Salve e benvenuti a un nuovo episodio di “Blogger rancorosi e senza vita sociale che si divertono a stroncare i sogni e le speranze dei talentuosi scrittori esordienti italiani”. O, come si usava dire quando c’era lui, una recensione.

Il romanzo di oggi è Il trono delle ombre di Giovanni Pagogna, un fantasy scritto da un autore italiano esordiente e pubblicato niente meno che da Rizzoli – il che, assieme ad aver riproposto tutta la saga di Sitael di Alessia Fiorentino, dimostra quanto poco ci capisca la Rizzoli di fantasy. Un macaco. Propongo un macaco come direttore editoriale della collana fantasy della Rizzoli. Un macaco che lancia palline di sterco su un tabellone sul quale sono segnate tutte le proposte editoriali. Quella con più merda addosso viene pubblicata.

A ben pensarci non sono poi convinto che il processo di selezione adoperato ora sia tanto diverso, visti i risultati.

Sì, non so se l’avete notato, ma sono un po’ alterato. Il motivo è presto detto – e, no, non è che ho buttato nel cesso 18€ per una fetecchia. Il trono delle ombre doveva essere un buon romanzo. Perché non era un paranormal romance per minus habens. Stando alla quarta di copertina, dovevamo avere:

Rituali necromantici, spietati complotti, battaglie violente e sanguinarie, nel primo avvincente episodio di una nuova saga fantasy.

Capito? Questo doveva essere un fantasy brutto sporco e cattivo, uno di quelli per cui io stravedo. E, a dire la verità, i rituali negromantici, gli spietati complotti, le battaglie violente e sanguinarie ci sono. Ma allora qual è il problema? Che non è avvincente. Ma proprio per niente.

Ok, andiamo con ordine e vediamo insieme perché Il trono delle ombre di Giovanni Pagogna è un grande buco nell’acqua e l’ennesima occasione sprecata per avere un fantasy decente scritto da un esordiente italiano e pubblicato da una GCE.

La scheda del libro

Il trono delle ombre (Le Cronache della Corona Nera #1) di Giovanni Pagogna
Pubblicato da Rizzoli
Anno 2012
342 pagine
Il libro su Amazon

Che cosa succede

Yanvas è un eroe di guerra. Dopo aver ottenuto una vittoria schiacciante contro gli Eidr, l’impero Cloviano per il quale combatte gli tributa ogni genere di gloria e onore. In più suo padre gli ha arrangiato un matrimonio con la bellissima Sylia. Proprio quando la vita da militare sembra essere un capitolo concluso, Yanvas riceve un ultimo incarico e, da soldato ligio al dovere qual è, non esita a farsene carico. Peccato che qualcuno stia tramando contro di lui e lo stia usando come pedina in un gioco molto sporco.

Seguono perdita dell’onore, rivelazione di segreti inconfessabili, rivelazioni di segreti che avrebbe capito anche un cactus, un pizzico di negromanzia e poi boh, perché ho smesso di leggere.

Non mi sento colpevole. Ho letto 245 pagine su 342 e, anche se me ne mancavano meno di un centinaio, non ce l’ho fatta lo stesso a proseguire.

Già, sto recensendo un romanzo che non ho finito di leggere. Che cosa esecrabile. Con che coraggio mi permetto di fare una cosa del genere? La ragione è presto detta: se un libro mi fa venire voglia di strapparmi le palle a morsi per la noia per duecentoquarantacinque lunghe, agonizzanti pagine, difficilmente migliorerà nelle cento scarse che gli restano. E, in ogni caso, si merita veramente che io continui a leggerlo?

Che cosa ne penso

Il problema, per l’appunto, è che Il trono delle ombre è proprio quel genere di libro che ti fa venire voglia di castrarti a morsi solo per sentire qualcosa, per scuoterti dal coma che la lettura ti ha provocato.

Il maggiore problema di Giovanni Pagogna, l’autore, infatti, è che non sa scrivere. E con questo non intendo che, come molti suoi colleghi, avrebbe bisogno di una ripassata alla grammatica della lingua italiana. A onor del vero, Pagogna è in possesso di un vocabolario molto corposo e di una prosa anche ricca, che più di una volta ha lasciato intravedere scintille di vitalità. Ma scrivere non è solo questo.

Per dio, ti sei messo in testa di scrivere un fantasy brutto-sporco-e-cattivo, con complotti, giochi di potere, macchinazioni, tradimenti e un pizzico di negromanzia: devi usare un tono appropriato. Devi creare ritmo, suspense. Devi, non è che puoi; è un imperativo categorico assoluto, non un suggerimento.

Giovanni Pagogna non sa scrivere perché non è stato in grado, neppure con tutto il materiale che aveva sotto mano, di creare un solo momento ritmato o incalzante. E questo, per me, è non saper comunicare emozioni al lettore. Quindi non saper scrivere.

Un esempio lampantissimo è la dimensione media dei paragrafi. Ora, che la struttura del periodo contribuisca a creare il ritmo del testo è cosa arcinota. Una struttura paratattica dovrebbe contribuire a dare un senso d’attesa. Grammatica di prima media. In più c’è la disposizione del testo in paragrafi – e quella non la insegnano a scuola. Però non è che ci voglia molto a capire che un lunghiiiiiiiiiiiissimo wall of text di una pagina e mezza non trasmette la stessa sensazione incalzante di una serie di piccoli paragrafi. Questo, ed è anche molto meno comoda da leggere. Il trono delle ombre è disseminato di paragrafi lunghi come Guerra e Pace. Non solo nei punti in cui le informazioni vengono letteralmente vomitate addosso al lettore (oh, arriveremo anche a questo), ma soprattutto, cosa ancora più grave, nelle scene d'”azione”, quelle che dovrebbero elettrizzare il lettore, incatenarlo alla pagina, e che invece sono piacevoli come il funerale di mio nonno.

Poi c’è l’infodump. I primi capitoli da soli sono un atroce pozza di vomito acidulo di informazioni non richieste sul background storico dei luoghi del romanzo e delle vite dei personaggi. Una cosa illeggibile.

Date uno sguardo all’anteprima, per farvi un’idea. Il capitolo 1 l’hanno omesso, perché è quello scritto peggio, ma leggetevi il 2 e ditemi che la storia di Sulion Talendyr e di come ha perso la gamba vi ha tenuti incollati alla pagina perché, per dio, volevate sapere vita morte e miracoli di un personaggio che avete conosciuto da tre paragrafi.

Non-si-scirve-così, per dio.

Dare informazioni sul proprio mondo non è male. L'”info” in infodump è cosa buona, giusta e talvolta necessaria. Il problema è il “dump”, quando scarichi sul lettore nozioni di cui non potrebbe fregargli di meno nel momento in cui legge. Magari la storia della gamba di Sulion è importante, magari ha contribuito a plasmare la sua personalità, ma sbatterla in faccia al lettore appena incontra il personaggio è, nell’ordine, inelegante, noioso e indice di pessima scrittura. Ci sono dozzine di modi per dare informazioni al lettore senza sottoporlo a una conferenza dal titolo “Io sono l’autore del libro e ora voi ascoltate il processo di worldbuilding perché sì”, e Giovanni Pagogna non ne conosce neanche uno.

E vabbè, direte, è una cosa isolata. Manco per niente. Tutti i personaggi sono introdotti in questo modo: prima il lettore viene torturato con una mini biografia stile Wikipedia (italiana, perché fa cagare a spruzzo), poi, forse, il personaggio fa qualcosa. Ma già lì l’interesse è sceso sotto le scarpe. L’unica scena minimamente interessante è quando Airril, un soldato agli ordini di Yanvas, si introduce nel campo dei nemici, di cui non conosce la lingua. Ed è una buona scena perché non si sprecano venti minuti a leggere la storia di quando Airril era piccolo e suo padre non gli voleva bene, si passa direttamente all’azione. Ma è una scena in quarantuno capitoli, cioè una cosa che è capitata per caso.

In conclusione

Ci sarebbero molte altre cose da dire si Il trono delle ombre, tipo che i dialoghi suonano falsissimi, tipo che i personaggi sono schematici, quasi senza spessore, tipo che alcuni colpi di scena sono prevedibilissimi (il fratello di Yanvas? Didn’t see that coming…), tipo che le relazioni tra i personaggi sono ridotte all’osso e la storia d’amore che dovrebbe motivare Yanvas è più imposta dall’alto che costruita sulla base della personalità dei due amanti (Goodkind, Gemmell e ora Pagogna: ci sarà un autore fantasy in grado di scrivere una storia d’amore decente?). Ma la verità è che passa tutto in secondo piano alla luce della pessima scrittura, che resta il difetto principale.

Il trono delle ombre è un romanzo estremamente noioso, senza vitalità, una lagna che, a momenti, neanche gli struggenti monologhi di Bella di Twilight. Ma per lo meno in Twilight gli striggenti monologhi di Bella sono il FULCRO del libro. Il trono delle ombre no, Il trono delle ombre doveva essere un fantasy brutto-sporco-e-cattivo e invece è solo un polpettone illeggibile pieno zeppo di informazioni non richieste.

Mai e poi mai mi sarei immaginato di leggere un romanzo che parla di intrighi e giochi di potere che fosse al contempo così noioso. E invece ce l’ho fatta. Grazie, fantasy italiano. Continua a non smentirti mai.

Voto finale

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Capitolo letture future: finisco Dimitri e poi mi butto su Goodkind numero 6, ok?

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