit to sit the Seastone Chair, much less the Iron Throne. No, to make an heir that’s worthy of him, I need a different woman. When the kraken weds the dragon, brother, let all the world beware.

E la parte che mi perplimeva era quell’him che non può per forza di cosa essere riferito al Trono di Spade, perché il trono di spade è un oggetto inanimato e pertanto si dovrebbe utilizzare il pronome neutro it. L’identità di quell’him è rimasta a infastidirmi l’anticamera del cervello per un bel po’, uno dei veri misteri delle Cronache. Ma c’è una soluzione, ed è proprio nello stesso capitolo. Dev’essermi sfuggita perché in letteralmente due pagine Euron parla di aver posseduto e poi gettato a mare un uovo di drago, e poi menziona il famoso him. Prima però dice una cosa interessante:

«Quando ero giovane sognavo di volare» cominciò. «Quando mi svegliavo non ci riuscivo… o almeno così diceva il maestro. Ma se mi avesse mentito?»

Durante le mie riletture precedenti non ci ho dato molto peso, ma poi ho visto al cinema Shazam! e mi ha fatto venire un’idea. Quale altro personaggio dei libri sogna di volare? Bran. E per quale motivo? È il corvo a tre occhi che lo chiama a sé.

Cosa c’entra Shazam? Nel film c’è un personaggio, il dottor Sivana, che viene prima preso in considerazione per diventare depositario dei poteri di Shazam e poi scartato. Questo lo spinge a diventare un supercattivo e una delle nemesi di Billy Batson. È così improbabile che qualcosa di simile sia successa a Euron? Bloodraven lo sceglie per diventare il suo apprendista, ma poi realizza che è psicopatico e lo lascia andare. E ora Euron vuole generare un erede che sia degno di lui, e questo lui è Bloodraven.

Questa è la mia teoria da cappellino di alluminio del giorno, ora torniamo a Game of Thrones.

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Ebbene, eccoci giunti alla fine della corsa, l’ultimo episodio forever & ever di Game of Thrones (che inspiegabilmente non si intitola A Dream of Spring), serie che è riuscita a cambiare non solo il panorama televisivo, ma anche la percezione del genere fantasy nelle masse. Nel bene e nel male.

Visto che recentemente (leggasi: dalla quinta stagione) gli episodi di Game of Thrones sono piagati da una scrittura assai mediocre, e che in particolare i cinque episodi che hanno preceduto questo qui sono stati uno più brutto e stupido dell’altro, non mi aspettavo granché da questo finale.

Invece, guarda un po’, è il miglior episodio da parecchio tempo. Con dei dovuti caveat.

Avete presente quell’episodio dei Simpson in cui Bart deve passare un esame di storia altrimenti dovrà ripetere l’anno, ma nonostante l’intervento divino tramite nevicata improvvisa che gli consente un giorno supplementare di studio, il giorno dopo prende lo stesso una F? Bart allora, disperato, sciorina alla signorina Krabappel una serie di oscuri trivia storici (ehi, come me su Telegram!) e la signorina Krabappel, mossa da pietà, gli alza il voto a D-, consentendogli di passare all’anno successivo.

Ecco, io sono la signorina Krabapple e questo episodio di Game of Thrones è Bart Simpson. Non sono felice per lui, né orgoglioso, ma non l’ho odiato, il che è ben più di quanto possa dire per i molti altri episodi che l’hanno preceduto.

Ma cominciamo con l’episodio vero e proprio, che apre con Tyrion, Jon e Davos che camminano per Approdo del Re testimoni della devastazione lasciata da Daenerys. Il focus è su Tyrion, che è più o meno la star dell’episodio e il futuro vincitore dell’Emmy. A un certo punto decidono di separarsi e vediamo Tyrion andare verso la Fortezza Rossa e la mia reazione è tipo ??? non è lì che stanno andando anche Jon e Davos? È come quanto incontro uno, lo saluti per congedarti e poi scopri che dovete fare la stessa strada insieme.

Comunque sia, Tyrion raggiunge la Fortezza Rossa, dove sta nevicando leggermente, perché finalmente si sono ricordati che Approdo del Re è a Westeros dove l’inverno è arrivato e non sul Tavoliere delle Puglie. Tyrion scende nei sotterranei per verificare se Jaime e Cersei siano riusciti o meno a scappare, ma trova solo cumuli di mattoni. E soffitti integri. Per cui i mattoni sono caduti da dove precisamente? Ma vabbè, momento toccante perché Tyrion trova i cadaveri di Jaime e Cersei e scoppia in un pianto disperato, realizzando che tutti i sacrifici cha ha fatto fino a quel momento per proteggere gli abitanti di Approdo del Re e la sua famiglia, incluso commettere alto tradimento, sono stati vani.

Arya intanto ha lasciato al parcheggio il cavallo bianco che aveva trovato alla fine dello scorso episodio e raggiunge a piedi l’esterno della Fortezza Rossa, dove si sono assemblati i dothraki e gli Immacolati. E che dothraki a modo sono quelli di Daenerys, che dopo una vittoria non si danno allo stupro e al saccheggio. Davvero i più nobili tra gli uomini.

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Lo shot di Daenerys che emerge dalla Fortezza Rossa con alle spalle le ali spiegate di Drogon è sia ben fotografato sia da film di studente al primo anno di scuola di cinema. Ma a me è piaciuto, perché sono una mente semplice e mi piacciono le cose semplici. Anzi, mi spingerò perfino a dire che il tono di questi primi venti minuti è qualitativamente superiore alla somma di tutti gli episodi che l’hanno preceduto.

Daenerys promuove Verme Grigio capo supremo delle sue forze armate e fa un discorso alle truppe e li esorta a seguirla per continuare la sua operazione di “spezzare la ruota” ben oltre i Sette Regni. E mentre parlava mi ero detto, ok, quello che intende dire è che vuole continuare la sua lotta per liberare i popoli dalla tirannia a Volantis, Pentos e tutti gli altri posti di Essos dove è ancora praticata. Però ci sono Jon che la guarda perplesso e Arya che la guarda murderosa per cui è una cosa negativa? Spezzare i legami di schiavitù è indice di follia per D&D? È per questo che la HBO ha detto no grazie alla loro sede sulla guerra di secessione murikana?

Tyrion intanto sceglie il momento peggiore per rassegnare le dimissioni e confrontare Daenerys, che lo fa arrestare per aver liberato Jaime. Non lo condanna istantaneamente a morte perché quella è il genere di pena riservata a Varys. Magari se ne è dimenticata, dopo tutto è accaduto GIUSTO LO SCORSO EPISODIO.

Terminata l’adunata, Arya si ricongiunge con Jon e gli ribadisce che siccome è più avanti di Daenerys nella linea di successione dei Targaryen, sarà sempre una minaccia per lei. Sapete chi altro è una minaccia per Daenerys? Gendry Baratheon, che lei stessa ha reso legittimo e messo a capo di uno dei regni. A questo punto che gli intrighi politici non abbiano senso è più o meno il segno di consistenza narrativa da parte della serie.

Jon va a visitare Tyrion nella sua cella e all’improvviso si ricordano che Jon è morto e risorto senza che la cosa avesse alcun impatto a livello della storia (B R A V O D & D) e Tyrion si lascia andare in un monologo in cui contestualizza le azioni non di rado atroci commesse da Daenerys fino a quel punto, che secondo me è stato inserito solo a beneficio della gente che sbrodola per Daenerys YASS KWEEN SLAY su Twitter. Ed è proprio grazie a Tyrion che Jon ricorda una frase rivoltagli da maestro Aemon su alla Barriera tante stagioni fa: “L’amore è la morte del dovere”.

Ma d’altro canto questa discussione con Tyrion mostra un Jon che accetta cecamente Daenerys e le sue decisioni per quanto riguarda il destino di Tyrion e i suoi futuri piani bellici. E uno può dire, ok, stanno facendo un paragone tra l’onore di Jon e quello di Eddard Stark, però essere onorevoli non significa obbedire a testa bassa agli ordini dell’autorità. Ned Stark non si è piegato all’autorità di Joffrey ed è infatti morto cercando di fare la cosa giusta. In questo momento, però, Jon sembra più che altro un cittadino italiano del ’39 che accetta il fascismo a testa bassa perché “sono loro che comandano”.

È Tyrion a ricordargli che Sansa non sarà arrendevole con Daenerys come lo è lui, e Daenerys non esiterà a far valere la sua posizione di superiorità. Garantito, la rivalità tra Sansa e Daenerys, così come Mad Queen Daenerys, sono due archi scritti col culo, ma sempre con quelli dobbiamo fare i conti.

Comunque, Jon non sembra straconvinto dalle parole di Tyrion, ma magari è solo la faccia da “I’M ACTING” di Kit Harrington.

Daenerys entra nella sala del trono come nella sua visione nella Casa degli Eterni ma prima che possa sedersi sul trono di spade tanto agognato, viene raggiunta da Jon.

Daenerys comincia a raccontargli la storia di Aegon il Conquistatore che ha fuso le spade dei suoi avversari col fuoco di drago per creare il trono, ma Jon non è molto interessato per via di tutto il genocidio e la pulizia etnica che stanno avvenendo in giro.

Sappiamo tutti che cosa sta per succedere, ma prima di commentare al riguardo lasciatemi solo dire che trovo estremamente ironico che gli Immacolati abbiano ritirato le armi di Jon quando è andato a fare visita a Tyrion, ma lo abbiano lasciato libero di raggiungere la regina armato di tutto punto.

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Jon pugnala Daenerys e rende di fatto Brienne regina dei Sette Regni. Ah, non sapevate che Selwyn Tarth è un discendente per via materna dei Targaryen? Tranquilli, nemmeno D&D.

Poi arriva Drogon e trova mommy morta e mi piace come tentino di manipolare lo spettatore facendo fare cai cai a Drogon neanche fosse l’ultimo dei canetti. Mi spiace ma l’unica cosa a cui sono riuscito a pensare è stata: tutto quel bordello e non un Immacolato che venga a controllare cosa succede. Verme Grigio è stato promosso da letteralmente venti minuti e già gli è morto il capufficio. Worst. Primo giorno di lavoro. Ever.

Anziché dare alle fiamme Jon, Drogon fonde il trono di spade perché nel tempo libero sta studiando cinema ed è arrivato alla parte in cui spiegano il simbolismo. La sedia ferrata su cui tutti volevano sedersi e che ha causato molte morti, non da ultima quella di mommy Daenerys, è distrutta per sempre. Poi Drogon prende e se ne va a fanculandia con la salma di mommy Daenerys.

Non siete anche voi contenti di aver aspettato nove anni per questa risoluzione?

Vi garantisco che chi sta aspettando The Winds of Winter e A Dream of Spring di anni ne dovrà aspettare nove elevato alla nona e la conclusione sarà più o meno simile, con Jon che Nissa Nissa Daenerys. Ma per lo meno nei libri avrà senso, perché a scriverli è qualcuno con del talento.

Passa qualche settimana e Tyrion viene prelevato dalla sua cella dagli Immacolati, che a questo punto credo abbiano assunto il controllo della città insieme ai Dothraki, a riprova ancora una volta del fatto che se si invitano minoranze etniche appartenenti a culture diverse nei paesi occidentali si finisce che questi arraffano il potere e impongono agli abitanti il loro modo di vita.

Mi sorge anche il dubbio che la stanza in cui Tyrion è alloggiato sia la stessa in cui si è risvegliato dopo la battaglia delle Acque Nere, ma potrei sbagliarmi.

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Verme Grigio porta Tyrion alla fossa dei draghi dove, sotto a dei tristissimi palchetti, troviamo i lord e le lady più in vista dei Sette Regni. Incluso il principe di Dorne che, mi duole dirlo, purtroppo non è Olyvar.

I lord riuniti sono qui per discutere del successore di Danerys e mi sfugge il senso di avere Yohn Royce che esprime un’opinione quando di fianco a lui c’è la versione turbochad di Robin Arryn, a cui evidentemente le lezioni di tiro con l’arco di Samwell Stone e l’aria di Runestone hanno fatto meglio di tutto il latte materno del mondo – o magari è solo la superiorità dei geni brasiliani di Lino Facioli rispetto a quelli inglesi di Isaac Hempsted-Wrigh o Maisie Williams. Il problema è che Chad Arryn dovrebbe essere il lord giurato di Yohn Royce (leggasi: quello che prende le decisioni per i suoi vassalli). Ma vabbè. Sansa fa anche sapere di passaggio che Approdo del Re è circondata dagli uomini del nord, giusto per comunicare che la situazione è tranquilla e distesa.

Edmure è il primo dei lord a prendere la parola. La vedo dura che voti per uno Stark, visto che lo hanno lasciato a marcire nei sotterranei delle Torri Gemelle anche dopo aver liberato il Nord. E infatti propone sé stesso come re dei Sette Regni. Ma ovviamente, siccome Game of Thrones è scritto senza riguardo per i personaggi dei libri e siamo nel 2019, Edmure viene zittito e sminuito da una donna forte e indipendente. Povero Edmure, era meglio se se ne restava nelle segrete delle Torri Gemelle.

Sam si alza a proporre una repubblica in cui tutti votano il loro sovrano e tutti quanti ridono di lui. Fidati, Sam, ho vissuto tutta la mia vita in una repubblica democratica e se fossi lì nella fossa dei draghi riderei anch’io della tua stupida idea insieme a Chad Arryn e Yohn Royce.

Nessuno propone Brienne o Gendry per ragioni di prossimità dinastica, anche se sono entrambi personaggi amati da tutti quanti (tranne Gendry da Arya, ma questa è un’altra storia).

È Tyrion a nominare Bran come re, perché è letteralmente la memoria del mondo, ma Sansa è tipo, ehi gente, lo sapete che il cazzo di mio fratello minore non funziona?, e posso solo supporre si tratti di una vendetta per quando Bran le ha detto che l’ha guardata mentre Ramsey la stuprava.

Per cui la soluzione proposta da Tyrion, e accettata come la migliore da tutti i presenti, è quella di instaurare una monarchia elettiva. In sostanza il Sacro Romano Impero, che come tutti (noi europei) sappiamo, è stata un’entità territoriale caratterizzata da pace interna, stabilità e fratellanza. Che poi mi viene da pensare, deve per forza esserci un re dei Sette Regni? Chiaramente non hanno molte cose in comune tra di loro (e nessuno tollera le Isole di Ferro), non possono tornarsene indipendenti com’erano prima della conquista di Aegon?

Pare proprio di no, perché tutti sono favorevoli a incoronare Bran nuovo re, e questo soltanto perché, con la distruzione del trono di spade, Bran è l’unico ad avere una sedia già a portata di mano. E, no, non penso che l’incoronazione di Bran sia il master plan di Bloodraven perché ciò implicherebbe che D&D non solo si ricordino chi è Bloodraven, ma che abbiano anche la lungimiranza di pianificare una cosa del genere nell’arco di tre stagioni.

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Per quanto riguarda Jon, la prima decisione di Bran è quella di mandarlo di nuovo dai Guardiani della Notte, per evitare una guerra civile. Il che mi fa sorgere alcune domande. Tipo, cosa guardano di preciso i Guardiani della Notte, visto che il Re della Notte è stato oneshottato da Wolverarya e tutti gli Estranei sono morti? E, se ci sono ancora i Guardiani, cosa ci fa Sam nella Fosse dei Draghi? Perché non è al Castello Nero? Chi è il nuovo Lord Comandante? È troppo chiedere che le cose abbiano senso, almeno nell’ultimo episodio?

Alla fine Sansa ottiene l’indipendenza del Nord (voglio guardare uno spin-off in cui Sansa cerca di negoziare un contratto d’uscita dai Sette Regni e fallisce miseramente in ogni suo tentativo facendo piombare il Nord nel caos e nell’incertezza), Arya parte per un viaggio alla scoperta di che cosa c’è a ovest di Westeros (e qui voglio vedere uno spin-off su Arya che sbarca a Luce Solitaria e Gylbert Farwynd cerca invano di convincerla che, no, non ha scoperto un nuovo continente), mentre Verme Grigio e gli Immacolati salpano per Naath inconsapevoli del fatto che le farfalle di Naath sono portatrici di un morbo che contagia i non nativi e che fa sudare sangue e staccare la carne dalle ossa. Jon invece prende baracca e burattini e Tormund e Spettro e se ne va oltre la Barriera, perché apparentemente anche se Verme Grigio se n’è andato a morire a Naath, Jon deve comunque mantenere la parola data.

Una delle migliori scene dell’episodio è quella di Brienne, ora lady comandante della guardia reale, che compila la pagina del Libro Bianco dedicata a Jaime Lannister (omettendo di scrivere che ha buttato un bambino giù dalla torre o ammazzato il suo stesso cugino solo per creare una distrazione, ma tant’è).

Poi c’è una riunione del consiglio ristretto di re Bran I dove apprendiamo che Bronn (BRONN!!!) è diventato maestro del conio, e fa piacere che la stagione si sia conclusa così come è iniziata: senza avere un cazzo di rispetto per la logica.

E così questo era Game of Thrones, l’ultimo episodio ever. Non c’è bisogno che vi dica che cosa penso al riguardo della serie, perché se avete letto i miei recap (e se non l’avete fatto c’è una comoda pagina dove potete trovare tutti i post collegati ad ASOIAF) è abbastanza chiaro. Magari mi prendo un po’ di tempo per riordinare le idee e fare il punto della situazione, specialmente in relazione a The Winds of Winter, ma conoscendomi non tratterrei il respiro fino a quel momento.

E ora devo andare a improvvisarmi tuttologo di Geralt di Rivia perché tra poco comincia The Witcher.